Anna Juana Chiabrando
Verso un ambiente urbano inclusivo : valutazione di percorsi nei parchi per persone con disabilità.
Rel. Alfredo Mela. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Pianificazione Territoriale, Urbanistica E Paesaggistico-Ambientale, 2016
Abstract
La scelta dell’argomento è derivata dall’incontro in ambito accademico ed extra accademico rispettivamente di esperti del tema e portatori di disabilità. Entrambi questi incontri hanno portato la mia attenzione sulla rilevanza che l’argomento ricopre socialmente nella pianificazione territoriale e urbanistica.
È derivata la scelta di approfondire l’argomento e interpretare in chiave personale la letteratura, al fine di produrre una valutazione qualitativa che prendesse in considerazione non una singola disabilità, ma al contempo quella uditiva, visiva e motoria e valutasse alcuni tra gli elementi che in un parco determinano la qualità e la reale fruibilità. Tra questi elementi sono stati individuati: visibilità e orientamento; rumori e suoni; pendenza e materiali del piano; linea naturale; segnaletica e cartellonistica; corrimano e parapetto; sedute e punti di sosta; ostacoli e situazioni di pericolo. Ognuno di questi fattori è stato considerato su due percorsi che attraversano longitudinalmente due parchi urbani di Torino. Il rilievo degli elementi ha definito che a seconda della presenza, assenza o qualità manutentiva ogni elemento può possedere una natura dicotomica, ossia, può essere al contempo sia facilitatore sia barriera ad una specifica disabilità ed essere l’opposto per un'altra. Alla prima fase analitica di valutazione oggettiva è stata seguita un’ulteriore valutazione compiuta attraverso l’esperienza di simulazione delle disabilità. Questa fase ha portato a rivedere in parte il ruolo e le valutazioni precedenti tra cui la percorribilità di parti del percorso considerato. Inoltre, ha definito ragionamenti sul ruolo della conoscenza dello spazio e della possibilità di raggiungere l’autonomia di spostamento lungo il percorso.
La complessità del tema sia per la poliedricità dell’utenza che per la natura variabile degli elementi urbani rendono complessa la definizione di un metodo analitico e progettuale, ma questo aspetto deve essere incentivante per orientarsi al raggiungimento di una progettazione per tutti, che non solo alza la qualità della città ma evita che spazi come il parco possano essere spazi di esclusione sociale.
INTRODUZIONE
La mia ricerca ha visto in origine un avvicinamento al ruolo che i parchi urbani svolgono nella città tramite l’esperienza del tirocinio formativo presso il comune di Torino. L’occasione di lavorare a fianco dei settori di “Arredo urbano” e “Rigenerazione urbana e integrazione”, mi ha fornito la possibilità di lavorare negli spazi dei parchi urbani, con il progetto “Pixel, spazi verdi sotto casa” orientato a valorizzare e promuovere le attività nei parchi per le buone pratiche nello spazio pubblico.
In contemporanea, si è presentata l’opportunità di conoscere e approfondire il tema della “City For All” grazie all’interazione con esperti del settore e workshop accademici sull’argomento. Questo inaspettato incontro con il tema della “città per tutti” e delle disabilità, tema mai affrontato durante il percorso accademico, si è tradotto nel mio desiderio di partire dalla teoria sulla materia esistente e approfondire il tema indagandone il ruolo sociale nella comunità e il suo peso nella pianificazione. Cosciente di affrontare una tesi accademica ma desiderosa di avvicinarmi all’aspetto pratico dell’analisi prima e della progettazione poi, non ero interamente consapevole di dove avrebbe portato il lavoro svolto. Il mio obiettivo è stato dunque di approfondire il tema nella teoria ed elaborare una visione personale della materia grazie all’aspetto pratico della valutazione qualitativa di un percorso.
Il motivo che mi ha portato ad intraprendere l’approfondimento di questo argomento nella tesi è dovuto ad una riflessione personale riguardante la rilevanza del tema e della mancata occasione di approfondire il tema durante il percorso universitario in Pianificazione.
L’incontro con persone singole portatrici di disabilità e associazioni che si occupano del tema mi ha fornito l’occasione di capire che il tema è molto più vasto e complesso di quanto si possa pensare inizialmente. La varietà e le numerose situazioni con cui mi sono confrontata, mi hanno permesso di intuirne l’importanza non solo in ambito micro, come quello dell’abitazione ma in contesti molto più ampi e legati alle diverse situazioni di vita. Tra questi, vi è la quotidianità della vita nel quartiere, gli spostamenti più occasionali in zone specifiche come luoghi per gli acquisti, per lo svago o per il relax.
La mia presa di coscienza sul tema mi ha imposto di trarre una personale considerazione e prospettiva. Ovviamente a partire dagli autori che hanno affrontato professionalmente la disabilità e il concetto del For All.
Affrontando la letteratura ho notato che sono molteplici le occasioni di approfondimento di una o due disabilità ma che risultano rare le circostanze in cui i gruppi sociali interessati o gli esperti scelgono di rivolgersi ad un più ampio spettro di disabilità o utenze deboli in contemporanea. Rispondendo spesso o ad un interesse personale prioritario o ad un’occasione di visibilità politica.
Questa osservazione mi ha portato a considerare nella mia riflessione, al contempo, disabilità uditiva, visiva e motoria ponendovi la stessa rilevanza.
Il seguente lavoro ha quindi visto la lettura dell’accessibilità e della fruibilità in chiave in parte sperimentale.
Dapprima sono state riportate le basi teoriche per le quali il rapporto tra l’uomo e l’ambiente che lo circonda è un legame fondamentale e bidirezionale. Tale legame ha un ruolo sociale storico e intrinseco alla natura dell’uomo e dello spazio. Per quanto riguarda la disciplina dell’architettura e dell’urbanistica, l’intervento del tecnico è sostanziale per garantire all’individuo una buona ed eguale condizione nella qualità di vita in ogni spazio, dall’abitazione fino alla scala territoriale.
Il rapporto tra uomo e ambiente ha sempre avuto un peso psicologico oltre che fisico nella marginalizzazione delle popolazioni più deboli, perciò la vita e lo spostamento nello spazio devono essere garantiti in una situazione psicologica di tranquillità e sicurezza.
Questi sono stati i motivi che mi hanno portato alla decisione di analizzare un percorso all’interno di due parchi urbani, basandomi sull’analisi e valutazione qualitativa di alcuni tra gli elementi rilevanti per accessibilità e fruibilità secondo la letteratura. All’analisi del percorso è seguito un riassunto degli aspetti e delle parti maggiormente critiche per la fruizione del percorso a seconda della disabilità.
In seguito alla fase analitica, ho deciso di verificare i risultati con un approccio di tipo sperimentale che mi ha fornito l’occasione di pormi nella diversa prospettiva, per quanto possibile, di portatrice di una disabilità temporanea.
Ne sono derivati risultati talvolta molto distanti dai primi per cui sono state necessarie delle riconsiderazioni sugli aspetti che realmente influiscono su accessibilità e fruibilità.
Inoltre, il percorso compiuto con la simulazione delle disabilità è stato determinante anche perché da una parte ha rafforzato la mia idea di non potere e dovere assolutamente slegare le diverse disabilità e dall’altro che la progettazione orientata a soddisfare la reale fruibilità vada testata per essere compresa forse in un’ottica nuova alla pianificazione.
Il metodo
Dalla prima fase, che ha visto l’avvicinamento e il primo approccio con il tema, è seguito un approfondimento sulla letteratura; nel dettaglio è stato ripreso il pensiero di alcuni tra gli autori maggiormente autorevoli che affrontano il tema dell'accessibilità e della fruibilità in ambiente urbano.
Sono stati definiti due parchi quali campo di indagine e svolgimento della tesi. La scelta dei parchi è stata compiuta in modo da poter porre alcune considerazioni e confronti su parti di città aventi ruolo di socialità e aggregazione ed essendo il parco una componente rappresentativa della qualità urbana.
È stata poi affrontata la fase analitica e di ricerca empirica nei parchi scelti. L’analisi si è svolta tramite il sopralluogo di due percorsi-passeggiate di lunghezza comparabile che attraversano longitudinalmente ognuno dei due parchi nella loro estensione.
In seguito ai primi rilievi sono stati definiti degli elementi localizzati in prossimità del percorso e considerati rilevanti per valutare l’accessibilità e la fruibilità degli specifici tracciati. Gli elementi sono stati quindi numerati e valutati secondo un insieme di criteri definiti a priori e specificati in una legenda-tabella.
Ogni elemento ha affrontato una valutazione qualitativa inerente ad ognuna delle tre disabilità e da una quarta valutazione riassuntiva determinata sia dalla somma delle tre valutazioni sia dal peso della principale caratteristica dell’elemento stesso.
L’analisi è stata compiuta e supportata mediante rilievi, materiale fotografico e utilizzo di misurazione quantitativa non specialistica.
I risultati dell’analisi svolta sono stati restituiti tramite la mappatura degli elementi e raffigurati secondo la loro valutazione qualitativa complessiva. Nella restituzione grafica sono stati, poi, riassunti gli elementi maggiormente critici; questi, sono visionabili per le tre disabilità così che siano collocabili le maggiori difficoltà che ogni utenza considerata può incontrare lungo il percorso.
Infine, è stata svolta un’indagine di tipo sperimentale: è stato scelto di ottenere un riscontro esperienziale degli stessi percorsi: è stata effettuata una simulazione delle disabilità che ha permesso di verificare in prima persona l’approccio con il percorso e le sue componenti. In seguito a tale esperienza è stato possibile riconsiderare la valutazione ottenuta per l’analisi qualitativa oggettiva. Anche la fase esperienziale ha permesso di prodiere una mappatura degli aspetti peculiari del percorso per ogni disabilità: le considerazioni finali hanno reso possibile un ragionamento e una rilettura in cui sono state assemblate e riassunte le due diverse analisi (quella qualitativa e quella esperienziale).
Nella parte conclusiva sono state considerate le differenze rilevate dal processo di studio, sia dall’analisi qualitativa sia dalla simulazione, e in base a tali osservazioni sono individuate: considerazioni sulle situazioni prioritarie d’intervento per il raggiungimento dell’autonomia; considerazioni sull’importanza di un tema tanto poliedrico ed infine considerazioni sul ruolo che il pianificatore ricopre anche rispetto all’aspetto culturale del tema For All.
I limiti
I limiti della ricerca effettuata, riguardano più aspetti.
Dapprima, è considerabile come limite la scelta di aver individuato solo alcuni aspetti delle tre disabilità, nonostante, nella realtà, le utenze considerabili siano svariate. Nella ricerca è stato considerato un ipotetico target cui fare riferimento e che rappresenti dei possibili utilizzatori cui orientare il miglioramento della fruibilità del parco.
Devo sottolineare, però, che la compresenza di queste disabilità all’interno dello stesso studio o progetto in Italia è una pratica ancora poco diffusa che per lo più si concentra su una o due disabilità a seconda degli attori coinvolti, come promotori o esperti, nel contesto specifico.
Devo precisare la scelta di aver intrapreso un approccio che valuta l’effetto e la percezione degli elementi urbani (variabili da soggetto a soggetto) anziché su un’analisi descrittiva dei fenomeni attraverso l’utilizzo di strumentazione tecnica (ad esempio per la misurazione dei suoni o per i calcoli tecnici della sdrucciolevolezza). In una ricerca completa, questi aspetti sarebbero potuti essere presi in considerazione affiancati a quelli qui utilizzati. La scelta di aver scartato tali strumenti è derivata dal desiderio di concentrazione sulla percezione.
Un altro possibile limite può essere individuato nella stesura delle tabelle di valutazione di qualità degli spazi urbani, per questi non sono stati considerati tutti gli elementi e fattori presenti ma ne sono stati selezionati un numero limitato. Ciò è dovuto sia ad una questione di sintesi sia ad una questione di presenza sul percorso scelto. Ad esempio si è notata una scarsissima presenza di fontanelle di acqua potabile e una limitata presenza di restringimenti della larghezza del tracciato che hanno determinato l’abbandono rispettivamente dei fattori valutabili come “punti di acqua potabile” del parco oppure “larghezza del percorso”.
Per quanto riguarda i limiti riscontrati nella fase di verifica con simulazione, i limiti della ricerca hanno riguardato la mia inesperienza di disabile: la mia simulazione è iniziata all’inizio del percorso e non prima. Questo da una parte mi ha impedito che mi abituassi alla disabilità e quindi di venirne influenzata a priori, dall’altro mi ha imposto di adattarmi al nuovo rapporto con l’ambiente durante il percorso.
II corpo della tesi è composto da quattro capitoli così suddivisi: nel primo capitolo si affronta il tema del rapporto tra l’uomo e la natura, in cui viene evidenziato come l’ambiente in cui vive l’uomo sia influente sul suo benessere fisico e psicologico. L’architettura è la disciplina che governa lo sviluppo dell’habitat umano e perciò influisce e definire la qualità di vita degli individui. Il capitolo affronta anche il pensiero e la terminologia legata all’idea dell’uomo standard e dell’uomo medio, termine di paragone che è stato ed è tutt’ora centrale nell’idea di utenza che molti professionisti mantengono nel loro lavoro. Questo ideale viene confutato presentando le ragioni dell’importanza di rappresentare all’interno della società anche chi non rientra nel termine di “medio”, ovvero le persone reali. Vengono quindi sviluppati i caratteri peculiari di alcune tra le disabilità, caratteri da considerare assolutamente nella progettazione orientata ad un’utenza realmente rappresentativa. Tale orientamento è definito dalla letteratura come filosofia del “Design For All”, base per la definizione della “City For All”.
Nel secondo capitolo vengono affrontati il tema del “For All” e della “disabilità” alla scala urbana per evidenziare come siano strettamente interconnessi con la pianificazione territoriale e urbanistica, oltre che a molti altri settori sempre d’interesse urbano.
Lo scopo del capitolo è considerare il tema del “For All” come irrinunciabile ed evidenziare l’importanza di affrontarlo nella pratica con strumenti e metodi diversi. Come avviene nei casi studio presentati, le prospettive da cui affrontare il problema sono diverse. A tal proposito sono state selezionate delle esperienze recenti e nazionali. Avendo scelto dei casi recenti, ancora in svolgimento, o portati a termine da breve, lo scopo del capitolo non è una valutazione a posteriori delle scelte effettuate ma osservare ad oggi a che punto si è arrivati nell’affrontare il tema. .
Nel terzo capitolo sono affrontati gli aspetti tecnici della mobilità, della comunicazione e quindi della progettazione plurisensoriale in base alla letteratura e alla normativa vigente. Sono fatte numerose considerazioni a proposito dei valori definiti dalla normativa e le indicazioni generali che riguardano le situazioni che concretamente sono riscontrabili in ambiente urbano sui percorsi pedonali. Sono, poi, introdotte le tematiche degli elementi urbani (come le linee naturali o l’arredo) che incidono sulla qualità della fruibilità dei percorsi pedonali a seconda delle diverse disabilità. Alcuni di questi elementi urbani, i maggiormente rilevanti e rappresentativi sono poi presi in considerazione nell’analisi del percorso nel capitolo che segue.
Il quarto capitolo vede la definizione del ruolo che lo spazio del parco urbano svolge all’interno del tessuto costruito urbano. Vengono, quindi, definite le ragioni e le modalità della scelta che hanno portato ad individuare due tra i parchi torinesi e un percorso per ogni parco. I parchi e i percorsi sono scelti affinché possa essere sviluppato il rilievo analitico e il ragionamento seguente sulle parti critiche. Sono, inoltre, illustrati gli elementi e le tecniche utilizzate per il rilievo e sono riportati i risultati attraverso la numerazione e mappatura degli elementi.
La verifica di questa analisi è avvenuta tramite la simulazione in prima persona della disabilità motoria, visiva e uditiva. L’esperienza sperimentale ha portato ad una consistente rivalutazione dei primi risultati ottenuti.
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