Il valore del riuso : due approcci alla riqualificazione sostenibile di un edificio residenziale a Torino
Matteo Consoli, Andrea Gioacchino Melillo
Il valore del riuso : due approcci alla riqualificazione sostenibile di un edificio residenziale a Torino.
Rel. Andrea Bocco, Elena Fregonara, Rossella Taraglio, Gabriele Piccablotto. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2017
Abstract
INTRODUZIONE
Le nostre città sono monumento dell'inefficienza energetica. Gran parte della popolazione vive in abitazioni dove lo spreco di risorse per il riscaldamento e la climatizzazione si somma agli ingenti impatti sull'uomo e sull’ambiente del nostro modo di costruire. L'edilizia convenzionale fa largo uso di materiali incompatibili con la salubrità degli edifici e quindi con il benessere degli occupanti. Molte delle materie prime provengono da settori industriali basati sullo sfruttamento incontrollato delle risorse naturali o sulla filiera petrolchimica, con tutti gli impatti sull'ambiente che ne derivano. La bioedilizia, d'altro canto, si concentra su edifici unifamiliari, spesso in contesti rurali o nuovi insediamenti. Rappresenta pertanto un settore di nicchia, raramente capace di declinare le proprie tecniche e competenze sulla dimensione urbana e su interventi a scala più ampia. Considerata la necessità di salvaguardia del suolo, l'abbondanza di edifici inutilizzati, il carente stato di conservazione e la modesta performance energetica del patrimonio esistente, sarebbe auspicabile un cambio di rotta a favore della riqualificazione, del riuso e della valorizzazione.
Le caratteristiche generali del patrimonio edilizio italiano
Il patrimonio edilizio italiano comprende circa 12 milioni di edifici residenziali. Di questi, 2 milioni versano in uno stato di conservazione mediocre o pessimo. Circa 3 milioni e mezzo sono in calcestruzzo armato, 7 milioni sono in muratura portante, mentre i restanti sono costruiti in altri materiali. Quasi 6 milioni di edifici sono stati costruiti tra il 1946 e il 1980. È in questo periodo che si concentra il maggior numero di edifici costruiti.
BOOM EDILIZIO
Quello compreso tra gli anni Cinquanta e Sessanta fu un periodo di intenso fervore costruttivo, il cosiddetto boom edilizio. Tra le motivazioni principali di questo impulso va riconosciuta certamente l'intensa fase di urbanizzazione che determina lo spostamento di grandi fasce di popolazione verso le aree più industrializzate del paese. A questo fenomeno è dovuto il vertiginoso aumento di richiesta abitativa che fu necessario soddisfare in poco tempo. A ciò si aggiunge, poi, una rapida crescita demografica legata al miglioramento delle condizioni economiche e sociali di una parte della popolazione, accompagnata da politiche esplicite a favore di proprietà e condizioni economiche che agevolarono l'accesso al credito a bassi tassi d'interesse.
INDUSTRIALIZZAZIONE EDILIZIA
Su queste basi le nostre città crebbero assai rapidamente, senza, tuttavia, un quadro legislativo d'insieme adeguato a regolamentare questa crescita inattesa. Questo periodo storico lascia un'eredità importante, che costituisce gran parte dell'attuale patrimonio edilizio, su cui oggi è indispensabile intervenire.
Le costruzioni degli anni Cinquanta e Sessanta sono frutto di una industrializzazione edilizia caratterizzata da una spiccata omogeneizzazione estetica e formale. Tale panorama presenta caratteri di un'edilizia grigia, spersonalizzata e scadente dal punto di vista architettonico.
Le tecniche costruttive prevedono usualmente una struttura portante in calcestruzzo armato e tamponamenti in laterizio spesso caratterizzati da ampie intercapedini. Le chiusure trasparenti sono soventemente a vetro singolo, dal basso isolamento termico. L'impianto di riscaldamento è per lo più centralizzato e alimentato da combustibili fossili.
Inoltre, vi è quasi sempre poca attenzione per il comfort termico acustico degli occupanti.
Intervenire sul costruito: il potenziale della riqualificazione sostenibile
Nel panorama appena descritto convivono due forze contrapposte: la prima tende all'immobilismo, la seconda all'azione. Da una parte vi è una forza conservativa che mira alla tutela del suolo come risorsa che deve essere preservata da un consumo incontrollato. Dall'alte parte, una forza innovativa volge al cambiamento. Si tratta di uno stimolo, dal rinnovato spirito etico e deontologico, che spinge i professionisti di oggi ad allungare lo sguardo in avanti. In questo dualismo, le due forze agiscono sulla fabbrica e sul suo contesto, nella loro unicità, in valorizzazione dell'una e in protezione dell'altro.
In uno scenario di questo tipo è necessario intraprendere un processo di valorizzazione del patrimonio esistente, attraverso interventi di riqualificazione edilizia sostenibile sulla base di mutate esigenze dell'utenza. In quest'ottica, termini come riutilizzo, riconversione e riqualificazione assumono importanza strategica.
SPAZI IN ATTESA
Si può pensare a questo patrimonio come a un insieme di spazi e luoghi in attesa, come immobilizzati nella residua speranza di un nostro intervento. E’ in questo contesto che la forza innovativa assume rilevanza e costituisce il fulcro centrale attorno a cui ruota il progetto di riqualificazione del costruito. Il report “Tutti in classe A”, redatto da Legambiente nel 2014, descrive con precisione l'inefficienza energetica del costruito, restituendo attraverso numerose termografie un'immagine chiara delle scarse performance energetiche dei nostri edifici. In questa prospettiva assume notevole importanza anche il ruolo svolto dalle risorse energetiche necessarie al soddisfacimento dei fabbisogni per il riscaldamento e il raffrescamento. Secondo uno studio dell'ISPRA, contrariamente alla comune convinzione, solo il 17% dell'inquinamento atmosferico è dovuto al traffico veicolare, mentre il riscaldamento degli edifici (sono comprese tutte le destinazioni d'uso) è responsabile di oltre il 40% delle emissioni inquinanti in ambiente. Si tratta di un problema complesso, da affrontare con particolare sensibilità. L'inquinamento dell'aria, infatti, è responsabile di numerosi effetti negativi sulla salute. L'Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea come solo nel 2010 il costo economico sostenuto dai servizi sanitari europei per l'inquinamento atmosferico si aggira attorno a 1 miliardo e mezzo di dollari. In ragione di tutti gli aspetti citati, questa tesi mira a declinare le tecniche e i materiali della bioedilizia su una dimensione urbana, focalizzando l'attenzione su un edificio economico degli anni Sessanta, perfetto testimone di questo patrimonio da riqualificare: energivoro, poco confortevole ed esemplificativo di una grande percentuale degli edifici bisognosi di interventi. Il lavoro prevede una prima fase di rilievo e studio dello stato di fatto e la successiva rielaborazione dei dati volta alla costruzione di diversi scenari progettuali per l'efficientamento energetico dell'edificio in analisi. La fase progettuale, suddivisa sulla base di un duplice approccio, vede il contributo sinergico di diverse discipline finalizzato alla valutazione delle soluzioni sotto un profilo tecnologico, termofisico ed economico.
L'obiettivo è la messa a punto e l'applicazione di un metodo per l'individuazione dello scenario d'intervento ottimale. Tale percorso parte dall'osservazione alla scala minuta degli aspetti tecnologici e costruttivi del caso studio, supportata da una minuziosa fase di rilievi e analisi strumentali, per poi estendersi a una scala via via più vasta. Si delinea un progressivo ampliamento dello sguardo fino ad abbracciare la città come organismo complesso.
IL PASSAGGIO DI SCALA
In questo modo, il processo progettuale si spinge a verificare empiricamente il potenziale della riqualificazione di un più vasto patrimonio immobiliare. La finalità del lavoro è la sensibilizzazione nei confronti di temi quali il risparmio energetico, la qualità edilizia e la tutela del suolo affinché diventino parametri di scelta e fattori di consapevolezza in un mercato che non attribuisce loro il giusto valore morale, ancor prima che monetario.
Relatori
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