Il caso dell’ ex stabilimento militare di materiali elettronici e di precisione a Roma fornisce uno spunto per riflettere sulle opportunità ed i rischi di una scelta (la dismissione e il recupero del patrimonio immobiliare pubblico) che continua a riproporsi, dall’Ottocento a oggi e non solo in Italia.
Con ogni probabilità, infatti, lavorare sull’esistente sarà la condizione che accompagnerà il lavoro degli architetti nei prossimi decenni, una ricerca sulla quale si dovrà intervenire con l’obiettivo di dare volto alla città del XXI secolo, cercando di navigare in senso opposto alla politica espansiva del passato.
A distanza di qualche settimana dalla scelta del sito come oggetto per questa tesi, l’ex stabilimento militare è stato selezionato come tema progettuale per un concorso internazionale di architettura, denominato “Progetto Flaminio”. Il tema progettuale riguardava la riqualificazione dell’intera area, con particolare attenzione all’inserimento di funzioni residenziali, commerciali e la progettazione di un nuovo polo culturale, ovvero il nuovo museo della Scienza di Roma. Ai margini della città storica, l’area presa in analisi si estende per 5 ettari ed è definita da importanti opere architettoniche del XX secolo (il Foro Italico, il Villaggio Olimpico, il Parco della Musica, il Museo MAXXI) che descrivono il contesto da cui partire per la costruzione di questo nuovo brano di città. Il grande problema dell’abitazione è molto presente in questo periodo storico, ed è proprio per questa ragione che ho deciso di concentrare le mie ricerche e le mie considerazioni sul tema degli alloggi collettivi.
Questo progetto, dunque, ambisce ad offrire una nuova opportunità alla città ma anche a dare un contributo per una nuova identità dell’intero quartiere, che in questi anni si sta connotando come la parte di città storica con la maggiore concentrazione di attività culturali, sportive e di sperimentazione artistica.