LA CASA, L’ATELIER, IL MUSEOLa valorizzazione museografica della dimora d’artista: il Musée Bourdelle a Parigi
Bianca Guiso
LA CASA, L’ATELIER, IL MUSEOLa valorizzazione museografica della dimora d’artista: il Musée Bourdelle a Parigi.
Rel. Paolo Cornaglia, Alessandro Martini. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2017
Abstract
Nel XIX secolo Parigi è la culla dell’arte europea e accoglie artisti provenienti da tutto il mondo che vi si stabiliscono in cerca di fama e fortuna. Cosa è delle loro dimore, delle loro case atelier, contenitori delle collezioni e manifestazioni materiali del legame astratto
artista opera d’arte, quando essi vengono a mancare? Da dove nasce l’esigenza del museo? Solamente dalla necessità di nuovi spazi espositivi o vi sono ragioni più recondite? Com’è possibile mantenere in vita l’imprescindibile nesso tra l’opera d’arte e il suo ideatore?
Occorre che l’identità del luogo in cui l’opera è stata concepita, l’atelier, non venga negata.
Il termine stesso rimanda intrinsecamente all’opera d’arte derivando dal francese «astelle», «pezzo di legno, truciolo», ovvero ciò che resta del materiale lavorato una volta che l’opera è conclusa e sgomberata dal laboratorio. Affinché tale negazione non avvenga deve essere avviato un processo di conservazione e di valorizzazione di quello scrigno che è la casa atelier, tema oggi oggetto di una continua indagine e di un’attività condivisa che coinvolge appositi organismi a livello nazionale e internazionale.
Tra le case atelier museo sedi di una vastissima produzione artistica che costellano oggi la città di Parigi, la mia ricerca pone l’accento sul Musée Bourdelle, la cui singolarità è raddoppiata dal fatto che si tratti non soltanto di una casa museo, ma anche di una casa atelier, dedicata al lavoro dello scultore Antoine Bourdelle e situata nel XV arrondissement, in una stretta via chiamata un tempo impasse du Maine e dalla fine degli anni Quaranta con il nome dell’antico abitante.
La ricerca, avvenuta interamente a Parigi, si è svolta trasversalmente su raccolte contenute principalmente all’interno di tre fondi di archivio: il Musée Bourdelle, gli archivi della città di Parigi, i «Fonds Perret, Auguste et Perret frères», presso il Centre d’archives d’architecture du XXe siècle.
La particolarità che contraddistingue questa fabbrica da altre istituzioni museali dello stesso genere presenti sul territorio parigino è la compresenza all’interno dello stesso sistema architettonico di una stratificazione di interventi che risalgono a differenti periodi storici e che lo rende un insieme composito che riflette le concezioni architettoniche di più epoche.
Quella del Musée Bourdelle è una storia lunga e tortuosa alla quale partecipano personaggi come Auguste Perret, Michel Dufet, Henri Gautruche, Christian de Portzamparc e conduce ad un’opera di musealizzazione che ripercorre il gusto e le applicazioni della museografia di più epoche a partire dall’obiettivo post-mortem del maestro, attraverso una prima fase di ampliamento fino a una successiva, recentissima, fase di estensione.
Nel 1949, a vent’anni dalla morte dello scultore, il museo viene inaugurato come Ateliers d’Antoine Bourdelle, articolato attorno ad un nucleo costituito dagli atelier e dai giardini, tuttora nocciolo e custode della memoria storica. L’apertura al pubblico segna un profondo
cambiamento nella natura del luogo, che tramuta il proprio statuto da spazio della creazione e della conservazione a spazio di esposizione.
Contemporaneamente si sviluppa un’architettura specifica, legata alle condizioni di preservazione e di trasmissione delle collezioni tramite la loro presentazione. La vicenda del Musée Bourdelle pare evolversi progressivamente in parallelo con la storia della museografia stessa: così come questa inizialmente riserva alla costruzione museale il compito di custodire le collezioni, allo stesso modo il primo intervento di cui il Musée è protagonista è la realizzazione nel 1961 di una Grand Hall destinata ad accogliere gli incarichi monumentali. L’ultimo intervento, del 1992, dichiarante minimalista, prevede una serie di ulteriori spazi espositivi essenziali così come vuole l’idea di musealizzazione da un punto di vista strettamente museologico.
La musealizzazione di spazi come la casa museo e la casa atelier museo deve quindi fronteggiarsi con il genius loci e ha pertanto dei vincoli relativi al rispetto della collezione e della perenne coerenza tra preesistenza e aggiunte successive. D’altra parte è proprio la collezione, come unione e corrispondenza reciproca di contenitore e contenuto, a rendere unico il museo atelier e a inserirlo all’interno di una categoria finita, contrariamente ai colossali musei contemporanei, che sono opere d’arte anche privati delle collezioni, ma possono essere riprodotti infinite volte.
Per ulteriori informazioni contattare:
Bianca Guiso, biancaguiso.bg@gmail.com
- Abstract in italiano (PDF, 204kB - Creative Commons Attribution)
- Abstract in inglese (PDF, 208kB - Creative Commons Attribution)
Tipo di pubblicazione
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