Il Parco del Castello di Racconigi, esperienza unica di restauro e gestione
Marco Ferrari
Il Parco del Castello di Racconigi, esperienza unica di restauro e gestione.
Rel. Maria Adriana Giusti. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Progettazione Di Giardini, Parchi E Paesaggio, 2016
Abstract
INTRODUZIONE. Il presente lavoro scaturisce da un timore profondo e fondato, frutto dell’osservazione diretta di eventi recenti.
Si tratta di un timore che investe non soltanto la mia coscienza professionale ed etica, avendo per contesto il tema nevralgico della mia formazione e della mia attività lavorativa, ma anche la sfera più personale ed emotiva, avendo per oggetto un luogo caro, amato, su cui ho investito energie a profusione per diversi anni.
In seguito alla scomparsa dell’architetto Macera nel marzo del 2010, per circa un anno si sono susseguiti i migliori propositi istituzionali nel garantire continuità all’indiscusso e proficuo operato svolto a Racconigi dal Direttore a partire dagli inizi degli anni Ottanta.
Senza dubbio alcuno, l’eredità lasciata presentava svariate criticità da affrontare con coraggio e caparbietà, e la delicata situazione economica in anni di crisi imperante avrebbe reso inimmaginabile poter dar seguito agli eclatanti risultati conseguiti, rischiando così — in assenza di una guida responsabile e competente — di perderli irrimediabilmente, tanto più se si riflette sull’incedere del «tempo della natura» , volendo focalizzare l’attenzione sul fragile bene culturale che è il parco.
A fronte di un investimento complessivo per i restauri del parco e del complesso della Margaria pari a circa 18 milioni di euro in un periodo compreso dal 1980 al 2010 , l’esigua disponibilità economica dei fondi per la manutenzione ordinaria erogati negli ultimi anni dal Ministero si assommava al rischio incombente di perdere importanti finanziamenti europei4 faticosamente ottenuti da Macera negli ultimi anni di vita.
La vasta tenuta di 180 ettari presentava continue problematiche connesse alla sicurezza della fruizione, ospitando un patrimonio arboreo ormai senescente e gravato da numerose fitopatologie che ne compromettevano la già stentata vitalità5, già messa a dura prova dai recenti cambiamenti climatici e dallo scarso approvvigionamento idrico dovuto all’abbassamento di falda e a irrisolti giuridici con il consorzio irriguo di competenza.
Le sperimentali filiere produttive riproposte, nel solco della tradizione carloalbertina, avevano riscosso gli esiti sperati ed erano pertanto pronte per un’effettiva collocazione a regime e un importante rilancio sui mercati. Condotte nel rispetto delle prescrizioni dell’agricoltura biologica in collaborazione con l’Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale (ICEA), Slow Food, l’Università di Scienze Gastronomiche, Terre dei Savoia ed Eataly, le attività agricole costituivano un’apertura al territorio e ai produttori locali per la realizzazione di «prodotti culturali» d’eccellenza e proponevano un margine interessante di sostentamento, ma soprattutto un ritorno alle «buone pratiche» agricole che si erano dimostrate non solo perfettamente inserite nell’assoluta vocazione del luogo, ma anche sostenibili e promotrici nel miglioramento delle condizioni ecologiche del parco.
Dopo sette anni di rinnovata manutenzione ordinaria e quotidiana da parte di un’affiatata e competente équipe di giovani giardinieri messa a disposizione dalla Regione Piemonte8, i mutati scenari istituzionali e politici e la mancata erogazione di fondi avevano determinato lo scioglimento della squadra, arrestando bruscamente le attività di gestione del parco.
Anche il progetto di un centro di formazione nazionale per «giardinieri d’arte» esperti nella manutenzione di giardini storici , iniziativa affidata dal MIBACT nel 2005 ai funzionari Mirella Macera, Francesco Canestrini e Giuseppe Rallo per le loro spiccate attitudini, competenze e sensibilità nella gestione dei giardini storici del Castello di Racconigi, della Reggia di Caserta e della Villa Pisani di Strà, perdeva una figura importante e si arrestava, lasciando la sede preposta — il complesso della Margaria — senza un futuro.
La quasi totalità delle collaborazioni e delle consulenze specialistiche, consolidate in anni di indagini, progettazioni e cantieri inerenti al parco come nel caso della continuativa presenza dell’IPLA , è stata sostituita da nuovi professionisti, sovente selezionati esclusivamente in base a criteri di convenienza economica.
Allo stesso modo, il precario ed esiguo staff — caratterizzato da specifiche professionalità e competenze — che aveva affiancato il Direttore nelle attività di amministrazione, tutela e valorizzazione della Residenza per dieci anni, depositario di un articolato patrimonio di conoscenze e savoir faire, rimaneva orfano e in balìa di indecisioni istituzionali .
A compensazione di tali problematiche, si segnalava un positivo e crescente interesse sulla Residenza da parte di un pubblico — ormai assestato intorno ai 200.000 visitatori annui14 - fidelizzato nel tempo da un nutrito calendario di continue offerte culturali e servizi educativi di alto livello e richiamato ulteriormente da eventi occasionali di grande respiro e incanto come le suggestive mostre invernali notturne nel parco, le stagioni estive del Teatro Regio di Torino o le prestigiose iniziative di arte contemporanea.
Una consolidata condivisione delle attività di ricerca, progettazione e conduzione dei cantieri di restauro e delle prassi gestionali del parco si era ormai diffusa nell’ambito dell’intera comunità scientifica nazionale e internazionale, raccolta a Racconigi in occasione di importanti conferenze e convegni di studi, nell’ambito dei quali emerso ampiamente il riconoscimento del valore di un approccio innovativo e intraprendente, sporadicamente ritenuto poco ortodosso, audace e creativo16. Pur vero, ciò non rispecchiava altro che il carattere stesso di Macera, «capace di passare da un esemplare restauro del Guarini alla produzione di formaggio nel parco».
La fortuna della proficua gestione della Residenza racconigese era arrivata anche sulle tavole rotonde Associatori of European Royal Residences, portando Macera a diventare capogruppo in progetti di valorizzazione dei giardini.
Purtroppo lo svolgersi degli eventi ha lasciato avverare gli scenari e le ipotesi peggiori.
Per cinque anni, nel parco è stata condotta un’unica prassi: l’abbattimento indiscriminato non solo delle ordinarie piante valutate pericolose per l’incolumità di pubblico e manufatti, ma anche di molti degli esemplari monumentali per i quali sono state spese negli anni ingenti energie ed economie al fine di tramandarle ai posteri — per quanto possibile — quali patriarchi vegetali e testimonianze viventi della storia secolare del luogo .
Le pratiche di regolamentazione dell’approvvigionamento idrico con il consorzio irriguo sono rimaste irrisolte.
Fermate le attività produttive, la certificazione biologica dei terreni del parco è stata revocata dall’ICEA per disinteresse nel 2012.
Allo stesso modo della scomparsa équipe di giardinieri, i rapporti con collaboratori, professionisti, enti di consulenza e con l’intero staff di Macera sono stati lasciati cadere per mancanza di fondi e difficoltà istituzionali o per semplice disinteresse, talvolta senza nemmeno una comunicazione ufficiale o risposte a specifiche richieste di spiegazioni.
Sono stati abbandonati i progetti del centro di formazione per «giardinieri d’arte» - se si esclude un timido e, a mio avviso, poco adeguato tentativo nel 2013, peraltro senza seguito, da parte della Direzione Regionale e della Regione Piemonte — e le tavole rotonde delle Residenze Reali d’Europa.
Non sono più stati erogati servizi educativi e offerte culturali; ridotti i percorsi di visita, chiuso sovente il parco, i visitatori annui si sono drasticamente ridotti del 50% .
Uno dei pochi positivi riscontri pratico-operativi è stato il recupero, da parte dell’architetto Almerinda Padricelli per conto dell’Ing. Pernice — al tempo Direttore pro tempore della Residenza, degli oltre due milioni di euro dei progetti FESR destinati al parco, i cui elaborati giacevano da anni su scrivanie della Regione Piemonte, stazione appaltante. Purtroppo, i fondi erano stati attribuiti nel 2009, in anni non sospetti, quando il parco godeva di una costante e consolidata manutenzione; pertanto, i progetti erano finalizzati a interventi da ritenere, a distanza di tempo, del tutto marginali rispetto alle nuove emergenze e criticità. Sfortunatamente, nonostante alcune deroghe, la Commissione Europea non ha ammesso le necessarie varianti: i cantieri pur di non perdere i finanziamenti — sono stati quindi condotti secondo disposizioni di progetto. Riconsegnati i cantieri alla Direzione della Residenza, la mancanza di risorse non ne ha permesso la manutenzione e gestione, portando in breve i risultati conseguiti allo stato di degrado complessivo.
Ancora oggi, nei corridoi di Palazzo Chiablese il nome di Racconigi desta imbarazzo , a differenza degli anni in cui si guardava alla Residenza cuneese come modello esemplare in restauri, gestione e valorizzazione culturale.
In poco tempo, il silenzio ha condotto nell’oblio la Residenza insieme alle sue apparentemente irrisolvibili problematiche e all’eco dei suoi fasti passati, innalzando sistematicamente come vessillo bianco di resa il noto binomio sicurezza/scarsità di fondi. Problematiche non nuove, anzi già ripetutamente riscontrate tanto da Giorgio Fea2’, primo direttore della Residenza, quanto da Macera; tuttavia, il carisma, la forza di volontà e l’amore per il luogo hanno sempre spinto alla ricerca di nuove soluzioni per coniugare tutti gli aspetti di tutela, fruizione e promozione del bene alle poche risorse disponibili.
Soltanto la comunità scientifica nazionale si è ampiamente prodigata per dare eco all’operato di Macera e per rendere nota la situazione di emergenza.
La giuria del concorso annuale «Il Parco più Bello d’Italia», presieduta da Vincenzo Cazzato , ha voluto sensibilizzare l’intera opinione pubblica attribuendo il premio nel 2010 a Racconigi, scartando i popolarissimi giardini della Reggia di Venaria, dei quali Macera era pure coordinatrice.
Luca Dal Pozzolo , con competenza e tempismo, nel 2010 ha pubblicato un volume illustrativo del modello di tutela e gestione della dimora reale .
Nello stesso anno, Serena Fumerò e Monica Naretto hanno lavorato alacremente per pubblicare gli atti del convegno «Marcellino e Giuseppe Roda. Un viaggio nella cultura del giardino e del paesaggio», introdotti dall’ultimo scritto di Macera relativo a Raccongi .
E ancora, sempre nel 2010 Serena Fumerò e lo scrivente hanno prodotto le nuove guide del castello e del parco .
Giuseppe Rallo, in occasione del seminario formativo organizzato dal MIBACT e dall’APGI tenutosi a Roma il 23 gennaio 2014 , si è espresso con forza e decisione nel denunciare lo stato di oblio della Residenza.
Maria Adriana Giusti1“ e Paolo Cornaglia hanno da poco curato un volume di contributi in memoria di Macera .
Numerosi sono infine coloro che, avendo avuto l’opportunità di conoscere l’architetto, se non di lavorare a suo stretto contatto, ne divulgano l’esperienza in occasione di incontri, lezioni, seminari, conferenze e convegni: Paolo Pejrone, Patrizio Giulini, Margherita Azzi Visentim, i già citati Francesco Canestrini e Giuseppe Rallo, Alberta Campitelli, Marcello Fagiolo, Luigi Zangheri, Annalisa Maniglio Calcagno, Pier Fausto Bagatti Vaisecchi, Anna Coccioli Mastroviti, Massimo De Vico Fallani, Giorgio Galletti, Paolo Galeotti, Federico Fontana, Laura Pellissetti, Mariachiara Pozzana, Lionella Scazzosi, Maurizio Boriani, Alberta Cazzarti, Fabio Calvi, Carlo Pettini, Guido Curto, Mario Palenzona, Francesco Grisoni, Chiara Devoti, Vittorio Defabiani, Costanza Roggero, Cristina Cuneo, Michela Benente, Fulvio Rinaudo, Sebastiano Sordo, Roberto Revelli, Mario Monasterolo.
Un potenziale tentativo di divulgazione dell’esperienza racconigese, portato a compimento dalla nuova Direzione del Castello, è stato restituito nella pubblicazione — avvenuta purtroppo su piccola scala del volume di atti dei Mestieri Reali , pur tuttavia ampiamente decurtato, edulcorato e modificato rispetto alle intenzioni di Macera.
Tornando a riflettere sul rapido degrado del parco a fronte di trent’anni di interventi di restauro, occorre puntualizzare che il predetto timore tuttavia non riguarda più di tanto gli aspetti di abbandono materiale del Bene.
In una sorta di resa consapevole di fronte al «tempo del giardino»36, che difficilmente coincide oggi con quello dell’uomo, il dispiacere personale si è infatti placato rispetto all’irreversibile perdita materiale dei risultati agognati, confidando in un futuro — auspicabilmente prossimo — in cui si possano riunire intorno a Racconigi le condizioni e le personalità adatte affinché la Residenza torni a godere di quel ruolo egemone faticosamente conquistato e storicamente riconosciuto nel panorama nazionale.
Il timore latente è legato a una perdita immateriale.
Non si stanno infatti cancellando soltanto le tracce tangibili del vissuto per mancata manutenzione o informazione.
Si sta cancellando anche un sapere costruito in trent’anni di ricerca, progettazione, tutela. Trent’anni di osservazione scrupolosa, comprensione profonda del genius loci, intuizioni e competenze acquisite sul campo e avvalorate dall’approfondimento disciplinare.
«Sono venti anni [al 2004, N.d.A.] che abito nel parco di Racconigi e la frequentazione giornaliera mi ha fatto capire questi luoghi in maniera intensa, profonda».
Questo immenso patrimonio è a rischio per silenzio, per convenienza — una declinazione di responsabilità dietro a una sedicente ignoranza/mancanza di informazioni — o per semplice mancanza di curiosità, fenomeno tristemente fin troppo diffuso in un Paese che dovrebbe trovare proprio nel patrimonio culturale la sua principale risorsa.
Sul tema della conoscenza, in questi ultimi cinque anni, non soltanto non si è provveduto nemmeno a prendere atto dell’immenso patrimonio documentario sistematizzato negli archivi del Castello e a consultare la nutrita letteratura relativa18, ma si è giunti — senza quindi cognizione alcuna — perfino a mettere in discussione profondamente i principi perseguiti e le scelte attuate e a screditare le professionalità e le competenze dell'entourage di consulenti e collaboratori di Macera19, nonostante i meriti e i risultati riconosciuti — come visto — dalla comunità scientifica.
L’obiettivo del presente lavoro è pertanto quello di restituire una panoramica esaustiva del savoir faire acquisito sul tema del restauro del giardino storico in trent’anni da parte di Macera e in dieci dallo scrivente, di cui cinque al suo fianco, riorganizzando il nutrito corpus di informazioni ed esperienze raccolto durante questo lungo periodo.
L’entusiasmo nel comporre un piccolo ma esaustivo tassello nella storia recente del luogo, per quanto limitata al parco, è fortemente alimentato dal desiderio che questo patrimonio conoscitivo non vada perduto, e sia anzi a disposizione di chi vorrà e potrà avere l’opportunità offrire al parco di Racconigi una seconda Primavera.
Ripercorrendo sommariamente le tappe indicizzate nelle pagine seguenti, il presente lavoro parte da un’indagine inerente alle teorie e alle tecniche di restauro dei giardini, avendo cura di collocare l’emblematica l’esperienza di Racconigi all’interno del variegato panorama disciplinare.
La seconda parte compie un’analisi del contesto storico e culturale entro cui nasce e si evolve il parco della Residenza in esame, affrontando in particolar modo i momenti salienti che hanno condotto alla composizione attuale e rendicontando brevemente il ricco patrimonio documentario emerso nel corso delle ricerche archivistiche.
La terza parte è dedicata ai restauri condotti dal 1980 al 2013, suddivisi per fondi d’investimento erogati, e alle tematiche di gestione operativa del Bene, quali la tutela del patrimonio arboreo, la conduzione selvicolturale, le attività produttive, la manutenzione condotta dall’équipe di giardinieri, con una riflessione conclusiva sui risultati conseguiti relativamente alla fruizione e alla divulgazione del bene.
La quarta parte tratta quindi tutti i progetti irrealizzati o intrapresi ma incompiuti, al fine di delineare le linee guida per la stesura di un futuro masterplan complessivo di restauro e gestione del parco contenente anche informazioni su sviluppi dei sogni più ambiti da Macera rispetto alla destinazione d’uso di importanti complessi quali la Margaria e le Serre e all’offerta di nuovi servizi.
Prima di riportare un’esaustiva bibliografia — da intendere in parte anche come prontuario della maggior numero di riferimenti pubblicati su Racconigi — e di allegare una serie di documentazioni complementari al tema precedentemente trattato, le conclusioni pongono infine una riflessione inerente al proficuo ritorno economico sul territorio del modello gestionale e sul tema del «tempo del giardino», Bene Culturale fragile e precario, per sua stessa definizione .
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