Tarde periferie della modernità: progetti e realizzazioni per mega-complessi residenziali popolari nell'Area Metropolitana di Buenos Aires (1967-1976)
Sandra Giannini,, Santiago Gomes
Tarde periferie della modernità: progetti e realizzazioni per mega-complessi residenziali popolari nell'Area Metropolitana di Buenos Aires (1967-1976).
Rel. Alessandro De Magistris, Piergiorgio Tosoni, Liliana Rosa D'Angeli. Politecnico di Torino, , 2006
Abstract
I complessi di edilizia popolare di grandi dimensioni - definiti grandes conjuntos - costruiti in Argentina negli ultimi anni Sessanta e nei primi anni Settanta rappresentano l'ultima e la più grande esperienza di produzione massiccia e diretta di alloggi da parte dello stato. Costituiscono inoltre la testimonianza di un'intensa attività di ricerca e sperimentazione sul tema della casa che generò proposte e soluzioni fortemente innovative e complesse e che oggi, non solo in Argentina, sembra essere stata completamente abbandonata dalle amministrazioni pubbliche e sembra dunque esulare dal dibattito disciplinare.
Facciamo riferimento a una serie di iniziative ad alta densità che a partire dal complesso di Lugano I y II vennero messe in atto principalmente nel quadro del Plan de Erradicación de Villas de Emergencia e che trovarono la loro più grande e complessa manifestazione nei progetti di nuove città per 60.000 e 100.000 abitanti in Chacras de Saavedra e Bena-vìdez, elaborati durante il governo di Isabel Perón e interrotti dal colpo di Stato del Proce-so de Reorganización Nacional {1976-1982).
Le proposte scelte per l'analisi sono quelle che riuniscono le caratteristiche di alta densi-tà, grandi dimensioni e varietà tipologica e che si localizzano nelle zone periferiche dell'Area Metropolitana di Buenos Aires. Queste vennero concepite e avviate tra la se-conda metà degli anni '60 e il primo quinquennio del 70 e completate sotto il governo mi-litare del Proceso de Reorganización Nacional.
Nei grandi complessi si riscontra la materializzazione di utopie sociali e di idee architetto-niche progressiste; ma la loro realizzazione avviene in un contesto politico travagliato e instabile segnato da violenti contrasti e da dittature militari autoritarie e repressive. Inter-rogandoci su tale apparente contraddizione ci proponiamo di indagare sulle circostanze e i fattori che conducono a tali esperienze, per capire se e a quale ideologia politica rispon-dano e di quali linee di ricerca architettonica siano espressione; e, soprattutto, in che termini si verifichi il rapporto tra idee architettoniche e politiche e tra architetti e stato, e come tali relazioni influiscano sulla produzione di progetti e opere.
A livello introduttivo, con l'intenzione di fornire indicazioni utili alla comprensione della analisi, i primi due capitoli riguardano la descrizione delle principali vicende storico-politiche vissute dall'Argentina e dello sviluppo del dibattito intorno al problema della ca-sa.
L'analisi dei piani urbanistici e i programmi residenziali verte sulla definizione della fun-zionalità che la scelta della tipologia del grande conjunto, come soluzione al problema della casa, riveste all'interno del modello politico-economico adottato in quegli anni dall'Argentina. La attenzione è rivolta, dunque, alle principali caratteristiche del desarrolli-smo, ideologia politica consistente nell'identificazione dello sviluppo come essenziale mo-tore del progresso, e dei governi che vi aderiscono per verificare in che termini queste si traducano nell'elaborazione di piani e politiche per la casa.
In secondo luogo, si osserva quale ruolo assumano gli architetti, dall'interno delle istitu-zioni o dall'ambito della libera professione, nella definizione degli obiettivi e delle modalità di attuazione dei programmi, quali relazioni essi stabiliscano con le imprese costruttrici, e quali sforzi compiano per proporsi come interlocutori del governo. La considerazione delle relazioni architetti-Stato-imprese è importante per due fattori: in primo luogo, in quanto daranno origine al modello di appalto-concorso che prescrive l'associazione architetti-imprese come mezzo fondamentale per la realizzazione dei grandes conjuntos e per l'accesso degli architetti a tale processo; in secondo luogo, per-ché la promozione del proprio lavoro portata avanti dai professionisti avviene in un mo-mento in cui, a livello globale, inizia ad avvertirsi la carenza di spazi per l'azione profes-sionale e, più in generale, un profondo processo di revisione del ruolo del architetto nel sistema sociale. Il dibattito sulla funzione sociale dell'architettura assume, in quegli anni, particolare inten-sità a livello internazionale. Il VII Congresso della UIA, che si svolge a Cuba nel 1963, e il X, che ha luogo a Buenos Aires nel 1969, testimoniano la centralità del tema e la profon-da relazione di questo con i movimenti di contestazione e di rinnovamento sociale che si sviluppano negli anni Sessanta in America Latina e in tutto il mondo. Attraverso l'analisi del dibattito che si sviluppa nei Congressi e, parallelamente a questi, nelle Università e sulle pagine delle riviste, si tenta di definire in che termini le istanze della contestazione si trasferiscano al dibattito architettonico, spostando la discussione da un ambito strettamente disciplinare a un campo allargato, in cui prevalgono discorsi economici, sociali e, in definitiva, politici; e di determinare come la casa popolare divenga tema centrale e quasi esclusivo della architettura sociale e progressista.
La costruzione massiccia di alloggi si afferma dunque come punto di confluenza degli in-teressi dell'architettura progressista e della politica efficientista dei governi autoritari.
Nella seconda parte l'attenzione si focalizza sui progetti e le opere per determinare quali siano le origini e il fondamento teorico delle soluzioni adottate e in che modo questi fattori si relazionino con i temi del dibattito internazionale e con il quadro politico-ideologico tracciato precedentemente.
Il tentativo è quello di determinare come le proposte del Team X, le teorie sistemiche, le indagini sulla metodologia progettuale e gli studi sociologici, insieme alla fiducia progres-sista nella possibilità di produrre un rinnovamento sociale attraverso la disciplina, influi-scano nella codificazione di un vero e proprio modello del grande conjunto basato sulla ricerca della ricchezza urbana attraverso la combinazione di forme e tipologie architetto-niche variegate e la configurazione di trame dì relazioni sociali. E, d'altra parte, di definire quale ruolo svolga nella definizione di tale modello il sistema adottato per la realizzazione degli interventi, ovvero il sistema di appalto-concorso.
Lo studio delle opere è condotto in modo da determinare le caratteristiche generali del modello del grande conjunto; a questo scopo è accompagnato dall'analisi dei progetti, delle relazioni dì progetto, delle elaborazioni teoriche degli autori e dei giudizi delle giurie.
Ai fini dell'analisi è altresì importante considerare come la generazione di professionisti che risulta protagonista di queste esperienze si sia formata, in corrispondenza del primo e secondo governo peronista, in una stagione in cui il processo di diffusione e accettazione della "architettura moderna" sì compie definitivamente.
Parallelamente l'attenzione si è rivolta all'analisi di queste esperienze da parte delia criti-ca; ciò permette di inquadrarle, secondo le diverse interpretazioni, nell'ambito del dibattito sull'esistenza e la natura di una architettura nazionale argentina e dei suoi rapporti con il panorama intemazionale.
Alla luce dell'esperienza di ricerca condotta presso la Secretarla de Investigación de la Universidad de Buenos Aires, e a conclusione della ricostruzione storiografica, si svilup-pano alcune considerazioni sul dibattito attuale sul tema dell'habitat popolare tentando di riconoscere quali eredità possano essere recuperate dall'esperienza degli anni Sessanta e Settanta.
Relatori
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