Il ruolo dei Capitali privati nel recupero dei quartieri pubblici, il caso di via Artom a Torino
Antonella Ardizzone
Il ruolo dei Capitali privati nel recupero dei quartieri pubblici, il caso di via Artom a Torino.
Rel. Silvia Saccomani. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2004
Abstract
Nel primo capitolo vengono descritte varie esperienze nel recupero dei quartieri pubblici, a partire
dal secondo dopoguerra sino ai primi anni '90, passando dai Piani di Recupero della Legge 457/78.
Negli anni '80, dominati in Italia dalla deregulation, in tali quartieri iniziano a farsi pressanti nuove
esigenze: mix sociale e mix funzionale, ricerca di una nuova qualità di vita, deghettizzazione,
integrazione col contesto; questo sulla scia di esperienze europee già sperimentate da vari anni, che
portano alla nascita della rete europea di Quartiers en crise. Il "traguardo" è costituito
dall'introduzione nella legislazione italiana dei PRU, strumenti appositamente creati per la
riqualificazione della città pubblica.
Questi vengono analizzati nel secondo capitolo, nel quale si "sezionano" i Decreti Ministeriali che li
normano, ponendo attenzione soprattutto agli aspetti coinvolgenti i privati. I rapporti pubblico-
privati sono anche alla base dei tré nodi problematici scelti: il rapporto con la pianificazione
ordinaria, la valutazione delle rispettive convenienze, la scelta delle aree sulle quali far intervenire i
PRU; per ognuno sono riportati alcuni esempi di applicazione in varie città italiane. Un paragrafo a
parte è dedicato al ruolo delle Regioni, detentrici dei finanziamenti statali, alle quali vengono
assegnati dal CER compiti di valutazione dei programmi; in particolare è analizzato il caso del
Piemonte, regione che, unica nel panorama italiano, conferisce ai PRU un taglio maggiormente
sociale rispetto a quanto previsto dai DDMM.
Nel terzo capitolo si passa al caso di studio vero e proprio: il PRU di Via Artom, a Torino. Ne
vengono analizzati tutti gli aspetti riguardanti le risorse private: il ruolo dei soggetti privati nella
scelta delle aree, il bando per la raccolta di idee e proposte di intervento, il ruolo dato dal Comune
alle aree di trasformazione all'intemo dell'ambito, i capitali privati all'intemo dei piani finanziari
delle due versioni del programma (completamente diverse per quanto riguarda l'azione sul quartiere
pubblico vero e proprio), le difficoltà di coinvolgimento degli investitori e le decisioni regionali al
riguardo, la difficile soluzione dell'aspetto gestionale. Si è cercato, infine, di rispondere ^.d una
domanda: che ruolo hanno avuto, finora, soggetti e risorse private nel recupero?
Lo svolgimento dell'analisi del caso specifico permette, infine, di trarre delle conclusioni di ordine
più generale: si ribadisce la necessità di coinvolgere soggetti e risorse private nel recupero della
città pubblica, anche attraverso una nuova concezione del rapporto pubblico-privato, che sfoci nella
creazione di un solido tavolo delle trattative diretto da un'Amministrazione forte. Le difficoltà sono
parecchie se si punta all'obbiettivo di un recupero reale, non soltanto fisico ma anche (soprattutto)
socioeconomico; è necessario il coordinamento di tutte le azioni, nonché di una pluralità di fondi,
da concentrare su aree che si ritengono strategiche (in questo il Piemonte e Torino fanno scuola, con
l'azione congiunta di fondi ex-Gescal, fondi strutturali e finanziamenti volti allo sviluppo
imprenditoriale sulle aree degradate), e il cambiamento concettuale riguardo agli strumenti per il
recupero: non più programmi straordinari, "una tantum", ma strumenti ordinar! da utilizzare con
l'obbiettivo di una riqualificazione costante, in grado di accompagnare i quartieri scelti lungo
l'intero percorso di rigenerazione.
- Abstract in italiano (PDF, 153kB - Creative Commons Attribution)
- Abstract in inglese (PDF, 151kB - Creative Commons Attribution)
Relatori
Tipo di pubblicazione
Corso di laurea
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