Vivere offshore
Andrea Atzori
Vivere offshore.
Rel. Mario Grosso. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2006
Abstract
Attualmente esistono più di 6500 installazioni offshore adibite all'estrazione e produzione di petrolio e gas in tutto il mondo, generalmente posizionate sulle placche continentali di circa 53 paesi. Più di 4000 sono situate negli USA ( Golfo del Messico ), circa 900 in Asia, altre 700 in Medio Oriente e 1000 distribuite fra il Mare del Nord e l'Oceano Atlantico nord orientale.
I primi giacimenti offshore di petrolio e gas furono scoperti nel Mare del Nord alla fine degli anni 60. La Gran Bretagna, Norvegia, Danimarca, L'Olanda, e in misura minore la Germania, hanno tratto beneficio dalle scoperte fatte.
Nel giro di circa 10 anni si verrà a creare una situazione drammatica o interessante (secondo i punti di vista), ovvero molte delle piattaforme attualmente operative esauriranno il loro ciclo di produzione e dovranno quindi essere rimosse o sostituite nel caso di giacimenti ancora attivi. Questa scadenza implica problemi non da poco, ovvero il decommissionamento di strutture ad elevata complessità costruttiva e di alto valore tecnico. Ci troviamo difronte a qualcosa di diverso rispetto al decommissionamento delle navi mercantili o militari ad esempio, questo è dovuto al fatto che le strutture offshore non sono fatte in serie, ma sono "one off' (uniche) e pertanto ogni singolo caso richiederà la progettazione del decommissionamento più adeguato sia in termini ambientali che economici.
In questa tesi si farà una panoramica storico tecnica dell'evoluzione di tali strutture, andando poi a proporre un caso ipotetico specifico di decommissionamento-riconversione. Passando anche attraverso le visioni futuristiche di alcune correnti architettoniche verranno analizzati gli aspetti positivi che caratterizzano l'utilizzo di strutture offshore , con i relativi vantaggi.
La grande opportunità - scommessa dei prossimi anni sarà proprio quella di trovare utilizzi alternativi ( possibilmente profittevoli ) per queste strutture che hanno nobilmente servito la nostra società favorendone il suo progresso.
La rifunzionalizzazione può naturalmente essere estesa anche ad altre strutture di carattere industriale o commerciale attualmente usate in mare e nell'offshore, come le petroliere tanto per fare un esempio. Si parte dal presupposto che qualsiasi opera di aggiornamento - rifunzionalizzazione sia operata nel rispetto dell'ambiente, verranno quindi trattate le tematiche energetiche legate in specifico agli oceani.
INTRODUZIONE: L'Architettura e il Mare ( Utopie e futuribili negli anni'60 e 70)
In questa breve introduzione si cercherà di analizzare un percorso storico, con le relative cause e motivazioni, per capire come mai nel secondo dopoguerra e in specifico negli anni '60 e 70 alcuni architetti iniziarono a interessarsi al mare.
E' interessante rilevare che il mare ha sempre suscitato grande attrazione nei progettisti del passato, il limite principale per la realizzazione di molti progetti fu sempre la mancanza di determinati materiali o tecnologie atti al concretizzarsi di queste visioni, la lista potrebbe essere lunga ma a partire dall'illuminismo e dalla nascita del procedimento scientifico Galileiano senza dubbio abbiamo un moltiplicarsi di proposte per insediamenti permanenti o semi-permanenti su mari e oceani. A partire dalla prima industrializzazione e in seguito con l'avvento di nuovi materiali tra i quali senza dubbio l'acciaio ha un ruolo principe si hanno i presupposti tecnici per ipotizzare in maniera concreta insediamenti umani offshore.
Oltre a questo la maggiore conoscenza e soprattutto registrazione degli eventi meteorologici in alto mare da parte dei comandanti di marina servì a far capire cosa era davvero da temere e cosa invece poteva essere controllabile nelle suddette condizioni.
Relatori
Tipo di pubblicazione
Corso di laurea
URI
![]() |
Modifica (riservato agli operatori) |
