I materiali per la costruzione autarchica tra ricerche, sperimentazioni, dibattiti e propaganda
Maria Pia Surace
I materiali per la costruzione autarchica tra ricerche, sperimentazioni, dibattiti e propaganda.
Rel. Vilma Fasoli, Daniela Bosia. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2016
Abstract
INTRODUZIONE
Il dibattito internazionale che dal 1987 al 2002 (dal rapporto Our Common Future pubblicato dalla Commissione mondiale per l'ambiente e lo sviluppo nel Ì997, al World Summit on Sustainable Development, svoltosi a Johannesburg nel 2002 concluso dall'approvazione della Johannesburg Declaration on Sustainable Development e del relativo Pian of Action) ha affrontato gli aspetti connessi con lo Sviluppo Sostenibile non ha mai mancato di sottolineare come l'obiettivo principale fosse fondato sul principio della necessità di assicurare "il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri" (cfr Treccani ad vocem Sviluppo Sostenibile).
Recentemente il Primo Rapporto dell'osservatorio congiunto Fillea cgil - Legambiente (ottobre 2012) ha soprattutto evidenziato come nel corso degli ultimi anni l'Unione Europea sia intervenuta a sollecitare i Paesi membri ad un "cambiamento radicale del settore edilizio e del mondo delle costruzioni, con lo sguardo attento alla riduzione dei gas serra oltre che alla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente". Un importante avanzamento in questo processo è rappresentato dalle recenti Direttive (Direttiva 31/2010, che da Luglio 2012 ha abrogato quella del 2002) attraverso le quali TUE ha scelto di accelerare verso uno scenario nel quale il peso dei consumi energetici legati al settore delle costruzioni si dovrà ridurre significativamente (dal 1° gennaio 2019 tutti i nuovi edifici pubblici costruiti in Paesi dell'Unione Europea, e dal 1° gennaio 2021 tutti quelli nuovi privati, dovranno essere "neutrali" da un punto di vista energetico, ossia garantire prestazioni dì rendimento dell'involucro tali da non aver bisogno di apporti per il riscaldamento e il raffrescamento oppure dovranno soddisfarli attraverso l'apporto di fonti rinnovabili). L'edilizia si rivela pertanto uno dei settori più incisivi sui quali l'Unione Europea intende puntare per mettere in atto le sue strategie e le sue politiche di Sviluppo Sostenibile.
In questo quadro di cambiamenti e di accelerazioni è sembrato importante tornare a riflettere sulle esperienze "autarchiche" che, seppure in un contesto storico-economico e con obiettivi completamente differenti, il Fascismo aveva messo in campo come risposta dell'Italia alle Inique Sanzioni che nel 1935 la Società delle Nazioni le aveva imposto.
Sullo sfondo di un'analisi che affronta lo studio dei sistemi di produzione, delle tecniche e delle applicazioni sperimentali dei materiali da costruzione, una stagione "autarchica" che gli studiosi di storia economica suddividono in tre fasi:
-Quella degli esordi, coincidenti con gli anni della prima guerra mondiale, caratterizzata dalla nascita del nazionalismo scientlfico-tecnico-economico e dalla consapevolezza della necessità di valorizzare al massimo le risorse nazionali, limitando o annullando gli scambi con l'estero;
-Quella indotta dalla Crisi del 1929, caratterizzata da un sistema protezionistico "aggressivo, organizzato, programmato, teoricamente fondato" nel quale lo Stato fascista assume il ruolo di protagonista e organizzatore della vita economica;
-Quella in cui Mussolini, anticipando le prevedibili Inique Sanzioni, a partire dal 1935, proclama solennemente l'inizio della politica autarchica fascista, nell'accezione di strada obbligata verso spinte nazionaliste con intenti bellici.
All'interno di questa periodizzazione le analisi portano l'attenzione su alcuni temi:
-Sul dibattito che pone in relazione diretta ¡1 mondo della politica, con quello della cultura e della ricerca con quello della produzione industriale dove il primo coglie la possibilità di far presa sulle masse nell'intento di finalizzare tutto alla realizzazione dell'efficienza bellica della nazione, mentre il secondo e il terzo interpretano l'autarchia come un'opportunità per sperimentare nuovi materiali e tecnologie. Le tre questioni fondamentali (eliminazione delle materie prime di provenienza estera, imputazione anti-autarchica attribuita al ferro e sua conseguente limitazione nelle strutture in cemento armato) avranno ripercussioni significative sulle esperienze condotte in ambito architettonico, contrapponendo nel dibattito i fautori della tradizione contro le aspirazioni degli innovatori e dei tecnici.
-Sulla sperimentazione dei materiali che si andrà sviluppando secondo due percorsi paralleli: da un lato quelle condotte nell'ambito dei principali enti di ricerca e delle industrie, dall'altro affrontate attraverso cantieri- laboratorio. Tra i protagonisti i tecnici del CNR, le imprese di costruzione (Società L.A.R.E.S., Impresa Sala e Galimberti di Seregno, etc.), gli architetti (Cesare e Maurizio Mazzocchi, Gino Pollini, Luigi Figini, Giuseppe Pagano, etc.), i tecnici e i progettisti (Eugenio Miozzi, Giorgio Neumann, Pier Luigi Nervi, Innocenzo Costantini, etc.), gli industriali (Società Anonima Cementi, Società Anonima Eternit, Fornaci Rizzi, Donelli e Breviglieri, etc.). Da un alto essi si troveranno ad affrontare la sfida della modernizzazione dei sistemi di lavorazione industriale ricorrendo esclusivamente a risorse nazionali; dall'altro si occuperanno di quei materiali e procedimenti costruttivi capaci di garantire risparmio di ferro e di valuta.
-Sulla propaganda, resa efficace da un'attenta valutazione dei mezzi di comunicazione e di informazione come riviste, mostre, esposizioni a tema, dibattiti.
La ricostruzione di queste fasi si fonda sullo spoglio delle più autorevoli riviste dell'epoca [Casabella, Case d'Oggi, Domus, Rassegna di Architettura, etc.) sull'analisi dei cataloghi delle mostre, delle esposizioni e delle Triennali (Catalogo Ufficiale della Triennale di Milano). Questo spoglio ha consentito di comporre una catalogazione sistematica dei materiali da costruzione, sia di quelli per i quali l'Italia risultava comunque dipendente da brevetti stranieri, sia di quelli per i quali i centri di ricerca e le industrie nazionali cercavano l'indipendenza dall'importazione estera.
Ha inoltre consentito di evidenziare l'affacciarsi di alcune nuove esigenze connesse con la costruzione moderna come per esempio quelle legate alla sicurezza, al comfort acustico, al comfort termo-igrometrico.
E' importante infine osservare come l'esperienza autarchica non sia priva di contraddizioni. Esse diventarono evidenti soprattutto in occasione della preparazione de\\Esposizione Universale di Roma del 1942. Più che in altre essa sembra essere l'occasione nella quale si rivela il vero volto dell'autarchia, quale strategia politica e sociale volta ad esaltare le tesi guerrafondaie del regime dittatoriale rinunciando persino alle sperimentazioni che fino a quel momento erano state intraprese e palesando un ritorno alle tecnologie e ai materiali tradizionali.
Relatori
Tipo di pubblicazione
URI
![]() |
Modifica (riservato agli operatori) |
