Periferie in scena: un palcoscenico fuori dal centro, per uno spazio a misura d'uomo: una nuova idea di polo terziario"
Loredana Mazzotta
Periferie in scena: un palcoscenico fuori dal centro, per uno spazio a misura d'uomo: una nuova idea di polo terziario".
Rel. Giacomo Donato, Eleonora Bezzo. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2006
Abstract
Il luogo.
Il panorama di quella che viene definita "città periferica diffusa " o "campagna urbanizzata ", costituisce lo scenario di riferimento per questa proposta d'intervento.
Situato nella periferia Nord del territorio comunale di Torino e sviluppatosi direttamente a ridosso della fascia del Parco fluviale di Stura, il quartiere Basse di Stura è un insieme eterogeneo e caotico di eventi e luoghi differenti. Un contesto urbanisticamente ed architettonicamente poco qualificato, purtroppo carente di esplicite identità, è quello che si presenta allo sguardo dell'osservatore interessato a dare un giudizio su questa porzione di città.
Un tessuto urbano molto disordinato e, oramai, largamente compromesso che la percezione spontanea degli abitanti tende ad assimilare ai rioni popolari privi d'interesse, piuttosto che ai luoghi rappresentativi della città. Il contesto ambientale risulta, inoltre, fortemente condizionato da una sponda fluviale defunzionalizzata, dai viali di circonvallazione che lo attraversano e, oltre il fiume, dalla barriera del tracciato autostradale che crea una vera e propria trincea.
Questi impianti e volumi d'ogni forma e dimensione, definiscono un paesaggio confuso e dimesso, dove non emergono elementi di rilevante "carattere". Tutto si gioca sul confronto tra periferia urbana e paesaggio naturale ma tra gli ambiti c'è davvero poca relazione; eppure due così vasti territori stanno vicini, guardandosi. Le entità più evidenti, che rappresentano le due categorie, sono:
- Per la prima, un edificato residenziale con scarse valenze architettoniche e due strutture scolastiche di modesta qualità edilizia, frammiste ad anonime fabbriche e magazzini, vecchi insediamenti industriali, cave in disuso, discariche e corsi viari ad elevato traffico. - Per la seconda, che accoglie l'ambito di studio, l'ampia fascia verde della sponda fluviale del Parco urbano di Stura, un ambiente notevolmente deturpato da un uso nel tempo poco rispettoso e discriminante ma, indubbiamente, molto suggestivo. I viali contribuiscono, con il veloce scorrere delle automobili, a portar via l'interesse di coloro che transitano in questa parte di città ed il parco urbano, con l'ingerenza di capannoni e cave dismesse, arbusti selvatici ed accumulo di macerie, perde lentamente il suo aspetto e la sua funzione, non riuscendo più ad emergere.
Il fiume, il parco, l'edificato, elementi dall'elevata valenza sebbene ampiamente snaturati; tuttavia coesistono, pur senza dirsi nulla.
L'obiettivo.
Le destinazioni future nascono da vecchie immagini e vengono, pertanto, concepite come naturali aspirazioni del luogo.
Il progetto è figlio del suo contesto, tutto è generato da quest'ultimo che non è, però, solo fisico, solo morfologia specifica del sito, ma ha un significato storico e culturale, quello stratificato nel tempo. L'intervento, attraverso un'opera di rinvenimento, reinterpretazione e valorizzazione delle notevoli peculiarità e potenzialità naturalistiche, ricreative e funzionali presenti in quest'articolato ambito ma da tempo nascoste, recepisce, le premesse insediative e tenta di tradurle, attraverso un'interpretazione dinamica dello spazio architettonico, in forme che, dialogando con le latenti emergenze ambientali ed urbane, costruiscano un rapporto diretto con i luoghi adiacenti risolvendo la frammentarietà spaziale vigente.
Il progetto appartiene a quella tipologia di opere che vogliono racchiudere in se frammenti di città, vedendo nel paesaggio circostante una parte essenziale del proprio apparato e considerando doveroso contribuire al miglioramento dei luoghi ove si collocano, oltre che rispondere puntualmente al loro programma funzionale.
Queste osservazioni hanno incentivato l'elaborazione di un complesso architettonico concepito come una porzione di città, quindi articolato, flessibile ed integrato, e che come tale ne continua la storia, non la altera o la nega.
Il linguaggio compositivo, tendendo al dialogo con le preesistenze, si propone in continuità con la tradizione storica locale recuperando i simboli, le funzioni, le forme ed i materiali appartenenti al paesaggio circostante.
Il principio insediativo appare immediatamente visibile nell'impianto planimetrico: un vivace dinamismo compositivo è suggerito dalla disposizione delle strutture ed un ricercato equilibrio d'insieme si rivela nella sintesi architettonica tra spazio, natura e materia.
La proposta, focalizzata anche sul disegno degli spazi esterni che investono il parco urbano della Stura, auspica la riscoperta di un sito fluviale suburbano, in una città caratterizzata proprio dalla presenza dei corsi d'acqua, ed il consolidamento delle qualità urbane del segmento ideato.
L'elaborato rappresenta, inoltre, uno stimolante tentativo di riflessione globale sulla tematica del grande edifìcio dirigenziale; idea ispiratrice del progetto è una differente interpretazione del tradizionale complesso dedicato esclusivamente al lavoro: strutture funzionalmente più aperte e meno condizionate dalla storia e dai percorsi "ufficiali".
Il complesso ideato propone un ambiente accessibile ed interessante, non una struttura di "frontiera " etichettata come "il solito palazzo per uffici " e destinata ad essere poco utilizzata dalla cittadinanza; non limitandosi, dunque, alla rigida valenza di contenitore per soli "momenti lavorativi", caratterizza il mutamento del classico significato di centro unifunzionale.
Allestito per eventi quotidiani che attraversando il settore lavorativo e dei servizi al pubblico, lambiscono l'ambito culturale ed espositivo, e sfociano nel momento ludico dell'intrattenimento, funge da catalizzatore d'interessi, curiosità e bisogni in un quartiere problematico ma con tante energie e risorse.
Uno spazio ideato a misura d'uomo che, donando vivacità e calore, trasforma una tipologia edilizia mirata al terziario in palcoscenico da vivere nell'arco dell'intera giornata; uno scenario dalle molteplici opportunità per rispondere alle esigenze di operatori e fruitori, offrendo alla cittadinanza servizi d'elevato standard qualitativo e quantitativo e decentralizzando il centro storico di città.
Al contempo, la finalità è di organizzare un polo di rilevanza in questa porzione di territorio, mutando un luogo marginale in una meta animata che ridesti l'interesse collettivo. L'impegno tipologico e le risorse messe a disposizione, s'incontrano felicemente con le necessità della popolazione, dimostrando come la vitalità del quartiere possa veramente diventare qualcosa che la gente sente propria.
L'ideazione di uno spazio polifunzionale, che ospita dalle aziende ai servizi operanti in differenti ambiti, si rivela un innovativo luogo d'incontro, accessibile ad un pubblico proveniente da tutta l'area metropolitana, dove sia possibile svolgere appieno le funzioni aggregative del quartiere.
Il gioco dell'architettura, generando spazi e strutture dedicati al lavoro, alla cultura, allo svago, svela uno spazio sconosciuto e da un nuovo senso al territorio; si delinea, così, un ambito con forte identità che, annunciandosi espressione congiunta di funzionalità e vitalità, individua distintamente un luogo urbano riconoscibile, occupando uno spazio, diversamente, privo di carattere. Un luogo dove le destinazioni d'uso consentano d'accogliere attività economiche (aziende ed imprese del terziario tecnologico avanzato, della ricerca, della sperimentazione), congressuali (relazioni con nuovi mercati e culture) e servizi culturali e ricreativi destinati al pubblico (mostre d'arte, manifestazioni culturali, rappresentazioni teatrali e musicali, aree di ristoro, spazi verdi attrezzati); consentendo molteplici, piacevoli e stimolanti occasioni d'incontro per gli abitanti della città.
I poli "tecnologici" devono, oggi, il loro successo anche al fatto d'essere luoghi dove le diverse funzioni, linguaggi e culture si incontrano: quella scientifica dell'innovazione, quella umanistica, quella artistica.
Il progetto.
Il disegno prende spunto dalle linee e dai segni distintivi del borgo, dalle immagini richiamate alla mente dal contesto: l'arcaica vocazione a luogo di produzione, la permanenza dei tracciati territoriali, il paesaggio architettonico dall'edilizia mista, lo scenario naturale del parco fluviale,
E' da questa nuova percezione dell'area, generata dalla vicinanza formale con gli edifìci del tessuto circostante e dalla suggestione evocata dall'immagine paesistica del parco, che scaturisce il tentativo di non imporre una nuova immagine al sito bensì di derivarla dal luogo stesso, suggerendo nuovi stimoli e dinamismi che attraggano l'attenzione del passante e lo inducano alla fermata più che ad uno sguardo veloce.
Convogliando, con un gioco di compenetrazioni, questi frammenti in un unico nodo ed introducendo suggestivi scorci ed assi visuali, ho ideato un complesso edilizio che si erige su una parte in angolo dell'ampio invaso del parco, come a maggiore definizione del confine dello stesso, con uno schema d'impianto dischiuso verso la natura, per segnalare simbolicamente una completa apertura del quartiere verso lo spazio naturale.
Immagino una struttura senza tempo che emerge con semplicità nel paesaggio, una disposizione d'impianto articolata ma non complessa, in movimento ma equilibrata.
Un'architettura caratterizzata dalla scelta di un "segno" chiaro ed energico, riconoscibile per linguaggio architettonico e per materiali, che rappresenta la volontà d'affermazione di una presenza che non vuol nascondere la propria funzione. Involucri dalla forma sinuosa e con fronti ampiamente vetrati che s'insinuano nel paesaggio instaurando una comunicazione coerentemente fondata sul rapporto stretto tra tipologia edilizia e morfologia insediativa territoriale, a sottolineare la volontà di un cosciente, attivo e familiare dialogo con l'ambiente che li circonda.
I volumi dal design solido e compatto, dichiarando la loro autonomia nel rispetto della normativa di piano vigente, propongono un vero e proprio rinnovato spazio di transizione e la loro collocazione nell'impianto dilata e contrae la percezione d'insieme del complesso; le fitte alberate, l'ampio giardino attrezzato ed una suggestiva sequenza d'accessi completano la piacevole sensazione, divenendo il tessuto connettivo di una puntuale ma accurata integrazione tra parco fluviale e contesto urbano circostante.
Il disegno si sviluppa assecondando movimenti e dinamiche apparentemente casuali, che guidano il visitatore nel percorso d'esplorazione di un attrezzato ed articolato spazio, fruibile dall'intera cittadinanza nei differenti momenti della giornata e per i più svariati interessi. L'idea è di creare uno spazio evento con "spiccato carattere urbano", autorevole per impatto, competenze e potenzialità di contatto, che susciti un certo interesse nella cittadinanza, inducendola a recarsi per scoprirlo ed invogliandola a tornarci per riconoscerlo. Spingendo le persone a fermarsi per usufruirne, a contemplare per emozionarsi, a ritornare, consente d'agevolare la riqualificazione urbana, e nel sociale, di cui questo rione necessita e contribuisce a ridefìnire l'identità del luogo. Gli elementi costitutivi del progetto sono:
- L'edificio direzionale sede del polo terziario e della sala espositiva, un articolato e sinuoso fabbricato posto lungo i fronti stradali, che dialoga con gli edifici adiacenti ed invita all'ingresso come la porta su un mondo da svelare.
La struttura progettata è rivolta alle aziende che cercano a Torino una sede completa di servizi di receptions e segreteria, collegamenti con le banche dati e possibilità di comunicare in videoconferenza via satellite.
Creata per ospitare aziende, enti e strutture di ricerca pubbliche e private, persegue la razionalità degli spazi interni in ambienti efficienti e gradevoli, prevedendo principalmente ampi e flessibili luoghi destinati ad uffici, ambienti di prestigio per scambiare idee, prodotti, informazioni, con ampie e diversificate possibilità d'insediamento.
Le scelte operate sia sulle forme e sia sui materiali, elaborate con l'intento di definire gli spazi interni in funzione dei luoghi di lavoro e di evocare esteriormente un'immagine che comunichi direttamente la vocazione dirigenziale dell'edificio, favoriscono la "rappresentatività" della struttura.
- La rotonda delle sale conferenze sede del centro congressi e dell'area di ristoro, per particolare ubicazione planimetrica, segnala il confine visivo e formale dell'impianto verso il parco ed accentua il dinamismo compositivo del progetto complessivo.
La geometria circolare e la soluzione adottata per la copertura, con pendenza verso l'interno del complesso, si accordano con sufficiente chiarezza alla composizione generale, sostenendo una funzione equilibratrice del disegno d'insieme ed ancorandolo al luogo che lo accoglie. Fungendo da principale spazio d'incontro culturale, completa la recettività della funzione sociale dell'insediamento; la sua forma scultorea consente, inoltre, di metterne in luce la finalità propriamente pubblica, in relazione alla minor sinuosità evidenziata dall'edificio destinato principalmente ad uffici.
Il risultato è una struttura flessibile, nella quale si contemplano spazi espressamente concepiti per la destinazione congressuale ed attrezzati con sale e servizi idonei a manifestazioni d'ogni genere e dimensione (convegni, seminari, dibattiti, proiezioni).
- Gli spazi attrezzati esterni in cui sono immerse le strutture, rappresentano una porzione del paesaggio fluviale che s'insinua gradualmente tra le architetture. Nell'organizzazione compositiva del progetto, infatti, architettura e natura hanno la stessa valenza; si combinano, equilibrandosi e definiscono il loro movimento l'uno grazie al dinamismo dell'altro. Inoltre, il versante interno del lotto è stato ribassato rispetto al livello dei fronti stradali, avvalendosi della presenza del naturale declivio del parco dalle vie verso il fiume; dalle vie non è, dunque, percepibile ciò che il fronte esterno dell'edificio dirigenziale cela. Una siffatta progettazione del verde ha consentito d'ideare un maggior numero di piani aventi accesso diretto dal livello terreno, concedendo a tali locali di beneficiare di una più ampia superfìcie vetrata, e di creare ulteriori episodi con funzione di ricreazione collettiva. Il giardino centrale, luogo di comunicazione che rievoca situazioni simili a quelle urbane (emiciclo come luogo di pubblico incontro civile, commerciale, rituale, teatrale), è concepito come un palcoscenico sociale che crea continuità formale tra gli spazi d'attività collettiva che intorno ad esso si affacciano. L'essenziale dei servizi per le funzioni pubbliche si articola su tre livelli, senza mai chiudersi in un insieme a sé stante; accanto gli si adagiano la rotonda delle sale conferenze e l'edifìcio dirigenziale, tra queste s'incunea l'area polivalente dell'anfiteatro all'aperto che assume una notevole rilevanza ai fini della fruibilità degli spazi aperti.
La destinazione sociale del luogo è, difatti, particolarmente enfatizzata dalla figura dell'anfiteatro, autentico catalizzatore visivo dello scenario; rievocando quello greco, ha file di posti che montano su cerchi concentrici, suddivise in settori da due scalinate radiali, ed al centro uno spiazzo deputato a luogo della rappresentazione, che induce ad un contatto diretto con gli spettatori.
L'organizzazione di convegni, esposizioni e rappresentazioni, anche serali ed itineranti, rende dinamici gli spazi interni e l'esterno, consentendo di godere del complesso indipendentemente dagli orari lavorativi e favorendo la presenza di varie utenze per tutto l'arco della giornata.
Relatori
Tipo di pubblicazione
Corso di laurea
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