Patrimonio archeologico e geomatica : integrazione di metodi aerei e terrestri per il Martyrion di San Filippo a Hierapolis di Frigia
Gaia Rivoiro
Patrimonio archeologico e geomatica : integrazione di metodi aerei e terrestri per il Martyrion di San Filippo a Hierapolis di Frigia.
Rel. Antonia Teresa Spano', Filiberto Chiabrando. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio, 2016
Abstract
INTRODUZIONE
La Geomatica per i beni culturali
Il concetto di bene culturale nasce nell'Ottocento con lo sviluppo di una maggiore consapevolezza e attenzione verso le testimonianze storiche come rappresentazioni dello sviluppo della civiltà e per questo valevoli di salvaguardia. Incontri, teorie e studi di ingegneri e architetti a livello internazionale sfociano nella necessità di dettare alcuni principi comuni a favore della conservazione e della tutela dei beni culturali. Tali principi vengono esplicitati per la prima volta, attraverso la stesura della carta di Atene al I Congresso Internazionale degli Architetti e dei Tecnici dei Monumenti Storici nel 1931.
La carta di Atene è composta da dieci paragrafi che vogliono essere punti di riferimento e consiglio per i governi dei singoli Stati, con la prospettiva di integrazione delle relative legislazioni, ma anche di collaborazione e uniformità internazionale per la tutela e il restauro dei beni. I principi sottolineano l'importanza della cura del proprio patrimonio come bene pubblico e della sua conoscenza attraverso l'ampliamento dello studio dell'arte alle popolazioni così da insegnarne il valore e il rispetto; inoltre è di notevole interesse l'auspicio alla nascita di forme di documentazione dei beni, alla creazione di archivi e alla collaborazione tra architetti e archeologi.
Iniziano quindi a delinearsi il concetto di documentazione e quello di interdisciplinarietà che verranno ripresi nel 1964 dalla Carta di Venezia con l'articolo 2: "La conservazione e il restauro dei monumenti devono far ricorso a tutte le scienze e tecniche che possono contribuire allo studio e alla salvaguardia del patrimonio architettonico" e con l'articolo 16: "I lavori di conservazione, di restauro e di scavo saranno sempre accompagnati da una rigorosa documentazione, con relazioni analitiche e critiche, illustrate da disegni e fotografie. Tutte le fasi di lavoro di liberazione, come gli elementi tecnici e formali identificati nel corso dei lavori, vi saranno inclusi. Tale documentazione sarà depositata in pubblici archivi e verrà messa a disposizione degli studiosi. La sua pubblicazione è vivamente raccomandabile."
Nei decenni successivi si pone maggiore attenzione a ambiti specifici attraverso carte e dichiarazioni per la protezione e la gestione dei giardini storici, delle città storiche e dei centri urbani, del patrimonio archeologico, di quello subacqueo e di quello architettonico vernacolare, citandone solo una parte; simultaneamente nascono enti e consigli internazionali come IUCN e ICCROM.
Attraverso l'analisi di questa documentazione risulta evidente l'esigenza della conoscenza, dell'indagine e della documentazione dell'oggetto culturale come base per un corretto progetto di tutela, in quanto il bene risulta sempre soggetto a fattori di rischio, e l'eventuale restauro; parlando di progetto di conservazione, quindi, non si fa riferimento soltanto al mantenimento di materiali e strutture preesistenti, bensì alle varie fasi che partono da quella fondamentale di conoscenza del manufatto e del suo contesto storico-territoriale, per permettere, successivamente la realizzazione del progetto con il fine di prolungare la vita del bene rendendolo fruibile e utilizzabile nel rispetto della sua consistenza e di predisporre una memoria collettiva.
Affermata l'importanza della documentazione del bene culturale, per una definizione dei principi fondamentali del rilievo bisogna aspettare il 1996, quando un comitato internazionale di esperti provenienti da ICOMOS, ICCROM, CIPA e UNESCO redige la cosiddetta Dichiarazione di Sofia il cui scopo è quello di "illustrare le ragioni principali, le responsabilità, le misure di pianificazione, contenuti, gestione e considerazioni di condivisione per la registrazione del patrimonio culturale". [Dichiarazione di Sofia, 1996]
La Dichiarazione di Sofia, in merito alle responsabilità, chiarisce che il rilievo deve essere eseguito da una squadra di esperti di diverse discipline (come topografi, architetti, archeologi o altri sulla base delle peculiarità del singolo caso) che saranno coordinati da un responsabile del rilievo, in quanto non esiste una figura professionale e formata che assolva tutte le esigenze e le competenze necessarie. Inoltre, per quanto riguarda la raccolta, la gestione e l'archiviazione dei dati, afferma la necessità di standard comunemente condivisi, che permettano un livello di uniformità nella qualità, nella quantità e nella tipologia di documentazione dei vari beni, oltre alla collaborazione tra utenti di diverse discipline e con differenti conoscenze. All'interno di tale dichiarazione vengono altresì definiti due passaggi distinti del rilievo: in un primo momento deve avvenire l'analisi e la verifica dell'attendibilità dei dati disponibili, successivamente deve essere pianificato il rilievo da eseguire definendone lo scopo puntuale e il livello di approfondimento tenendo conto del contesto culturale e prediligendo le analisi non distruttive. Il rilievo deve contenere rapporti descrittivi e analisi storiche, fotografie (aeree e terrestri) raddrizzamenti, rilievi fotogrammetrici, rilievi geofisici, carte, planimetrie, disegni, schizzi, riproduzioni.
In quest'ottica si inserisce perfettamente la Geomatica che con il continuo sviluppo delle nuove tecnologie offre un'ampia gamma di possibilità che soddisfano le necessità di un rilievo complessivo del bene. Le nuove tecniche e metodologie per il rilievo e di modellazione digitale, permettono l'accrescimento del livello di scientificità delle procedure, aumentano le potenzialità organizzative e archivistiche e consentono una maggiore flessibilità e efficienza gestionale del sistema, che può essere aggiornato e ampliato nel tempo da parte di diversi attori; queste hanno inoltre apportato rilevanti cambiamenti nei metodi di visualizzazione e rappresentazione fino allo sviluppo di una nuova tipologia di modello, quello digitale tridimensionale, che raggiunge, oggi, un livello informativo tale da consentire analisi specialistiche multi-disciplinari. Allo stesso tempo, la sua flessibilità lo rende adatto per scopi comunicativi e formativi, adatti ad una fruizione allargata.
Grandi innovazioni sono visibili anche nel campo del monitoraggio di beni sottoposti a rischio, per esempio sismico; le tecnologie attuali, con la loro elevata capacità di automazione, infatti, permetto di eseguire rilievi in tempi molto brevi e in situazioni d'emergenza e offrono nuovi strumenti di indagine non invasivi.
Relatori
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