Barriere [in]visibili : l'inquinamento indoor e il colore come fattori condizionanti dell'accessibilità e del benessere : MCS e Alzheimer : due casi emblematici
Sara Bodiglio
Barriere [in]visibili : l'inquinamento indoor e il colore come fattori condizionanti dell'accessibilità e del benessere : MCS e Alzheimer : due casi emblematici.
Rel. Pia Davico, Jean Marc Tulliani, Giancarlo Ugazio. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2017
Abstract
PREMESSA
Fin dalla comparsa delle teorie evoluzionistiche di Darwin, è risaputo che l’essere umano si evolve a seconda delle sollecitazioni provenienti dall’ambiente. Queste teorie facevano riferimento all’ambiente naturale, ma l’adattamento di un organismo al proprio habitat è un fatto generalmente valido e applicabile anche all’ambiente antropizzato.
Ciò è dimostrato dagli studi e le tecnologie moderne, i quali rivelano che fattori ambientali come la qualità dell’aria, la luce, il colore, ecc., in talune condizioni possono avere effetti positivi o, al contrario, negativi più o meno gravi sulla salute fisica e mentale dell’uomo: da semplici sbalzi temporanei dell’umore o del comportamento, fino a forme patologiche di diversa complessità.
La Tesi si fonda su questa consapevolezza, ovvero che l’ambiente confinato è fonte di stimoli sensoriali per l’utente, i quali si offrono come una potenzialità per la progettazione di ambienti confortevoli ed inclusivi. La mancanza di una loro adeguata considerazione comporta però effetti negativi e, da qui, il titolo.
BARRIERE [IN]VISIBILI allude all’ambiente indoor ([in]) e ai rispettivi inquinamento indoor (in-visibile ma comunque percepibile) e colore (visibile, ma con effetti psicologici invisibili). Questi fattori agendo sui sensi e sulla psiche dell’uomo, influiscono talvolta negativamente sul benessere fisico e mentale, al punto da ostacolare l’accessibilità e la fruibilità degli ambienti interni. Ciò si rivela critico non solo da un punto di vista umano ma anche sostenibile, poiché è causa di ingenti costi sociali ed economici.
Lo scopo della tesi è dunque quello di comprendere come i suddetti aspetti condizionino il benessere dell’utente e quindi l’accessibilità dei luoghi confinati, così da individuarne le principali cause per derivarne le soluzioni progettuali più appropriate.
Il fine ultimo è quello di dimostrare come ambiti disciplinari apparentemente discostanti dall’architettura, quali quelli sanitari e socio-economici, possano contribuire positivamente al perseguimento di un approccio progettuale inclusivo, attento alla componente umana quanto a quella ambientale, per una sostenibilità integrata.
Nella prima parte si affronta il problema dell’inquinamento indoor, a patire dalle principali malattie ad esso correlate. Di esse, si considera in particolare la MCS (sensibilità chimica multipla) una malattia disabilitante molto grave, che permette di comprendere l’entità del problema e le rispettive cause, individuandole soprattutto negli inquinanti chimici aero dispersi in ambiente. Questi inquinanti costituiscono barriere invisibili che, nello specifico, costituiscono barriere chimiche.
La prima parte affronta dunque i temi del benessere e dell’accessibilità prevalentemente in relazione alle implicazioni progettuali sulla salute fisica, e non su quella psichica.
Per affrontare entrambi questi aspetti, la seconda parte è incentrata sul colore, in quanto elemento dominante dell’ambiente confinato. Inizialmente esso è trattato come prodotto verniciante, ossia come barriera chimica, di cui si indagano i principali componenti inquinanti. Successivamente la trattazione principale verte sul colore inteso come componente cromatica dell’ambiente. Di essa si indagano gli effetti psico-fisiologici di alcuni colori e i relativi effetti sulla percezione dell’ambiente.
Il tema del colore è ulteriormente approfondito nella terza parte, dove è analizzato nel caso specifico dell’Alzheimer. Qui emerge chiaramente come l’uso scorretto del colore può talvolta comportare un forte disagio psichico e/o visivo, tale da determinare barriere invisibili (perché legate all’effetto inconscio del colore) paragonabili a barriere percettive. Inoltre, attraverso alcuni casi studio, che prendono in considerazione strutture residenziali per anziani e malati di Alzheimer, si vuole effettuare un’indagine parziale e chiaramente non esaustiva dell’attenzione progettuale rivolta all’inquinamento indoor e al colore.
Infine la parte conclusiva fornisce alcune utili indicazioni progettuali che scaturiscono da tutta la precedente analisi. Inizialmente vengono espressi dei criteri progettuali che fungono come riferimenti universali per prevenire e limitare problematiche dell’inquinamento indoor. A queste fan seguito indicazioni più specifiche riguardo i prodotti vernicianti e riguardo l’uso del colore in strutture destinate a persone con Alzheimer.
Sebbene lo studio sia stato condotto considerando casi specifici, come l’MCS e l’Alzheimer, l’approccio metodologico adottato e le relative indicazioni conclusive sono da considerarsi come riferimenti progettuali universalmente applicabili.
Relatori
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