Aqua sanatrix: stabilimenti idroterapici in Italia
Michele Deregibus
Aqua sanatrix: stabilimenti idroterapici in Italia.
Rel. Anna Marotta. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2005
Abstract
DA UNA ESPERIENZA PERSONALE A UNA TESI DI LAUREA IN ARCHITETTURA SUGLI STABILIMENTI IDROTERAPICI IN ITALIA.
L'idea di effettuare una tesi per una laurea in Architettura sugli stabilimenti idroterapici italiani ha origini alquanto particolari e del tutto personali.
La vicenda inizia all'inarca cinque anni fa, esattamente nel novembre del 2000. Un venerdì sera, come di consueto, prendo la mia autovettura per andare a trovare amici. Giunto sotto la loro abitazione, li attendo in macchina per andare insieme in un locale. Mentre sono seduto ad aspettarli, all'improvviso mi coglie un dolore atroce dietro alla testa, del tutto simile a una scossa. Impaurito, incomincio a tremare e, non sapendo come reagire, decido di alzarmi lentamente in piedi. Non appena mi reggo sulle gambe la fitta alla testa mi scompare. Per non fare preoccupare gli amici, che nel frattempo stavano sopraggiungendo, mi risiedo nell'auto. Dopo qualche istante il terribile dolore dietro alla testa si ripresenta ancora più intenso di prima. Preso dallo sconforto, racconto tutto agli amici che gentilmente mi accompagnano a casa. Spiego l'accaduto ai miei genitori e l'indomani vengo ricoverato nel reparto di neurologia dell'ospedale "Santo Spirito" di Casale Monferrato per accertamenti... inizia così il mio lungo peregrinare tra ospedali e medici di tutta Italia.
Fatti esami neurologici di ogni genere per escludere il rischio di una sclerosi multipla (T.A.C, T.A.C. alla cervicale con cerniera occipitale, R.M.N., elettroencefalogramma, esami vestibolari, radiografie varie, elettromiografia, esame dei potenziali evocati,...), mi viene diagnosticata da un primario neurologo di Milano una malocclusione mandibolare.
Effettuate le terapie necessarie per ben due anni per curare questo tipo di malattia, non si nota nessun beneficio e nel frattempo la mia situazione psico-fisica continua a peggiorare. Mi viene allora consigliato da uno gnatologo (medico specializzato nella cura di malocclusioni mandibolari) di fare ulteriori accertamenti radiologici alla colonna vertebrale, visti i ripetuti insuccessi delle cure gnatologiche.
Non appena effettuate le lastre, i radiologi rimangono sconvolti dagli esiti: la mia colonna vertebrale, in maniera particolare il tratto cervicale, presenta numerose malformazioni dovute, secondo i medici, a traumi avuti in passato (tamponamenti, cadute, forti colpi durante attività sportive...). Mi viene allora consigliato dì tralasciare le terapie gnatologiche e curare la colonna vertebrale.
Vengo indirizzato da un chirurgo argentino, osteopata e omeopata che riceve a Pavia. Questi, dopo una visita preliminare, mi assicura la guarigione dicendomi che soffro di ernie del disco alla cervicale. La cura è costituita da lievi manipolazioni alle vertebre, effettuate con l'ausilio delle mani e dei gomiti, dalla somministrazione di erbe contro i disturbi allo stomaco e all'intestino conseguenti al dolore cervicale e, infine, da impacchi con panni imbevuti in acqua calda, frequenti docce e bagni bollenti quando il dolore si acutizza... è la prima volta nella mia vita che scopro gli effetti terapeutici dell'acqua, prima di allora da me usata esclusivamente a scopo alimentare e igienico.
Dopo circa cinque sedute, una alla settimana, la mia situazione fisica è nettamente migliorata e io torno a fare la mia vita normale. Proprio il medico argentino, visto il legame di amicizia che si è nel frattempo tra di noi instaurato e sentito che io sto per svolgere una Tesi di Laurea in Architettura, mi consiglia di concentrare la mia attenzione sul potere idroterapico dell'acqua. Incomincio allora a compiere studi e approfondimenti sugli stabilimenti idroterapici.
Le ritempranti acque fredde, le sananti acque minerali, le rassicuranti acque calde, cariche di vapori emollienti, tramandano una storia millenaria di pratiche terapeutiche, ma anche edonistiche e addirittura sensuali. Durante le mie ricerche preliminari per lo svolgimento della Tesi noto, con un certo stupore, la ricchezza di trattazioni in campo architettonico sugli stabilimenti idroterapici storici, ma quasi la totale carenza di studi su quelli più recenti e funzionanti oggi in Italia. Decido, quindi, di concentrare la mia ricerca sull'architettura, sui cromatismi e sulle decorazioni degli stabilimenti presenti attualmente in Italia e tutt'oggi in funzione. Gli anni presi in considerazione sono a partire da quelli a cavallo tra Ottocento e Novecento, quando l'idroterapia conosce un boom senza precedenti. Alle cure vere e proprie, di cui si conoscono le virtù terapeutiche fin dall'antichità, si aggiungono allora attività mondane e ricreative che danno a quei luoghi fama e prestigio, come dimostrano, tra l'altro, le vestigia di architetture grandiose dei primi anni del Novecento. Attualmente il mutato rapporto con il tempo libero, le nuove esigenze di qualità della vita e il culto sempre più affermato del corpo creano le premesse indispensabili al rilancio e alla rivalutazione di questo ricchissimo patrimonio.
Tale argomento è affascinante ed equivoco al tempo stesso, né altrimenti avrebbe potuto essere dal momento che il rapporto fisico con l'acqua, in tutte le sue forme, da quella sorgiva a quella marina, nella storia è caratterizzato da una molteplicità di pratiche e riti legati alle sue valenze simboliche e culturali. Le fonti da un lato rivelano qualità sacre, lustrali e terapeutiche, magiche e fecondanti, dall'altro simboleggiano il piacere come acquisizione di uno stato di benessere e di voluttuoso abbandono al rapporto primordiale con la natura che, proprio nelle fonti o nell'indifferenziata massa marina, rivela il suo aspetto rigenerante, tonificante e purificatore. Il soggetto fruitore e l'indispensabile protagonista di questo rapporto è, ovviamente, il corpo con le rappresentazioni che nei secoli determinano le modalità di vivere e percepire la fisicità in relazione al piacere e al dolore. L'atletismo e il militarismo si coniugano nelle terme dei romani, ma vi fioriscono anche il gioco e la lettura, la conversazione e la filosofia. L'erotismo prevale in epoca umanistica e caratterizza gli equivoci bagni di vapore nelle "stufette" private di potenti e nelle malfamate stufe pubbliche, occasione di amplessi mercenari e di cure estetiche, mentre l'idrologia medica, con alterne fortune, studia e prescrive i vari tipi di acque per la cura di diverse affezioni. In un campo così vasto, l'indagine interdisciplinare di questa tesi, pur considerando le suggestioni arcaiche e le derivazioni culturali, si concentra sul secolo scorso e in particolare sull'aspetto idroterapico, architettonico, cromatico e decorativo degli stabilimenti italiani. In tale periodo si assiste, infatti, alla progressiva e sempre più netta separazione - conseguente ai ritmi della produzione industriale - fra il tempo del lavoro e il tempo del riposo; il tempo libero dedicato alla vacanza si estende a fasce di popolazione sempre più ampie fino a divenire un fenomeno di massa, con l'introduzione dell'obbligo di pagare le ferie ai lavoratori. Con il lento processo che conduce dalle goldoniane smanie per la villeggiatura al turismo sociale del regime fascista fino a quello consumistico dei giorni nostri, si sviluppa anche una concezione di benessere fisico e di cura del corpo, moda e sport, che è indissolubilmente legata all'esperienza della natura, alla cura delle acque e alla fuga dal quotidiano. Nella tesi il corpo curato viene studiato nel contesto e nella storia dell'ambiente idroterapico al fine di far affiorare il binomio natura - cultura delle acque anche in rapporto al crescente mercato del turismo per cura e svago. Pur partecipi di un unico humus culturale, la storia delle acque fa riaffiorare antichi culti delle fonti, evidenzia il passato delle singole comunità e l'utopia di caparbi imprenditori che hanno voluto creare degli angoli di paradiso nel nostro territorio per restituire la serenità e la salute al popolo dei bagnantisue forme, da quella sorgiva a quella marina, nella storia è caratterizzato da una molteplicità di pratiche e riti legati alle sue valenze simboliche e culturali. Le fonti da un lato rivelano qualità sacre, lustrali e terapeutiche, magiche e fecondanti, dall'altro simboleggiano il piacere come acquisizione di uno stato di benessere e di voluttuoso abbandono al rapporto primordiale con la natura che, proprio nelle fonti o nell'indifferenziata massa marina, rivela il suo aspetto rigenerante, tonificante e purificatore3. Il soggetto fruitore e l'indispensabile protagonista di questo rapporto è, ovviamente, il corpo con le rappresentazioni che nei secoli determinano le modalità di vivere e percepire la fisicità in relazione al piacere e al dolore. L'atletismo e il militarismo si coniugano nelle terme dei romani, ma vi fioriscono anche il gioco e la lettura, la conversazione e la filosofia. L'erotismo prevale in epoca umanistica e caratterizza gli equivoci bagni di vapore nelle "stufette" private di potenti e nelle malfamate stufe pubbliche, occasione di amplessi mercenari e di cure estetiche, mentre l'idrologia medica, con alterne fortune, studia e prescrive i vari tipi di acque per la cura di diverse affezioni4. In un campo così vasto, l'indagine interdisciplinare di questa tesi, pur considerando le suggestioni arcaiche e le derivazioni culturali, si concentra sul secolo scorso e in particolare sull'aspetto idroterapico, architettonico, cromatico e decorativo degli stabilimenti italiani. In tale periodo si assiste, infatti, alla progressiva e sempre più netta separazione - conseguente ai ritmi della produzione industriale - fra il tempo del lavoro e il tempo del riposo; il tempo libero dedicato alla vacanza si estende a fasce di popolazione sempre più ampie fino a divenire un fenomeno di massa, con l'introduzione dell'obbligo di pagare le ferie ai lavoratori. Con il lento processo che conduce dalle goldoniane smanie per la villeggiatura5 al turismo sociale del regime fascista fino a quello consumistico dei giorni nostri, si sviluppa anche una concezione di benessere fisico e di cura del corpo, moda e sport, che è indissolubilmente legata all'esperienza della natura, alla cura delle acque e alla fuga dal quotidiano. Nella tesi il corpo curato viene studiato nel contesto e nella storia dell'ambiente idroterapico al fine di far affiorare il binomio natura - cultura delle acque anche in rapporto al crescente mercato del turismo per cura e svago. Pur partecipi di un unico humus culturale, la storia delle acque fa riaffiorare antichi culti delle fonti, evidenzia il passato delle singole comunità e l'utopia di caparbi imprenditori che hanno voluto creare degli angoli di paradiso nel nostro territorio per restituire la serenità e la salute al popolo dei bagnantiche vi sarebbero recati per trovare benessere. Le acque come connettivo culturale e ambientale ci offrono, dunque, un criterio inconsueto di lettura del territorio, svelano un legame con esso profondo, arcaico e al tempo stesso attualissimo, perchè propongono la necessità di conoscere, conservare e valorizzare il bene ambientale, non solo come impegno di civiltà, ma anche come risorsa culturale e terapeutica. Proprio verso tale ottica si rivolge l'attenzione di questa tesi che si pone come obbiettivi fondamentali di ricerca quelli di analizzare il territorio italiano sotto il punto di vista delle sorgenti e dell'acqua marina con gli stabilimenti a essi connessi, cercare le principali matrici culturali che influenzano lo sviluppo di specifiche strutture rispetto ad altre fino ad arrivare a una accurata e attenta analisi dal punto di vista architettonico, cromatico e decorativo degli stabilimenti idroterapici italiani.
Relatori
Tipo di pubblicazione
Corso di laurea
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