I materiali del '900: il klinker di produzione italiana
Alice Floris
I materiali del '900: il klinker di produzione italiana.
Rel. Daniela Bosia, Lorenzo Savio. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2016
Abstract
INTRODUZIONE
A partire dal Novecento, con la produzione industriale ormai pienamente avviata, anche i materiali da costruzione iniziarono a passare da prodotti artigianali a prodotti in serie uniformi tra loro e soggetti a standard. In particolare il periodo tra i due conflitti mondiali fu un momento di grande produzione architettonica e sperimentazione. Nel panorama delle costruzioni materiali come il ferro e il vetro, uniti all'innovazione portata dal calcestruzzo, rivoluzionarono il modo di costruire e l'estetica dell'architettura stessa con montaggi più rapidi, spessori più esili e luci maggiori.
La possibilità di risolvere la funzione strutturale mutò e come diretta conseguenza mutò anche la pelle. I materiali utilizzati per questo erano nuovi o semplicemente già esistenti ma connessi a nuovi usi o espressioni. Infatti si scoprirono usi che si allontanavano dal tradizionale.
Soprattutto in Italia, intorno agli anni Trenta, si partì con la ricerca di nuove tecnologie. Si cercarono materiali e tecnologie in grado di rispondere alle nuove esigenze dei progettisti ed ecco che in commercio arrivarono materiali nuovi, anche sulla spinta delle politiche di autarchia del periodo. Alcuni di questi sono: il Linoleum, l'Aluman, l'intonaco Terranova, il vetro-cemento, il Plimax, l'Anticorodal, il vetro Securit, la Lincustra, la Litoceramica, la pittura Muralina, i profili ferrofinestra, l'Eraclit, il Buxus, la Bachelite e tanti altri.
A questi materiali innovativi si affiancavano anche i materiali della tradizione come ad esempio la pietra, il legno ed i marmi.
Dietro ogni scelta architettonica, dietro la scelta di ogni materiale, si celavano motivazioni con una forte carica simbolica ed estetica, oltre a quelle funzionali e costruttive. Ad esempio nella filosofia del regime fascista i materiali divenivano simbolo dell'autorità e della potenza del regime. Infatti, in molti scritti dell'epoca, i materiali vengono definiti come eterni, incorruttibili e razionali. Secondo quest'ottica dovevano rimanere immuni al passare del tempo, così come doveva durare per sempre il regime stesso.
La resistenza di questi materiali doveva essere affiancata da un linguaggio spesso razionale, dovevano essere asettici, per apparire all'utente come perfetti. Per questo motivo le operazioni di manutenzione e di pulizia dovevano essere ridotte al minimo, poiché tra le caratteristiche immancabili di questi materiali troviamo: velocità e facilità della messa in opera, possibilità di sostituzione, necessità di pochissima manutenzione ed alta igiene. Inoltre si prediligeva una produzione di tipo industriale in quanto ritenuta esempio di precisione, controllo ed organizzazione.
È in questo contesto che Giuseppe Pagano, tra le pagine di "Casabella" ed "Edilizia Moderna", parlò di quella che definì la "poesia del materiale" riferendosi ai materiali ed alla loro potenza espressiva come mezzo per dare forma alla fantasia degli architetti, ma anche come simbolo di perfetta funzionalità ed armonia tra l'interno e l'esterno.
Oggi, sempre più spesso, ci troviamo a mettere mano su architetture che appartengono a questo passato non troppo lontano da noi, ma allo stesso tempo scaturite da un contesto diverso e da approcci alla costruzione differenti.
In fase di analisi di queste costruzioni ci si può trovare davanti a scenari che richiedono un particolare approccio metodologico perchè magari si ha dinnanzi un materiale o una tecnologia, oggi non più utilizzati, ma su cui è necessario intervenire per fini di restauro o recupero.
Nel caso in cui ci si trovi ad intervenire per il recupero di un'architettura di quel periodo spesso ci si trova ad operare nell'incertezza quando invece, bisognerebbe avere piena coscienza. Per farlo però è necessario avere una notevole conoscenza tecnica dei materiali in atto in modo da comprendere quale sia la strada migliore per intervenire. Insomma bisogna avere chiaro quali sono le caratteristiche tecniche di quel materiale, quali i metodi migliori per metterlo in opera e quali le problematiche in cui si può incappare.
Oggi tendiamo a catalogare ogni singola informazione e ci basta una semplice connessione internet per entrare in una vasta biblioteca virtuale in cui trovare dati relativi ai materiali odierni. La tecnologia dei materiali e le nuove conoscenze acquisite in questo campo hanno consentito al mondo dell'architettura di compiere passi enormi. Sui materiali odierni abbiamo a disposizione una grande quantità di informazioni, soprattutto tecniche, che consentono ai professionisti di operare le scelte più consone nel momento in cui vanno ad adoperarli. Tuttavia la situazione prende un'altra piega quando si va a parlare di Materiali Moderni.
La presenza di scarse informazioni sui materiali del Novecento spesso ci porta a non sapere come operare con un determinato materiale o una determinata tecnologia, poiché reperire informazioni a riguardo può diventare complesso. Queste difficoltà possono essere connesse a differenti motivazioni, ad esempio le informazioni a disposizione dei professionisti sono scarse perché ad oggi sono arrivati solo pochi documenti a riguardo, oppure le aziende produttrici sono fallite. Si può quindi incappare in ricerche lunghe ed estenuanti senza garanzia di risultato.
Una strada possibile per comprendere il materiale, oltre alla ricerca bibliografica, può essere andare ad analizzare casi in cui è stato applicato in passato, ma anche questo può dar luogo ad una lunga ricerca che potrebbe anche rivelarsi vana.
Uno dei materiali che caratterizza il periodo tra i due conflitti mondiali è il klinker, già presente nei Paesi del nord Europa ed arrivato in Italia con notevole ritardo. Qui viene reinterpretato con alcune varianti, ma mantenendo sempre caratteristiche coerenti con il prodotto originario.
Nacquero così prima la Litoceramica Piccinelli e, a poca distanza, il Klinker Concolor.
Questo lavoro di tesi si concentra sullo studio del klinker in Italia, in particolare nel periodo tra le due guerre mondiali. Così da consentire ai professionisti di oggi e di domani di avere le necessarie conoscenze per un corretto approccio al materiale. Nell'ottica di contribuire alla realizzazione di una banca dati sui Materiali Moderni, utilizzabile dai professionisti per reperire informazioni utili ad affrontare interventi su architetture in cui sia stato adoperato il klinker.
In questo complesso panorama diventa sempre più impellente la necessità di rendere più immediato e di facile accesso anche il mondo informativo sui Materiali Moderni. Per questo si inizia a parlare di nuovi strumenti che vengono in soccorso dei professionisti come il SIMM: un data base in fase di realizzazione in cui raccogliere informazioni relative ai materiali e alle tecnologie del Novecento.
È attraverso questo strumento che questo lavoro di tesi intende fornire un contributo.
Relatori
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