Playtime: il film, l'architettura, l'architettura del film
Simone Muscolino
Playtime: il film, l'architettura, l'architettura del film.
Rel. Evelina Calvi. Politecnico di Torino, , 2000
Abstract
La scelta di affrontare una tesi di laurea in architettura analizzando un film nasce dal desiderio di approfondire le conoscenze sulle potenzialità degli strumenti audiovisivi nella rappresentazione di spazi architettonici. Il sistema delle tecnologie di comunicazione per l'architettura, dalla sua progettazione alla sua visualizzazione, sta conoscendo un rapido processo di evoluzione, grazie alla diffusione di nuovi media capaci di associare sequenze di immagini (statiche o in movimento) a eventi sonori, secondo una pratica che ha forti relazioni con la cinematografia; si tratta infatti di media che ereditano la "lezione" di un secolo di cinema e che, sviluppandola verso direzioni inedite, le restituiscono nuova attualità.
Abbiamo cosi deciso di fare un "passo indietro" e prendere in considerazione un film, nella cui analisi evidenziamo come la costruzione non spontanea delle immagini e il carattere artificiale della tecnica riproduttiva cinematografica permettano di definire un sistema di parametri critici pertinenti con lo studio che proponiamo: comprensione e interpretazione dell'architettura nel film.
PlayTime (uscito sugli schermi nel 1967) è un film strutturato sui condizionamenti che l'architettura di un'ipotetica Parigi "uitra-modema" provoca sui comportamenti degli individui che la abitano. Un film narrativo e di finzione, non un documentario di architettura, che, grazie a una particolare interpretazione dei visivo e dei sonoro, presenta e approfondisce molti degli strumenti che il mezzo cinematografico ha a disposizione per parlare di spazio architettonico.
PlayTíme é il punto di arrivo della ricerca tecnica e linguistica di Jacques Tati, regista che in tutta la sua opera ha dimostrato una particolare sensibilità nei confronti delle trasformazioni territoriali della Francia dei dopoguerra e dei comportamenti umani all'interno degli insediamenti realizzati durante la massiccia opera di urbanizzazione degli anni cinquanta e sessanta.
Questo film instaura con la progettazione architettonica diversi livelli di relazione. Innanzitutto è un film che si avvale di una costruzione scenografica imponente, realizzata ex-novo per permettere a Tatì il pieno controllo sugli elementi profilmici. Tativille (cosi venne denominata la città-studio) impegnò il regista e i suoi collaboratori in un vera e propria opera ci urbanizzazione e di progettazione architettonica, finalizzata a realizzare fisicamente quegli elementi minimi che permisero di rappresentare sullo schermo un'intera metropoli. All'opera di progettazione fisica (profilmica) si aggiunge un lavoro di progettazione cinematografica, volta cioè a creare spazi e articolare architetture grazie agli strumenti dei mezzo cinematografico, quali la bidimensionalità, la parzialità dell'inquadratura, il montaggio e l'uso dei sonoro.
Abbiamo quindi cercato di dimostrare come PlayTime possa essere a tutti gli effetti considerato un "film di architettura", evidenziando in che modo il linguaggio audiovisivo apporti elementi operativi alla critica e alla progettazione architettonica.
Adottato questo punto di vista nell'analisi dei film, nel capitolo 1 proponiamo una panoramica introduttiva sul complesso sistema di relazioni che storicamente intercorrono tra cinema e architettura.
La presentazione dei primi tre film di Tati e la contestualizzazione storica del periodo in cui furono realizzati (capitolo 2) ci ha permesso di evidenziare i temi ricorrenti della sua opera e di rilevare il formarsi di un personale stile cinematografico.
Il capitolo 3 è dedicato all'analisi della struttura narrativa di PlayTime, con particolare attenzione al ruolo degli spazi in cui hanno luogo le azioni dei numerosi personaggi.
Lo studio in cui si svolsero le riprese è analizzato nel capitolo 4, nel quale, alla ricostruzione di Tativille, associamo una panoramica storica dei modelli architettonici che ispirarono la realizzazione dei set e un approfondimento sul dibattito urbanistico che, tra gli anni cinquanta e sessanta, incise profondamente sulla forma urbana di Parigi.
Nel capitolo 5, partendo dal caso specifico di PlayTime, cerchiamo di definire quel sistema di parametri attraverso i quali il linguaggio audio-visivo può creare, rappresentare e criticare spazi architettonici.
Abbiamo infine analizzato un'intera sequenza (capitolo 6) in modo da ricostruire graficamente la pianta dello spazio in essa rappresentato, utilizzando le immagini cinematografiche come documenti da cui poter estrapolare il rilievo di un'architettura fittizia, al fine di evidenziare le differenze tra spazio filmico e spazio profilmico.
Gran parte dei lavoro di ricostruzione dì Tativille è stato possibile grazie agli incontri avuti con l'architetto scenografo di PlayTime, Eugène Roman (allegato 1), e con la figlia dei regista Sophie Tatischeff (allegato 2). Un terzo incontro con Marcel Roncayolo (allegato 3) ci ha fornito una precisa sintesi dei dibattito urbanistico che interessò Parigi nel periodo della realizzazione di film.
Relatori
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