Proposta per il riuso di Casa Rassat in Aosta
Federica Nitri
Proposta per il riuso di Casa Rassat in Aosta.
Rel. Enrico Moncalvo, Monica Naretto. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio, 2016
Abstract
INTRODUZIONE
L'oggetto di questo lavoro prende spunto dall'attività di tirocinio da me svolta durante il secondo anno della Laurea Magistrale in Architettura per il Restauro e la Valorizzazione del Patrimonio.
Al momento della ricerca della sede dello stage, avevo piacere di proporre un'azienda sita nella mia regione, la Valle d'Aosta, per potermi confrontare con un territorio alternativo a quello piemontese, già ampiamente indagato durante gli atelier progettuali proposti dal Politecnico di Torino, oltre che per ragioni affettive. La scelta dell'azienda ospitante è ricaduta sulla Soprintendenza ai beni e alle attività culturali di Aosta, e, in particolare, la sede dove ho portato avanti l'attività è stata la struttura dirigenziale "Patrimonio Archeologico". Dopo un primo colloquio, il dirigente, l'Arch. Gaetano De Gattis, mi ha proposto come tema lo studio e la collaborazione alla stesura dei rilievi e di un progetto preliminare di un fabbricato di proprietà regionale denominato Casa Rassat, presso il sito archeologico del Teatro Romano. L'edificio è inserito nello studio di fattibilità "Aosta Est" (redatto dall'Arch. Andrea Bruno e approvato con deliberazione di Giunta regionale n. 726 del 14 marzo 2008) che si propone di rispondere al desiderio di conoscere e di valorizzare una serie di ambiti inseriti in un tessuto urbano e archeologico unico, quello della fascia nord orientale della città di Aosta. Ovviamente, le condizioni politiche ed economiche della regione hanno subito profondi cambiamenti dal 2008 e, ad oggi, nonostante la richiesta di fondi europei per poter avviare alcuni degli interventi previsti, restano ancora grandi incertezze sull'effettivo sviluppo e realizzazione dei lavori.
Ciononostante, sono stata particolarmente affascinata dal fatto che, per la prima volta, ho avuto la possibilità di approcciarmi alla mia città in un modo completamente diverso, abbandonando (senza dimenticare) i panni del residente e vestendo quelli dell'architetto. Chi visita Aosta, infatti, rimane spesso sorpreso ed incantato dalla presenza di tanti monumenti di epoca romana e medievale così ben conservati, ma devo ammettere che la percezione che gli abitanti hanno di tali testimonianze manca di una totale consapevolezza, lo stessa riconosco, con dispiacere, di aver sempre "sottovalutato" il tessuto urbano ed il suo patrimonio ma, grazie al tirocinio e, in generale allo sguardo critico maturato durante il mio percorso universitario, ho iniziato ad osservare con curiosità ed attenzione la città, riscoprendone peculiarità e potenzialità.
Per questo motivo, ho deciso di indagare nuovamente l'area nord orientale, intendendo il progetto Bruno come l'ultima proposta relativa alla suddetta zona da cui ripartire per apportare nuove riflessioni sul tema.
Il mio approccio progettuale tuttavia non parte da una visione di insieme focalizzata su diversi ambiti bensì analizza minuziosamente un singolo tassello, la Casa Rassat, anche (e soprattutto) grazie alla mia posizione di tirocinante che mi ha permesso di accedere facilmente al relativo materiale storico ed archivistico.
Ho organizzato il contenuto in due macro temi principali, il progetto di conoscenza e il progetto di restauro, corredati da finali conclusioni ed elaborati in allegato e basati su tre livelli di indagine: la città, l'area nord-orientale, il singolo edificio. La prima parte è dedicata alla conoscenza storica degli sviluppi urbanistici e socio-culturali della città. Ho studiato la situazione urbana dell'area nord orientale di l'area del Teatro romano, su un arco tempcoli per osservarne le mutazioni e comprendere qualiche che l'ha oggi, ovvero una zona poco relazionata coto urbano, quasi a definirsi un non luogo. Partendo datici oressarono |a città, ho poi analizzato l'e filologico per le strutture archeologiche che sicultudel XIX secolo, con specifico riferimento o D'Andrade nella tutela del patrimonio storico e artine, ho riflettuto sugli interventi di liberaziovanti tra gli anni Venti e Quaranazioni sullo stato di fatto della zona A fronte dei suddetti studi e dell'osservazione dei documenti iconografici che hanno ritratto l'evoluzione di questo settore cittadino) sono rimasta colpita ed incuriosita dalle tante casupole a ridosso del Teatro che sembravano sorreggerlo, enfatizzandone |e grandi proporzioni. Demolite, appunto, a partire dagli anni Venti per liberare il monumento, di queste strutture è, però, rimasta Casa Rassat il cui fronte nord ospita una grande specchiatura intonacata e decorata con |a pianta di Augusta Praetoria (ad oggi, poco visibile), in linea con la Propaganda fascista di esaltazione della romanità dell'epoca. E' proprio questa porzione dell’edificio considerata di pregio storico, che il piano Bruno sembra voler demolire per la realizzazione di un dehors con vista. Si ritiene invece che, tra le tante testimonianze presenti nell'area, quella di Maison Rassat possa essere un importante premessa per la rivalutazione dell'area.
Quindi, preso atto delle recenti proposte con intenzioni progettuali anche su edifici minori, la seconda parte racconta il mio progetto sull'area, senza entrare nel merito dei percorsi di visita prettamente archeologici ma proponendo alcuni spunti per un masterplan e affrontando come tema di approfondimento inedito, l'ipotesi di restauro e riuso di Maison Rassat. L'edificio, attualmente a stato di rudere, non denuncia una vocazione aulica, in quanto non presenta pregevoli caratteristiche e/o particolarità architettoniche. Tuttavia, gode di una privilegiata posizione in affaccio verso il Teatro che, però, ad oggi, viste le condizioni dell'immobile, rappresenta più una criticità che un punto di forza, sia per la valorizzazione sia per la fruizione del sito. A mio parere, l'intervento su tale costruzione potrebbe incentivare maggiormente il turismo culturale ad Aosta e, soprattutto ricucire il rapporto quotidiano tra gli abitanti e i monumenti inseriti nel tessuto urbano.
Relatori
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