Stabilimento nazionale Carte da Parati Barone e figlio (1852-1975): la sede di Corso Vigevano a Torino: per un recupero della memoria storica
Samanta Cosentino, Elena Placenza
Stabilimento nazionale Carte da Parati Barone e figlio (1852-1975): la sede di Corso Vigevano a Torino: per un recupero della memoria storica.
Rel. Elena Tamagno, Marco Perino, Innocente Porrone. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2004
Abstract
Archeologia industriale e architettura sostenibile sono i concetti chiave del nostro lavoro, legati saldamente tra loro dal tema del recupero o, meglio, del "riuso" inteso come l'insieme delle «operazioni in cui un manufatto di qualche interesse - storico, artistico, di contestualità urbana o territoriale - viene assoggettato a restauri o trasformazioni, che rispettando o ponendosi in" consapevole dialettica con le sue caratteristiche ritenute emergenti, non si costituiscono con finalità autonome, ma si coordinano ad una sua rifunzionalizzazione, alle originarie o a nuove destinazioni d'uso»
La tutela dei beni culturali, mediante l'individuazione di principi operativi sostenibili che possano qualificare l'insieme degli interventi, dalla conservazione alla riconversione, alla progettazione del nuovo, sono tutti temi di grande attualità che, soprattutto, hanno "solleticato" la curiosità e l'attenzione di noi futuri architetti, spingendoci ad affrontare questo lavoro.
Ma perché l'archeologia industriale e, soprattutto, perché l'architettura sostenibile?
Aldo Rossi diceva che percorrere la città è come accingersi ad una ricerca scientifica2: una ricerca storica che ci permetta di capire la localizzazione di un manufatto in relazione agli ampliamenti della città ed alle sue modalità di attuazione; una ricerca tecnologica tesa a scoprirne le valenze architettonico-strutturali intrinseche, ma anche di quelle connesse alle destinazioni originarie; una ricerca sociologica che ci permetta di individuarne le influenze sul tessuto circostante e viceversa; operazioni fondamentali che ci consentono di cogliere le peculiarità di un sito dalle quali partire per valorizzare un bene architettonico in quanto patrimonio storico e artistico ma, soprattutto, per renderlo parte attiva di un tessuto in continuo mutamento e non solo parte, fine a se stesso, di un archivio. Solo da questi presupposti è possibile sviluppare una nuova ricerca per un appropriato riuso, un processo progettuale che oltre ad integrare tutti questi elementi, ne valuti anche di nuovi.
Ecco perché, oltre a tutela di beni culturali, vogliamo parlare anche di salvaguardia dell'ambiente: l'opera dell'uomo sul territorio è già stata sufficientemente invasiva, a maggior ragione quando si tratta di interventi a carattere industriale dove il rischio di degrado ambientale è forse più accentuato.
In occasione di un ipotesi di recupero vogliamo considerare questi aspetti per rendere uno dei tanti "spazi del lavoro", che ha già contribuito a trasformare, appesantendo, con il suo carico, il territorio, parte integrante di una nuova trasformazione che lo renda il meno possibile di peso ad un ambiente già sufficientemente compromesso.
Questa, quindi, la nostra dichiarazione d'intenti: intervenire su di un fabbricato industriale, ormai svuotato delle sue destinazioni originarie, per recuperarlo in termini sia architettonici che funzionali (richiamando idealmente la vocazione originaria, ma integrandolo al contesto urbano e sociale in cui va ad inserirsi mediante nuove e differenti attività) utilizzando tecnologie "pulite" aderenti ai principi della bioedilizia, della bioclimatica e della sostenibilità energetica.
Questo lavoro prenderà avvio dall'analisi storica del sito e dell'attività per la quale il manufatto venne costruito (capp. 1 e 2).
Il cap. 3 illustrerà nello specifico il progetto di recupero nel confronto con le disposizioni del PRG con l'analisi delle principali scelte tecnologiche effettuate e la risoluzione delle varie problematiche affrontate.
Il cap. 4 si occuperà dell'analisi della struttura portante e della risoluzioni dei problemi strutturali connessi all'intervento proposto, mentre nell'ultimo capitolo verranno affrontate tutte le tematiche relative alla biocompatibilità dell'intervento.
Relatori
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