Prospettive per la gestione di un’infrastruttura ciclabile di livello metropolitano : il caso della “Corona di Delizie” di Torino
Fidel Rivero Niebla
Prospettive per la gestione di un’infrastruttura ciclabile di livello metropolitano : il caso della “Corona di Delizie” di Torino.
Rel. Claudia Cassatella, Luca Staricco. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Pianificazione Territoriale, Urbanistica E Paesaggistico-Ambientale, 2016
Abstract
INTRODUZIONE
La mobilità ciclabile e il cicloturismo sono argomenti che hanno guadagnato negli ultimi anni una posizione di rilievo nel dibattito internazionale inerente la sostenibilità ambientale, lo sviluppo territoriale e paesaggistico di un territorio, così come le ricadute positive di queste per la salute e il benessere delle persone. In Europa l'utilizzo della bicicletta come scelta modale di trasporto ha riscontrato una crescita esponenziale, soprattutto nei contesti urbani, dove si impiega sulle tratte casa-lavoro, o casa-luogo di studio. Gran parte della documentazione scientifica prodotta in questi ultimi anni si è concentrata in questi contesti territoriali, contribuendo in questo modo al l'aggiornamento delle rispettive normative e strumenti di pianificazione e gestione in ambito urbano. Alcuni paesi europei, come la Danimarca e l'Olanda, vantano una lunga tradizione ciclabile e sono riusciti a coniugare nei loro territori la mobilità ciclabile realizzata nei contesti urbani con lo sviluppo del cicloturismo (realizzato soprattutto in contesti extraurbani). In Italia, al contrario, dove questo approccio integrato e più recente, lo studio di questa attività si è concentrato soprattutto nelle grandi urbanizzazioni.
Recenti accordi istituzionali fra Stato e regioni hanno però spinto l'attività cicloturistica in questa direzione, muovendo in tal modo i primi passi verso la creazione di una rete ciclabile nazionale per lo sviluppo di questo ramo della mobilità ciclabile. Questa iniziativa però deve tener conto dell'infrastruttura ciclistica territoriale esistente frutto di anni di pianificazione settorializzata e circoscritta dentro dei confini comunali. Progetti pilota per la creazione di una rete nazionale sono stati lanciati in questi ultimi anni e sono in via di sviluppo, con l'obiettivo di superare i confini comunali delle loro reti e garantire un collegamento di queste a livello regionale (addirittura sovraregionale in alcuni casi). Fra le più importanti problematiche riscontrate che ostano il raggiungimento di tale scopo c'è l'impossibilità di garantire uno standard di progettazione e gestione omogeneo per tutta la rete in questione a causa della distribuzione vigente delle competenze in materia di pianificazione.
Attualmente sono reperibili un gran numero d'informazioni, studi e report che fanno riferimento a casi di studio simili di pianificazione territoriali d'infrastruttura ciclabile. La maggior parte di queste informazioni però fa riferimento soprattutto al carattere progettuale ed esecutivo delle piste ciclabili, tralasciando nella gran parte dei casi l'aspetto gestionale. La creazione di piste ciclabili viene intesa come il fattore principale da realizzare per garantire l'approccio alla mobilità ciclistica (Staricco e Davicco, 2006). Eppure, anche postulando la soluzione del problema infrastrutturale, alcune domande rimangono aperte: cosa succede dopo che l'infrastruttura è stata realizzata? Quali organi e a che livello istituzionale dovrebbero assumersi la responsabilità della sua gestione? quali sono le azioni necessarie dopo la costruzione dell’infrastruttura?
La risposta può essere trovata nella finalità per cui sono state costruite queste infrastrutture e nell'analisi degli obiettivi cui sono destinate. Il cicloturismo attribuisce un maggior peso alla realizzazione del percorso che alla sua finalità, inserendo in primo posto il viaggio con rispetto alla destinazione (Di Marcello, 2016). La fruizione dell'infrastruttura ciclabile dovrebbe essere pertanto lo step successivo alla "creazione" della rete e questa può essere ottenuta solo attraverso un coordinato processo gestionale della stessa che garantisca le attività turistiche realizzate (Tira e Zazzi, 2007).
Lo scopo di questo lavoro di tesi è ipotizzare, mediante l'analisi del caso di studio torinese "Corona di Delizie" in bicicletta e le specifiche problematiche derivanti del suo funzionamento, le prospettive necessarie indirizzate verso un processo gestionale unitario. 1 possibili scenari gestionali proposti terranno in considerazione la scale di riferimento adatte per l'attribuzione delle competenze gestionali, considerando inoltre le recentemente istituite Città Metropolitane come scala intermedia fra comuni e regioni, ma anche la possibile attribuzione al settore privato di competenze gestionali attraverso le diverse tipologie di contratti di gestione.
Il lavoro di tesi consta di tre parti, ed a ognuna verrà attribuito uno specifico obiettivo. La prima parte del lavoro "Mobilità sostenibile e pianificazione territoriale" analizzerà il concetto di mobilità sostenibile nel modo in cui viene descritto dalla letteratura scientifica e dai manuali d'indirizzo e sviluppo comunitario dell'Unione Europea e il ruolo che svolge la bicicletta all'interno di questa categoria di trasporto. Saranno evidenziati quali sono i benefici derivanti dall'utilizzo della bicicletta e il suo riscontrati impatto sul territorio. Saranno discussi anche i principali aspetti della mobilità ciclabile presenti nella normativa europea e nazionale di riferimento alle diverse scale della pianificazione territoriale così come i principali finanziamenti cui questa fa riferimento. Questa prima parte del lavoro dovrebbe delineare i criteri base di riferimento (normativo e nella letteratura scientifica) per affrontare l'analisi del caso di studio.
La seconda parte "Il circuito torinese della Corona dì Delizie in bicicletta" analizzerà lo specifico caso di studio con l'aiuto degli strumenti euristici esposti nella prima parte del lavoro. Saranno realizzate due tipologie d'analisi distribuite in due capitoli, il primo indirizzato alla conoscenza del percorso, le reti d'appartenenza e la sua vision, attraverso i materiali e le informazioni reperibili e il secondo attraverso i risultati della realizzazione di uno studio di campo del percorso, suddiviso in due uscite con la bicicletta. Lo studio di campo permette di mettere in evidenza non solo lo stato di fatto effettivo del percorso, ma anche le sue problematiche e l'offerta di servizi e attrezzature presenti sul territorio. La seconda parte di questo lavoro di tesi si concluderà con la realizzazione di una tabella SWOT dove verranno evidenziate di maniera complessiva i fattori da prendere in considerazione per lo sviluppo dei possibili scenari di gestione.
La terza parte "Indirizzi verso una gestione innovativa" concluderà questo lavoro di tesi proponendo due possibili scenari di sviluppo per affrontare i problemi derivanti della gestione di questo percorso ciclabile. Ogni scenario attribuirà la gestione a un soggetto diverso: il primo scenario sarà sviluppato attraverso la redistribuzione di questi compiti e competenze nella pubblica amministrazione, prendendo come punto d'appoggio la Città Metropolitana di Torino e il secondo scenario attribuirà, con una scelta innovativa, le competenze gestionali a un soggetto privato, prendendo come modello di riferimento le concessioni autostradali in Italia. La terza parte del lavoro è mirata a stabilire possibili modelli di sviluppo applicabili in altri contesti e percorsi ciclabili, più che ad attribuire le competenze a uno specifico attore. L'obiettivo nel design di questi scenari è possano essere riprodotti, in un'ottica comparativa, nell'individuazione dei soggetti competenti in contesti territoriali compatibili, avendo cura delle specificità annerenti ad ogni territorio.
La valutazione delle caratteristiche e delle problematiche riscontrate nel percorso sono state analizzate seguendo i criteri individuati nel manuale Olandese Sign for thè bike. Desing manual for a cycle friendly infrastrutture elaborato dal Centre for research and Contract Standardization in Civil an Traffìc Engineering (CROW, 1994) e ripresi nel libro Pianificare le reti ciclabili territoriali (Tira e Zazzi, 2007). I criteri adottati per le analisi di campo e che definiscono il metodo di lavoro sono: "coerenza", "linearità", "piacevolezza", "sicurezza" e "comfort". Dalla realizzazione del lavoro di campo è emersa la necessità di aggiungere ai criteri riscontrati nei manuali un sesto e ultimo criterio d'analisi. Il criterio "interferenze" è un apporto originale di questo lavoro di tesi e che ha lo scopo di individuare tutti quegli elementi naturali o antropici che influiscono di maniera negativa nel corretto funzionamento del percorso ciclabile.
Per la realizzazione degli scenari di gestione è stata valutata la mobilità ciclabile seguendo la struttura d'analisi proposta nel concetto di "motilità", così come enucleato dal sociologo Vincent Kaufmann (2004), il cui lavoro è stato recentemente ridiscusso nel libro I turismi in bicicletta come strumenti di sviluppo del territorio: Analisi e prospettive in Europa e in Italia (Di Marcello, 2016). Secondo questo concetto la mobilità ciclabile coerentemente a quanto è emerso nel nostro caso di studio, il percorso ciclabile "Corona di Delizie" in bicicletta deve essere visto come il frutto dell'unione di tre fattori complementari: "infrastruttura" che denota la specifica rete di percorsi ciclabili nel territorio, "accessibilità" che determina il modo di fruizione ed accesso alla stessa e per ultimo ma non meno importante "competenze / rappresentazione" un elemento che stabilisce la necessità di conoscenza e diffusione mediatica del percorso.
Relatori
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