Villa Aprilia : recupero di un rudere in ambito montano
Elisa De Prà
Villa Aprilia : recupero di un rudere in ambito montano.
Rel. Silvia Gron, Jean Marc Christian Tulliani. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio, 2016
Abstract
INTRODUZIONE
Ogni rudere è avvolto da un alone di mistero, attrae l'interesse dello spettatore curioso e fa intuire una storia di cui, a un primo sguardo, si coglie solo il risultato finale: l'abbandono, la distruzione. Il rudere non è altro che l'ultima fase esistenziale di un edificio, il prodotto del naturale decorso degli eventi, nonché la testimonianza di un mondo passato di cui si può essere solo spettatori. Gli edifici che versano in questo stato hanno spesso una o più storie da raccontare: la scoperta degli intenti che hanno portato alla loro costruzione è un'avventura conoscitiva che può rivelarsi fruttuosa per il recupero funzionale dell'edificio.
Gli edifici, al pari degli esseri viventi, subiscono una trasformazione nel tempo paragonabile a una crescita: entrambi vengono creati e sono soggetti a condizioni sociali, economiche e ambientali che dipendono dal contesto in cui sono stati inseriti; proprio come gli esseri viventi, le architetture giungono alla fine della loro vita e, semplicemente, muoiono. La differenza sostanziale sta nella potenzialità dell'edificio di essere immortale: l'architettura viene così investita del ruolo di documento che attraversa il tempo per
trasmettere un messaggio, un significato che oltrepassa i limiti temporali della vita umana. Sono le persone ad attribuire un significato alle cose, ma il ruolo dell'edificio storico è rappresentato innanzitutto dal suo valore di testimonianza di un tempo remoto: l'edificio, se attivamente conservato, può rappresentare un messaggio per i posteri.
Tra le varie fasi evolutive di una costruzione è interessante svolgere una riflessione in merito alla conservazione degli edifici giunti al loro ultimo stadio esistenziale, quando non ne rimangono che le pareti, la copertura non è più presente e la natura ha quasi avuto la meglio. Nel momento in cui il degrado è arrivato a un tale stadio di avanzamento, la soluzione più semplice sembrerebbe la demolizione e la ricostruzione in loco di un nuovo edificio. Con questa tesi si intende invece dimostrare come anche questo tipo di ruderi merita di essere funzionalmente recuperato attraverso un'operazione universalmente applicabile, senza intaccare il valore di documento rappresentato dall'edificio e al contempo dal suo degrado.
Come oggetto di studio si è scelto un edificio esemplare che presenta le caratteristiche descritte, ma che al contempo appare suggestivo per chiunque lo osservi: Villa Aprilia è un rudere di ridotte dimensioni situato in Valsesia (VC) a circa 2000 m di altitudine. Il rudere presenta un intreccio storico interessante che si rivela essere una delle motivazioni fondamentali per il suo recupero conservativo. Ne consegue una ricerca che si incentra in particolar modo sulle vicende storiche che hanno coinvolto l'edificio privilegiandone così la conoscenza diretta e la contestualizzazione in ambito socio-antropologico.
Un'ulteriore possibilità di riflessione è volta all'eventuale ricerca di fondi per il finanziamento dell'intervento. A tale riguardo si sono andati a toccare argomenti relativi allo spopolamento montano e all'abbandono della pastorizia, questioni che interessano ampiamente l'area oggetto di studio e che permetterebbero l'accesso a fondi di finanziamento nazionale ed europeo per il sostentamento di attività rurali e montane. Si è quindi proposto come soluzione il collegamento carrabile delle valli e l'insediamento di un laboratorio per la trasformazione del latte direttamente in alpeggio.
L'ipotesi d'intervento consiste nel calare all'interno del rudere una struttura indipendente che possa garantire la funzionalità del luogo. Questa operazione comporta il pre-consolidamento delle rovine per poter garantire la loro conservazione nel tempo. La rovina isolata, però, trasformata in oggetto museale, invita solamente a una malinconica contemplazione del passato; invece, con l'inserimento di una struttura autonoma verrà garantito l'utilizzo del luogo e quindi il successo dell'intervento di recupero funzionale. Per effettuare tali operazioni è stata necessaria un'indagine sui materiali di cui è composto il manufatto e successivamente un'analisi delle cause dell'attuale degrado.
Ogni tipo di intervento su delle preesistenze prevede una trasformazione dell'oggetto stesso; questa variazione può essere concettuale o applicata alla destinazione d'uso. Volendo attuare un intervento di tipo conservativo, si andrà ad intaccare il meno possibile l'identità originaria dell'oggetto, ma la sua finalità originaria non sarà più la medesima. Villa Aprilia da residenza privata per le vacanze estive potrebbe diventare un rifugio escursionistico, ovvero un luogo di accoglienza e di ristoro per i viandanti. Oltre al restauro architettonico e fisico dell'edificio si intende attuare un recupero sociale e produttivo finalizzato alla rivalorizzazione dell'intero alpeggio; saranno proposte attività culturali riguardanti la riscoperta storica di Villa Aprila e si avvieranno progetti didattici per coinvolgere le scuole; la realizzazioni di prodotti caseari biologici a Km 0 e la produzione di pane e dolciumi cotti nel forno a legna permetterà un contributo economico per la gestione del rifugio. Si propone un intervento compatibile con l'ambiente d'inserimento: tutte le scelte compositive sono state ponderate in base all'adeguatezza con le preesistenze locali; le tecnologie e i materiali selezionati sono compatibili con l'artigianato valsesiano in quanto prodotti in loco da singoli o ditte specializzate. Si propone così una sorta di rifugio a Km 0.
Relatori
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