Immagini dal territorio: l'immaginario come forma di strutturazione del territorio nel Canavese e in altre zone del Piemonte
Simona Stillisano
Immagini dal territorio: l'immaginario come forma di strutturazione del territorio nel Canavese e in altre zone del Piemonte.
Rel. Alberto Borghini, Francesca De Carlo. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2017
Abstract
La tesi svolta s’inserisce in un quadro di ricerca più ampio intitolato: “Immagini dal territorio: l’immaginario come forma di strutturazione del territorio”, frutto dell’idea del Professore Alberto Borghini, docente di Antropologia Culturale presso il Politecnico di Torino.
Le zone oggetto di studio sono state il Canavese e altre località del Piemonte.
Il Canavese si estende tra la Serra di Ivrea, il Po, la Stura di Lanzo e le Alpi Graie, ossia il territorio compreso tra Torino e la Valle d’Aosta e, verso est, il Biellese e il Vercellese.
La ricerca si basa sull’indagine diretta sul campo con l’ausilio di un registratore. È stato raccolto materiale folklorico inedito e in particolare: storie, leggende, tradizioni, superstizioni, fatti di medicina popolare e in generale di tutte quelle testimonianze orali legate all’immaginario popolare, in apparenza inutili o stravaganti, ma che fanno parte del nostro patrimonio culturale.
Le testimonianze raccolte sono state riportate come il parlato, trascritte senza alterare la forma, mantenendo eventuali vocaboli significativi in dialetto, per conservare il valore e lo stile popolare della narrazione, il tutto per preservare il valore autentico della fonte
originaria.
La ricerca consiste nel raccogliere eventuali varianti narrative: nel campo dell’immaginario non esiste la versione più corretta.
Si è cercato di recuperare quanto più materiale possibile per costruire un codice del simbolico e dell’immaginario, non tralasciando neanche i “frammenti di memoria”.
Durante lo svolgimento delle interviste è stato possibile raccogliere, in maniera casuale, le testimonianze provenienti da altre zone del Piemonte e del resto d’Italia, utili per un confronto fra aree geografiche diverse; tali testimonianze sono state riportate in appendice.
Attraverso 70 intervistati, 341 racconti, 74 località, è stata realizzata una catalogazione da cui è scaturita una mappa cartografica, a cura dell’Arch. Francesco Fiermonte del laboratorio S3+LAB del DIST (Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio). In blu i comuni oggetto dell’indagine (Canavese), in grigio gli altri e in viola l’estensione della città Metropolitana (ex Provincia di Torino).
L’immaginario popolare offre un codice interpretativo in grado di leggere fatti di cultura materiale, artistica, architettonica, ecc.; da questa “geografia dell’immaginario” emergono elementi paesaggistici che producono narrazione, e che a loro volta, possono essere
considerati frutto della narrazione stessa.
Dalle loro narrazioni legate all’immaginario, sono leggibili le architetture del passato, i modi di vivere e pensare il territorio delle varie comunità.
Si possono in questo modo individuare delle costanti nell’organizzazione territoriale che è possibile unire tramite isoglosse, rilevando analogie tra un’area e l’altra.
Da un altro punto di vista si può sostenere che queste testimonianze folkloriche ricostruiscono, dal punto di vista della collettività e del popolo, l’esistenza e la storia, quanto meno immaginaria, di determinati manufatti architettonici di cui, spesso, non abbiamo altre fonti documentarie.
Come inquadrare, nell’analisi del territorio, la rete dell’immaginario?
Il paesaggio è significante e, in un certo qual modo, il paesaggio è sempre debitore all’immaginario, intendendo come immaginario quello popolare.
L’immaginario influenza la fruizione del paesaggio.
Forse è proprio il legame tra la realtà di un luogo e la sua simbolicità che contribuisce a determinare il modo in cui tale luogo viene fruito dalla collettività locale.
Un elaborato di un architetto più che un progetto è un segno…, un percorso…, un’idea…
È possibile approfondire quali sono nell’immaginario degli uomini che lo vivono, i segni, i percorsi e le idee che strutturano il territorio, secondo la fitta trama di leggende, racconti e convinzioni ispirati dalla natura dei luoghi.
A tal proposito, non possiamo non citare il centro di documentazione della tradizione orale di Piazza al Serchio a Lucca come serbatoio di materiale dell’immaginario dal quale attingere, non soltanto per la rappresentazione culturale ma anche per la progettazione territoriale.
Ad aggiungersi a queste considerazioni si può pensare, naturalmente, anche a una valorizzazione del territorio, attraverso percorsi turistici a tema, in modo da rivalutare zone poco conosciute ma interessanti da un punto di vista paesaggistico, architettonico, in un’ottica di recupero delle attrattive.
Per ulteriori informazioni contattare:
Simona Stillisano, simona.stillisano@gmail.com
- Abstract in italiano (PDF, 1MB - Creative Commons Attribution)
- Abstract in inglese (PDF, 1MB)
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