Under the bridge : spazi residuali urbani : dallo scarto al riuso per nuove relazioni urbane
Stefania Polihroniadis
Under the bridge : spazi residuali urbani : dallo scarto al riuso per nuove relazioni urbane.
Rel. Federica Corrado. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2016
Abstract
INTRODUZIONE
La volontà di analizzare i temi trattati nelle pagine successive nasce dall' immagine della città nella quale sono cresciuta. Salonicco. Non è la mia città natale, ma è la città nella quale ho vissuto tutta la mia infanzia, la mia vita scolastica, il posto dove ho trovato i miei primi amici, dove ho corso per ore e ore nel lotto libero di fronte casa, dove mi sono sbucciata le ginocchia, il luogo che mi ha reso la persona che oggi sono. Quando penso alla mia città mi commuovo. Troppi ricordi, troppe esperienze. Quando sono lontana sento la sua mancanza. Quando sono da lei sono felice.
Salonicco, in greco Өεσσαλovίҡŋ, ovvero Thessaloniki, prende il suo nome dalla sorella di Alessandro Magno, da stesso padre (Filippo secondo) e madre diversa. Una città dove i suoi abitanti sono orgogliosi di provenirci. Tutti i salonicchesi amano la loro città. Quante canzoni sulla bella Thessaloniki, quante storie sulle belle salonicchesi, considerate tra le donne più belle della Grecia. Ogni abitante originario è davvero orgoglioso di poter dire che "sono Salonicchese". Salonicco è come una mamma. Una mamma che vuol bene a tutti i suoi due milioni di figli. Ma anche una mamma che si sente trascurata, che dà tutto ai figli e in cambio non prende nulla, solo disinteresse.
Passeggiando per le stradine del centro, si percepisce una sensazione di abbandono. Edifici alti 10 piani che asfissiano le piccole stradine che passano tra loro, edifici abbandonati, ex negozi ai piani più bassi, che non hanno resistito alla crisi, pieni di graffiti e robaccia buttata qua e là, cartacce dappertutto. E più si esce dal centro, più le cose peggiorano.
Si, siamo tutti fieri di provenire da Salonicco, ma nessuno fa nulla perché anche la città sia fiera di noi. La città del degrado. Tutto lasciato a marcire. Riesci a vedere le rughe del vecchio, nessuno fa "botox" qua, non basta il denaro, massimo ci si mette un velo di make-up che con la prima pioggia sparirà e tutto tornerà come prima.
Riesci a percepire la vita degli edifici e la situazione della città. Ovviamente questo ha il suo fascino. Mi ricordo me stessa da sempre, mi ponevo un sacco di domande. Vedendo un edificio abbandonato o antiche villette in rovina oppure le aree adiacenti alla ferrovia piene di graffiti colorati dove la mamma non ci faceva mai andare. Ancora quando si andava ad esplorare la 'casa stregata' del lotto libero di fronte casa. Cosa c' era lì prima? Perché è stato abbandonato? Perché nessuno se ne occupa più? Dietro a queste domande da piccoli ci facevamo mille idee e ci inventavamo mille storie di mistero. Si, I' abbandono e il degrado creano quel senso misterioso... quel senso che fa nascere domande.
Come Ignasi de Sola- Morales scriveva nel suo articolo Terrain Vague: "Empty, abandoned space in which a series of occurrences have taken place seems to subjugate the eye of the urban photographer. Such urban space, which I will denote by the French expression terrain vague, assumes the status of fascination, the most solvent sign with which to indicate what cities are and what our experience of them is."(Solà- Morales, 1995)
In generale Salonicco è una città del degrado. Per qualche mese ho vissuto nella parte ovest della città, nei sobborghi, la parte più povera di Salonicco. Siamo nella periferia, dove sono accumulate la maggior parte delle infrastrutture della città . All' altezza del mare, il grande porto, il porto militare e la vecchia stazione ferroviaria. Un poco più in alto, la stazione della ferrovia, ponti autostradali verso tutte le direzioni, la stazione delle corriere, I' area industriale. Parliamo di infrastrutture adiacenti a zone abitate o di infrastrutture che fratturano aree, che dividono quartieri.
Le periferie urbane sono in genere costituite da una successione di luoghi assai complessi, caratterizzati soventemente dal disordine, dalla presenza di interferenze e da un insufficiente grado di relazione funzionale fra di essi. In questo contesto il passaggio dell'autostrada lungo i margini della città si presenta come un ulteriore squarcio al tessuto, trascinando con sé il proliferare casuale di capannoni e di attività diverse (Morelli, 2004)
Essendo la parte più povera, molti senzatetto trovano rifugio in queste aree, sotto ai ponti, in edifici abbandonati. Sopra lo spazio per la mobilità, sotto lo spazio per chi non ha.
Le infrastrutture sono anche andate a circondare I' area più pericolosa di Salonicco: Dentropotamos (Δενδροπόταμος). Area quasi cancellata dalla mappa della città. Se non hai qualcosa da fare, non puoi passarci per caso. La tua macchina si troverà presto circondata da uomini armati che ti chiederanno cosa vuoi. La maggior parte delle droghe provengono da li, tutti i tossicomani della città viaggiano percorrendo chilometri e chilometri a piedi attraversando la città per procurarsi la loro dose.
Quest' area però è circondata dal grande ponte autostradale da una parte, autostrada dall' altra e la via principale che esce da Salonicco per andare a trovare il nodo autostradale verso tutte le direzioni, nessuno entra. Nella stessa area non si può non notare il grande ponte autostradale sopraelevato che connette la stazione delle corriere con I' autostrada e il resto dei sobborghi ovest della città.
Ecco, è appunto in luoghi come questi che penso sia importante cercare di capire cosa succede e come intervenire. Il ponte è stato creato per connettere, per fare muovere i veicoli più velocemente. Ma essendo posizionato in zone abitate, ha creato problemi. Sociali principalmente. Il suo di sotto è diventato un luogo dello scarto.
Perché una architettura, per velocizzare la mobilità deve distruggere altre aree? Perché nessuno ha pensato a cosa vuole dire creare infrastrutture in città per le società e che ci vive intorno? Perché nessuno ha pensato o si è interessato ai nuovi spazi che si creano attorno? Questo e molto altro mi piacerebbe analizzare, cercando casi simili in giro per il mondo, confrontando cosa succede in zone diverse, come vengono risolti questi problemi ed infine vedere come io posso risolvere un problema del genere nella mia città. Una città con molti problemi, dove mancano gli spazi pubblici, gli spazi di ritrovo, gli spazi verdi.
La tesi intende iniziare dall' osservazione della realtà, guardando il tutto con un occhio diverso, costruendo un apparato teorico di riferimento, comparando varie situazioni e casi tra loro, per individuare nuovi scenari e nuove relazioni per un paesaggio urbano socialmente sostenibile.
Secondo Ceccarelli (2015), nella città del XXI è necessario cambiare punto di vista. Percorrere strade non praticate, immaginare futuri inconsueti, "perché affrontare la complessità della realtà urbana contemporanea con consolidati modelli non funziona più, non produce esiti significativi".
In un mondo dove la frantumazione dello spazio è sempre più evidente.
In una città contemporanea dove le segregazioni aumentano di giorno in giorno. Segregazioni tra ricchi e poveri, tra periferia e centro, tra la comunicazione, per la paura del diverso, mi è sembrato opportuno occuparmi di un elemento evidente nella mia città che potrebbe ricucire le ferite create fino ad oggi. Come Magnaghi afferma preoccupato, è necessaria una rinascita, attraverso nuovi atti fecondati, che producano nuovamente territorio, ovvero, nuove relazioni fertili fra insediamento umano e ambiente (Magnaghi, 2000).
"Frammentaria, eterogenea, dispersa, la citta contemporanea si estende senza soluzione di continuità su porzioni di territorio sempre più ampie.
E' un' unica città senza inizio né fine, che accoglie un enorme varietà di oggetti edilizi, isolati o aggregati, ma anche di spazi vuoti, suoli in attesa. Questo vasto territorio segnato da 'sussulti individuali' può riscattare la sua indeterminatezza, offrendosi come campo d' azione per un processo di rigenerazione urbana fondato su un progetto di suolo, un azione pragmatica che si pone I ‘obbiettivo di conferire senso e qualità allo spazio senza scatola, allo spazio neutro che si dispone tra le cose"
(Coccia, 2010)
Relatori
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