Cristina Elena Mandosso
Spazio e comportamento nelle residenze universitarie.
Rel. Silvia Belforte. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2000
Abstract
Lo scopo del l'architettura è di agire a favore dell'uomo: di interporsi tra l'uomo e l'ambiente naturale nel quale questi si trova, in modo da togliere dalle sue spalle gran parte del carico ambientale. La funzione centrale del l'architettura è quindi di alleviare lo stress della vita. Il suo scopo è di massimizzare le capacità dell'uomo, consentendogli di concentrare le sue imitate energie su quel compiti e quelle attività che sono l'essenza dell'esistenza umana. Strappare le condizioni oggettive per il benessere e lo sviluppo ottimale dell'uomo [ ... ], soddisfare le sue esigenze fisiologiche e psicologiche a livelli ottimali: questa è indubbiamente la base oggettiva di qualsiasi architettura bella e valida".
Con queste parole James Morston Fitch introduce il discorso sulla necessità ed importanza di fare architettura in modo consapevole ed efficace, prendendo in considerazione ed includendo nel processo progettuale tutte quelle sfaccettature della realtà ambientale e della realtà umana che si trovano ad interagire, a convivere e ad influenzarsi reciprocamente all'interno di uno spazio architettonico. L'architettura deve poter fornire all'uomo un riparo dalle intemperie, un luogo dove sia possibile svolgere liberamente ed in condizioni ottimali una determinata attività, uno spazio in cui siamo garantiti il benessere fisico e psichico individuale. Per fare ciò il progetto architettonico deve creare le condizioni spaziali in cui ogni persona possa sentirsi a suo agio, sia da un punto di lista prettamente fisico - per quanto riguarda la cimatizzazione, il grado di umidità, l'illuminazione, l'isolamento acustico garantito dall'ambiente e l'aspetto antropometrico dello spazio - sia da un punto di vista psicologico e sociale - per quanto riguarda il tipo di comportamenti e di socialità che lo spazio architettonico favorisce od inibisce.
Le esigenze degli individui variano continuamente al variare dei compiti che essi devono affrontare. Ai fini del raggiungimento del benessere ottimale, deve instaurarsi un equilibrio dinamico tra le esigenze degli individui e i mezzi forniti dalle caratteristiche spaziali per soddisfarle. L'architettura fa sì che questo equilibrio possa essere raggiunto. Anche le reazioni dell'uomo in un dato ambiente variano in continuazione a seconda di diversi fattori: le sue risposte in una stanza non sono proprietà né sue né di quella stanza, ma dipendono e derivano da un'interazione tra essi essendo il risultato di una complessa combinazione tra componenti fisiologiche e psicologiche dell'individuo. L'uomo percepisce ed interpreta una data configurazione spaziale appoggiandosi a mappe mentali derivate dalla sua cultura, personalità, età e conformazione fisica che guidano la sua valutazione riguardo a quello spazio. Se il giudizio complessivo è negativo, l'uomo cerca di modificare l'ambiente in cui si trova in modo da ottimizzare determinate caratteristiche e piegarle ai fini del raggiungimento di un benessere maggiore. Se però questo tentativo di cambiamento delle condizioni spaziali non è possibile, l'uomo mette in atto strategie di adattamento alle caratteristiche ambientali sfavorevoli ridimensionando le sue aspettative, limitando la sua libertà e modificando il suo comportamento. Ogni strategia di adattamento comporta un dispendio di energie e di forze che può innescare fenomeni di stress ed ansia fino all'insorgenza di vere e proprie patologie. Bisogna quindi fare in modo di limitare al massimo l'adattamento dell'individuo in ogni spazio mediante una progettazione attenta a tutte le esigenze soggettive e a tutti quegli aspetti che possono in qualche modo danneggiare l'interazione tra uomo ed ambiente. Soddisfare e garantire il comfort fisico e psicologico è dunque il compito principale dell'architettura: affinchè un edificio sia esperienzialmente soddisfacente, esso deve fornire un facile adattamento per il corpo e per la mente soddisfacendo il sistema metabolico da una parte, e i sistemi percettivi e sensoriali dall'altra. I nostri spazi di vita devono essere organizzati in modo da raggiungere un giusto equilibrio tra le aspettative che si hanno in un determinato ambiente e la risposta che può essere data loro dalle caratteristiche e dalla configurazione di quest'ultimo. E' dunque necessaria un'analisi delle ragioni umane alla base di ogni progetto; " ... ragioni fisiologiche e psicologiche cui far corrispondere dimensioni metriche e ideologiche dello spazio e quindi dimensioni sociali dell'uomo".
La progettazione di ogni componente architettonico ricerca dunque le condizioni di facile interazione tra l'uomo e l'ambiente. Il processo di adattamento viene influenzato da fattori fisici, psicologici e funzionali e va quindi analizzato secondo tre punti di vista diversi che studiano tre aspetti distinti di questo rapporto: l'ergonomia, l'antropometria, la prossemica. L'ergonomia studia sulla base di scienze biologiche e fisiologiche coadiuvate da considerazioni antropometriche, il modo con cui rendere meno dispendioso l'adattamento ambientale dal punto di vista fisico. Cerca dunque di limitare lo spreco di energie negli spazi di lavoro razionalizzandone l'organizzazione e la configurazione soprattutto dal punto di vista delle misure antropometriche al fine di rendere agevoli i movimenti spaziali che il corpo deve fare nell'esecuzione di un'attività, come sedere, sollevare, scrivere, raggiungere qualche oggetto. Tuttavia ci si deve rendere conto che le persone non rispondono a regole precise e non si comportano nella maniera prevedibile di un meccanismo. Le loro reazioni ad uno spazio ed il loro modo di usarlo possono essere completamente diverse a seconda delle circostanze in cui si sviluppano. Progettare per la persona è una complessa operazione che non può accontentarsi e fermarsi allo studio di fattori ergonomici, ma deve andare oltre, superando la pretesa di esattezza dell'ergonomia ed accettando la varietà e pluralità di atteggiamenti e reazioni umane che entrano in gioco in uno spazio. Ed è per questo che, seguendo lo stesso principio dell'ergonomia ovvero la riduzione al minimo del dispendio energetico richiesto all'uomo nell'esecuzione di un qualsiasi lavoro - la prossemica studia l'adattamento ambientale dal punto di vista sociologico e psicologico e ricerca i tratti spaziali che aiutano la nostra mente a vivere bene in un dato ambiente senza doversi adattare passivamente ad esso con evidente spreco di energie. Tutte le sistemazioni spaziali presentano conseguenze sociali: vi sono spazi che favoriscono la socializzazione, altri che favoriscono l'isolamento. Ogni tipo di interazione umana necessita di determinate dimensioni sociali che variano da cultura a cultura: esistono infatti limiti superiori, inferiori ed ottimali di densità e di dimensioni appropriate ad ogni tipo di attività e di processo sociale. La prossemica cerca di quantificare tali dimensioni e di concretizzarle mediante validi accorgimenti spaziali in modo da creare ambienti di vita più congeniali per futuri utenti. Lo spazio è costituito da una moltitudine di esperienze parziali che coinvolgono l'intero essere, dai sensi all'intelletto, e che si fondono in un tutto unitario. Il costruito racchiude una stratificazione di livelli percettivi e sensoriali che l'individuo organizza e seleziona in funzione della sua cultura, della sua esperienza, del suo essere . Ogni uomo vive lo spazio secondo l'immagine che egli forma nella sua mente in base ai suoi meccanismi percettivi e conoscitivi: questo è lo spazio esistenziale. L'immagine mentale contiene sogni, desideri, aspettative; per soddisfarli l'individuo cerca di cambiare a suo favore il proprio ambiente. Lo spazio architettonico dovrebbe dunque concretizzare lo spazio esistenziale degli individui che fruiscono di esso.
Questo non avviene sempre in modo assoluto poiché lo spazio architettonico dà forma ad uno spazio esistenziale pubblico che include vari spazi esistenziali privati. Spesso i nostri luoghi di vita non riflettono il nostro spazio esistenziale, ma quello di chi li ha progettati. E' di conseguenza importante che l'architetto progetti un ambiente entrando nella mente di chi fruirà di esso, analizzando le esigenze di ordine fisico e psichico dell'utenza e gli schemi percettivi che strutturano lo spazio esistenziale di ciascuno.
Nel corso di questa trattazione verrà studiato l'aspetto prossemico dell'interazione tra l'individuo e l'ambiente: analizzeremo i ragionamenti che una progettazione volta a garantire il benessere dell'uomo deve compiere riguardo alla soddisfazione delle esigenze psicologiche, sociali e culturali degli utenti di un dato spazio. Si sottolineerà più volte che le superfici delimitanti uno spazio svolgono un ruolo importante nel nostro rapporto con esso perché influenzano il modo in cui rispondiamo ad esso e le caratteristiche del nostro comportamento. Per questa ragione i parametri spaziali dovranno essere manipolati sulla base del riconoscimento che lo spazio non contiene solo delle attività, ma genera specifiche forme comportamentali. Il primo passo da compiere è quello di capire le ragioni e le regole che guidano i nostri processi percettivi, conoscitivi e quindi valutativi di uno spazio. La cultura di appartenenza, le esperienze passate, le caratteristiche fisiche, i tratti personali, l'età, le aspettative riguardo all'attività che si deve compiere, sono tutti fattori che influenzano le nostre reazioni ed i nostri rapporti con gli altri all'interno di un ambiente. Una distribuzione particolare degli elementi costituenti uno spazio favorisce certi comportamenti e ne inibisce altri e noi cercheremo di spiegare mediante nozioni, principi base della disciplina ed osservazioni nei diversi spazi di vita in cui quotidianamente ci troviamo ad interagire soffermandoci in particolare sulle residenze universitarie - i modi in cui lo spazio guida le nostre reazioni e le soluzioni che l'architetto può adottare per piegarlo al servizio dell'uomo.
Indagando le esigenze psicologiche e sociali dell'individuo e le risposte che lo spazio può dare loro, questa tesi si prefigge di fornire un contributo riguardo ad un aspetto della relazione uomo-ambiente - quello prossemico fino ad ora poco studiato che deve necessariamente essere compreso all'interno di un discorso progettuale volto a garantire il benessere globale di un uomo a più dimensioni. A questo proposito mi sembra opportuno concludere riportando alcune considerazioni espresse da Cini Boeri riguardo alla progettazione degli spazi che risultano illuminanti da questo particolare punto di vista.
'... progettare evitando che l'uomo venga inscatolato in ambienti a lui non congeniali, e partendo ex novo nella progettazione dall'analisi delle sue attuali necessità, vorrebbe dire, al meglio, condurlo con sé nell'indicazione e nell'identificazione dei suo spazio vitale, rendendolo partecipe del progetto così come della sua realizzazione. Significherebbe cioè considerarlo soggetto nell'uso della sua casa e, ove non lo fosse spontaneamente, significherebbe renderlo soggetto dandogli nell'abitazione strumenti che gli permettano una salute fisica e mentale, che stimolino il suo desiderio di libertà, la sua fantasia, la sua socializzazione, il godimento del suo privato. Significherebbe inoltre proporgli una casa che sia per lui un servizio ed un bene, considerando la sua serenità e la sua socializzazione beni da privilegiare... .
Relatori
Tipo di pubblicazione
Corso di laurea
URI
![]() |
Modifica (riservato agli operatori) |
