Real Certosa e Regio manicomio di Collegno : memorie recuperate a 40 anni dalla legge Basaglia
Giorgia Palma
Real Certosa e Regio manicomio di Collegno : memorie recuperate a 40 anni dalla legge Basaglia.
Rel. Carla Bartolozzi. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2017
Abstract
INTRODUZIONE
Il 2018 sarà l'anno in cui verranno celebrati quarant’anni dalla promulgazione della Legge 180 conosciuta anche come "Legge Basaglia" dal nome dello psichiatra italiano che più strenuamente ha combattuto per la chiusura delle strutture manicomiali ormai inadeguate alla nuova concezione di malattia mentale che, ' dagli anni '60, inizia a farsi strada nel mondo occidentale. L’occasione di questo anniversario, unitamente al forte attaccamento che ho sviluppato negli anni per questo particolare luogo che è un pezzo fondamentale del mio territorio cittadino, mi ha condotta a scegliere come oggetto della mia tesi di laurea magistrale quella che, ad oggi, è conosciuta come "Reai Certosa di Collegno". Questo caso studio è molto significativo, in quanto l'area è stata interessata nel corso di quattro secoli, da numerose trasformazioni radicali, che hanno influenzato la conformazione e crescita del manufatto architettonico che insiste su di essa e hanno spesso favorito il repentino cambiamento di destinazione d'uso. Il terreno che attualmente coincide con la "Reai Certosa di Collegno" e il suo parco, nome che è tornato ad essere utilizzato alla fine degli anni '90 per una scelta della pubblica amministrazione, è indicato nei primi documenti, risalenti all'inizio del '600, come agricolo, sul quale insisteva una manciata di fabbricati rurali. E' solo attorno al 1620 che si iniziano ad avere documenti ufficiali che riportano la notizia della costruzione di un palazzo nobiliare per volere di uno dei consiglieri reali, Bernardino Data. Il nobile decise infatti di costruirvi la sua dimora di "loisir" la quale è successivamente passata alla storia con il nome di Palazzo Data.
Dopo numerose vicissitudini, l'area viene individuata nel 1640, dalla allora duchessa reggente Cristina di Francia, come luogo ideale in cui dare dimora a una comunità di monaci certosini, e nel quale costruire la Reale Certosa di Torino. Nell'arco di qualche decennio dall'insediamento, la comunità monastica aveva conosciuto una forte crescita, che era stata accompagnata parallela- mente dal consolidamento ed espansione dei possedimenti sul territorio circostante.
Tuttavia, attorno alla metà dell'Ottocento, la comunità monastica si era ridotta drasticamente in larga parte a causa della occupazione napoleonica, e l'allora Regio Manicomio di Torino, la cui sede, situata in c.so Valdocco - oggi ospita i servizi di anagrafe e di elettorato del comune - risultava non più sufficiente a soddisfare la richiesta in forte crescita di posti letto.
Questo è il momento che segna una ulteriore svolta importante nella storia del complesso collegnese in quanto, se in un primo momento viene utilizzato solo come valvola di sfogo per l'eccessivo affollamento della sede manicomiale cittadina, a distanza di pochi mesi la Certosa di Collegno veniva convertita ufficialmente in una sede distaccata del Regio Manicomio, sostituendo una comunità monastica che si stava dissolvendo dopo poco più di duecento anni di presenza sul territorio, con una comunità di internati in progressiva e, apparentemente continua, crescita.
Il Regio Manicomio di Torino, in seguito conosciuto come Ospedale Psichiatrico di Collegno, conosce infatti un costante accrescimento fino alla fine degli anni Cinquanta, quando si inizia a sviluppare un movimento culturale internazionale, conosciuto come "Antipsichiatria", che porta un forte cambiamento nella concezione di malattia mentale e un rifiuto sempre più deciso dell'istituzionalizzazione in quanto reputata inadeguata rispetto alle reali necessità assistenziali. Il declino dell'Ospedale Psichiatrico collegnese, terminerà con la sua chiusura alla fine degli anni Settanta e il suo superamento nel corso di quasi due decenni successivi.
Attualmente l'area è in parte di proprietà comunale e in parte della ASL TO3 che, a partire dagli anni Novanta ha trasferito in questo luogo la sua sede legale inserendovi uffici amministrativi, magazzini e servizi ambulatoriali.
Come emerge, il luogo in oggetto ha ricoperto, sin dall'inizio della sua storia, un ruolo molto importante per la comunità, non soltanto per quella collegnese ma come tassello fondamentale all'interno di un quadro più largo che comprende la sfera religiosa e l'edilizia ad essa legata, così come quella, molto controversa, del trattamento della malattia mentale alla quale si aggancia non solo l'importanza del manufatto architettonico ma anche una lunga lista di altri aspetti tra i quali non è da sottovalutare la capacità di impiego di un luogo simile: basti pensare che a Collegno, ogni famiglia ha avuto almeno un parente che ha lavorato "al manicomio".
Il mio lavoro di ricerca si sviluppa proprio a partire dal periodo in cui si inizia a parlare della chiusura delle istituzioni manicomiali, in particolare declinandolo nella realtà del caso collegnese e arrivando ad analizzare anche le modalità di superamento dell'Ospedale Psichiatrico che sono state perseguite a scala locale.
Essendo disponibile una discreta quantità di materiale e di ricerca storica sviluppata principalmente nel corso dei passati tre decenni, mi sono appoggiata al lavoro redatto precedentemente da altri per quanto riguarda la compilazione del primo capitolo che tratta la storia dell'area fino al consolidamento del nucleo costruito che è tutt'oggi presente, in maniera tale da poter offrire un quadro di insieme sufficientemente completo e approfondito per quanto riguarda il contesto storico di riferimento e la genesi della attuale conformazione dell'edificato.
Il materiale documentativo reperito in questa fase di ricostruzione di una visione unitaria della storia del luogo, è diventato successivamente la base di partenza sulla quale lavorare per lo sviluppo di una strategia di restituzione al pubblico, iniziando dalla possibilità della messa a sistema di tale materiale, che al momento risulta spesso di difficile consultazione, nell'ottica di renderlo fruibile e accessibile.
Per tutti questi motivi, l'area ha suscitato il mio interesse ai fini di indagare cosa ne è stato di questo luogo nel senso più allargato del termine, analizzando non solo le sorti degli edifici, ma anche il retaggio che essi hanno veicolato attraverso la storia come luogo teatro di vite e vicende, cercando di capire se vi sia una possibile strada da percorrere ai fini di valorizzare e dare un nuovo slancio proiettato al futuro per questa area e la sua eredità.
Relatori
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