Percezione e comunicazione visiva dei tre Monti Sacri: Monte S. Angelo, Mont Saint-Michel, Sacra di San Michele, attraverso il loro confronto simbolico e iconografico
Michela Del Vecchio
Percezione e comunicazione visiva dei tre Monti Sacri: Monte S. Angelo, Mont Saint-Michel, Sacra di San Michele, attraverso il loro confronto simbolico e iconografico.
Rel. Anna Marotta. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2006
Abstract
La fenomenologia del culto micaelico e dì conseguenza del pellegrinaggio verso ì monti sacri hanno determinato una vera e propria tipologìa degli insediamenti dedicati all'Arcangelo Michele, in particolare simbolica oltre che architettonica.
La matrice dalla quale si è generata una tipologia micaelica è stata la grotta di San Michele Arcangelo sul Monte Gargano, cioè il famoso santuario di Monte Sant'Angelo.
Gli elementi che fin dall'inizio hanno caratterizzato il culto sul Gargano sono stati determinati, in primo luogo con l'apparizione dell'Arcangelo, e in secondo luogo, dal tipo di natura, come la particolarità dell'insediamento su un'altura, all'interno di una grotta, tra una folta e aspra vegetazione e dalla presenza della stilla, l'acqua miracolosa, che aveva la facoltà di guarire dagli attacchi febbrili. Tutti questi elementi assieme al giorno della dedicazione fissata all'8 maggio, all'episodio del toro e Gargano, che diventò presto un tema molto diffuso nell'iconografia dì tutta Europa, ai miracoli compiuti dall'Angelo sono individuabili nel racconto agiografico di fondazione del santuario pugliese l'Apparito Sancii Michaetis in monte Gargano.
Sia l'operetta agiografica dell'Apparitio in Monte Tumba del Mont Saint -Michel, sia quella della Sacra di San Michele, la Chronica Monasterii Sancti Michaelis Clusini, fanno esplicitamente riferimento all'esperienza micaelica del Gargano e sono numerosi e significativi i punti di contatto fra la tradizione pugliese, normanna e dusina. In particolare il rapporto fra questi più famosi luoghi di culto micaelici medioevali, hanno un particolare rilievo i riferimenti espliciti che la Chronica clusina fa al Gargano e al Mont Saint-Michel. Il più importante riguarda la scelta che fece S.
Michele in Occidente di tre luoghi importanti, nei quali volle apparire per manifestare la sua grandezza:
« (...) Nelle regioni occidentali del mondo l'Arcangelo del Signore scelse per sé tre luoghi in particolare che visitò con luminose appari2ioni proprie e dei suoi (angeli) : primo il monte Gargano, ormai famosissimo in tutta la terra (primum quidem montem illum Garganum toto iam orbi notissimum); secondo quello nei pressi dell'Oceano detto "Ad maris periculum" (secundum circa Oceanum qui dicitur Ad maris periculum ); terzo quello posto tra questi, proprio a metà strada, cioè il monte Pirchiriano (tertium iam in horum medio iustissima mela positum, montem videlicet Pyrchirianum)1"
Risulta da questo stralcio di brano l'intento di porre in continuità ideale, storica e geografica i tre santuari. Questa continuità era sottolineata, quindi, da un vero e proprio pellegrinaggio ai luoghi dell'Arcangelo, di oltre duemila chilometri che attraversava e univa quasi tutta l'Europa occidentale.
Quello che si è approfondito in questa tesi sono Ì numerosi significati e le differenti simbologie legate agli elementi caratterizzanti la tipologia dell'insediamento micaelico e il culto dell'Arcangelo.
A partire dalla figura di Michele, questo angelo incorporeo e maestoso, una sorta di "collage" incarnante tutta una serie di attributi simbolici derivanti da antichi miti pagani e culti indigeni2, che ha un ruolo da protagonista nei racconti di fondazione, infatti, è luì a scegliere il luogo e lo spazio specifico per il proprio culto; a chiedere la costruzione di una chiesa, a fondarla e a consacrarla personalmente; a renderla sacra con le sue apparizioni; a lasciare o mandare i segni della propria presenza.
Le tre operette, inoltre, presentano un caratterizzazione di Michele non molto uniforme e più o meno comprensiva di qualità e attributi presenti nell'Antico
In Chronica sancti monasterii clusini, 2, p. 960-961.
In molti casi si ha un assorbimento da parie di S. Michele di antichi culti pagani, a partire da Mercurio, con il quale si hanno numerosi elementi in comune, come la tradizione di dedicargli alcune montagne, dal dio Apollo, Mithra, Odino, Osiride e da due dei locali Calcante e Podalirio. Un aspetto del culto micaelico è inoltre, quello di annidarsi, entro templi pagani esanguetti.
Testamento e nel Nuovo Testamento. Mentre il S. Michele garganico è essenzialmente un guerriero e medico, quello francese e soprattutto quello clusino appare nelle vesti dello psicagogo, dello psicopompo, del liturgo e come protettore del popolo ebraico e cristiano. Nella tesi, a questo proposito, si è dedicata una parte molto approfondita alle diverse iconografie dell'Arcangelo che lo hanno caratterizzato nell'Alto Medioevo, oltre che un capitolo sul significato delle figure angeliche e arcangeliche.
Un altro elemento fondamentale nella definizione dell'insediamento micaelico è la montagna e tutte le simbologie cosmiche celesti richiamanti in modo diverso la simbologìa dell'ascensione. La montagna aderisce ad un particolare simbolismo che caratterizza diverse religioni, essa è quasi un punto d'incontro tra cielo e terra, tra il visibile e l'invisibile, e si carica, come scrive Mircea Eliade, «di una sacralità naturale che si esprime per mezzo del simbolismo del centro e dell'ascensione purificatoria3».
La montagna non deve essere considerata come una singola entità, ma si collega strettamente con gli altri fenomeni naturali come la grotta, il bosco e l'acqua risanatrice, che non sono elementi accessori della simbologìa del culto micaelico, ma sue parti integranti e fondamentali.
La montagna con la sua pluralità di significati e funzióni, ha costituito il motivo più presente nella storia del culto micaelico in Europa, e questo grazie, soprattutto, all'esperienza del culto micaelico sul monte Gargano. In seguito all'apparizione dell'Angelo sul promontorio pugliese furono edificate le chiese all'Arcangelo, quasi in ogni contrada d'Europa, su luoghi elevati, molto spesso all'interno delle grotte, nei pressi dì fonti o corsi d'acqua e anche in mezzo ai boschi.
La montagna e tutte le alture, assieme agli altri elementi caratterizzanti il culto micaelico, quindi, appaiono come luoghi privilegiati dell'Arcangelo e dall'Arcangelo.
3 MIRCEA ELLADE, Trattato di storia delle religioni, Torino 1954, p. 111.
Per quanto riguarda la similitudine dal punto di vista architettonico è stata indirizzata l'attenzione sul santuario garganico del VII secolo per poter individuare gli elementi caratterizzanti della grotta e vederli riproposti in quelli del Mont Tombe. Questi elementi, erano costituiti da due altari, quello delle Impronte, cioè dove l'Angelo aveva lasciato i segni della sua presenza impressi nella Cavernetta, che l'Apparitio definisce ecclesia Apodonia, e quello del "palliolo", l'altare contenuto nella cavità più grande della grotta, indicata dalla stessa Apparitio come basylica grandis, dalle due cavità che sorgevano a quote sfalsate; dal grosso diaframma roccioso, che, separandole sottolineava in maniera evidente la divisione della caverna in due zone.
Anche il muro centrale del primo impianto normanno concorre, insieme con le due absidi, i due altari e le due tribune, a definire la fisionomia del santuario voluta dal vescovo Oberto, e cosa fondamentale a renderlo nei suoi tratti distintivi, immagine di quello del Gargano.
Nell'abbazia normanna si assiste, quindi, allo sviluppo di nuovi spazi di culto fondati sulla roccia sulla la cima della montagna, secondo il principio architettonico di affiancare le chiese sfruttando al massimo il ristretto spazio disponibile.
Anche nell'abbazia clusina si assiste al tema delle cappelle affiancate, che richiamano la soluzione della chiesa francese.
L'approccio comparativo fra i tre santuari ha evidenziato un radicato rapporto di tipo storico-culturale e filiale4 tra il Gargano e Mont-Saint-Michel, e un rapporto dì comunione tra il Gargano, Mont-Saint-Michel e la Sacra di S. Michele, proponendo un modello di santuario, che nelle sue linee simboliche e architettoniche essenziali si rifaceva a quello pugliese.
Questi rapporti sono esplicitati nella Reuelatio francese, come l'intenzione del vescovo Oberro di costruire la chiesa normanna uguale a quella garganica, a guisa di cripta, e il prelevamento delle reliquie dal Gargano da parte di alcuni monaci di Mont Saint-Michel
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