L'ebreo errante, straniero in terra straniera, è costretto dalla religione e dal pregiudizio alla segregazione. Con la loro presenza travagliata e discontinua sin dal medioevo, gli ebrei a Verona, avevano accolto con giubilo la instaurazione del “nuovo ghetto” da parte dell'amministrazione veneziana nel XVII secolo. Si aprirà così un periodo di sviluppo architettonico caratterizzato dalla precarietà nel piccolo ritaglio di città a loro concesso. Duecento anni dopo le porte del ghetto saranno distrutte dalle truppe napoleoniche, cancellando simbolicamente (e di fatto) il divieto di libera abitazione che pesava sugli ebrei.
Finora nella documentazione prodotta per spiegare il fenomeno, il ghetto di Verona non è stato sottoposto ad una indagine dal punto di vista architettonico o urbanistico.
L'obiettivo di questa tesi è analizzare i cambiamenti nel tessuto urbano della città di Verona tra XIX e XX secolo, prendendo come esempio il caso del ghetto ebraico, adiacente a Piazza delle Erbe nel centro storico della città, nell'area compresa tra le attuali via Mazzini e via Pelliciai, via Quintino Sella e via Portici, dagli inizi fino al suo completo
sventramento nel periodo di amministrazione comunale fascista, attraverso le diverse fonti anagrafiche, disegni ed i catasti storici disponibili oggi. Si analizzeranno gli svariati tentativi di riqualificazione dell'area; concorsi e progetti elaborati in sostituzione dell'antico ghetto nel palinsesto urbano, la demolizione ed il tracciato di nuove vie e percorsi pedonali, il caso della demolizione di via Portici, la costruzione della nuova sinagoga nel XIX secolo, ed il completamento della sua facciata laterale in via Quintino Sella nei primi decenni del XX secolo.