A Community Land Trust handbook : l'abitare tra città e comunità
Martina Bertazzini, Stefano Marino
A Community Land Trust handbook : l'abitare tra città e comunità.
Rel. Matteo Robiglio. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2015
Abstract
INTRODUZIONE
Un Community Land Trust è un'organizzazione no profit che ha come obiettivo quello di garantire l'accesso alla casa all'interno di un determinato territorio sia questo urbano, suburbano o rurale, in perpetuo. Il modello teorico a cui ancora oggi fanno riferimento la maggior parte dei Community Land Trusts nel mondo nasce negli anni Settanta negli Stati Uniti al fine di rispondere ad un bisogno sociale di uguaglianza e ad un problema di accessibilità della terra nel contesto di lotta per i diritti civili degli afroamericani. Nel corso del tempo, il modello ha subito modifiche ed evoluzioni, diffondendosi in alcune aree geografiche perché in grado di rispondere a diverse problematiche: una su tutte quella dell'accesso alla casa e del diritto all'abitare. Oggi, infatti, in paesi come Stati Uniti e Inghilterra, i CLTs costituiscono uno strumento per garantire l'accesso alla proprietà immobiliare per quei soggetti in necessità, offrendo la possibilità di ripensare le modalità d'uso e di gestione della terra, considerata quale bene comune. Questo è reso possibile grazie alla separazione della proprietà dell'immobile dalla proprietà del suolo, che permette di abbattere i costi di acquisizione peri residenti, da un lato, e dall’altro di mantenere un controllo collettivo sulle terre da parte di una comunità organizzata in una struttura no-profit, democratica e aperta. Altre esperienze extra-occidentali, sono altrettanto significative in quanto dimostrano come il modello sia in grado di adattarsi a contesti diversi, fornendo una risposta concreta a problemi specifici. Così ad esempio a Voi, in Kenya, diventa possibile la riqualificazione di un insediamento informale o, in Bolivia, nei pressi di Cochabamba, si riescono a costruire 152 case per famiglie in forte emergenza abitativa. Nel 2013, i Community Land Trusts approdano per la prima volta in Europa continentale, a Bruxelles. Le esperienze belghe sono particolarmente significative in quanto dimostrano come i CLTs possano trovare un loro spazio nella città europea contemporanea. I progetti fino ad ora realizzati si insediano appunto in contesto urbano, all'interno di un tessuto consolidato, grazie al riuso di edifici preesistenti o, in altri casi, alla costruzione ex-novo.
Questo lavoro ha come obiettivo quello di indagare, nelle sue declinazioni possibili, la dimensione spaziale di un Community Land Trust considerando che, soprattutto nelle realtà urbane europee, la necessità di confrontarsi con edifici esistenti all'interno di un tessuto già consolidato si fa sempre più attuale. Per questo motivo è stato importante, in un primo momento, cercare di ricostruire un quadro generale delle modalità insediative che i CLTs esistenti hanno assunto nello spazio, in relazione ai diversi contesti (urbano, suburbano rurale), ponendo una particolare attenzione ai casi urbani. In questo modo è stato possibile riconoscere le diverse distribuzioni morfologiche a larga scala e, in seguito, distinguere le tipologie edilizie ricorrenti, per coglierne i principali elementi distributivi e spaziali. Una seconda parte del lavoro si struttura secondo un percorso conoscitivo che, ancora una volta, a partire dalla scala urbana allargata, si chiude con lo studio degli elementi tipologici e compositivi dei diversi edifici. La città su cui abbiamo scelto di lavorare è Torino in quanto si tratta della realtà urbana a noi più vicina per diverse ragioni. L'idea di fondo, è però, quella di voler costruire una vera e propria guida, con l'obiettivo di andare a strutturare un metodo di indagine, in grado di adattarsi ai diversi contesti urbani in continua trasformazione. Il punto di partenza è rappresentato dal tessuto urbano, dal quale è possibile estrarre alcuni campioni significativi, capaci di mostrare i caratteri spaziali ricorrenti e quelli che invece costituiscono elemento di eccezionalità. In seguito ci siamo spostati alla scala più ristretta dell'isolato, da cui inizia a prendere forma la riflessione progettuale: quale morfologia si adatta meglio ad accogliere la dimensione spaziale di un Community Land Trust? Perché un edificio piuttosto che un altro ci sembra più adatto ad ospitarne uno? Quali sono gli elementi tipologici e i caratteri spaziali in grado di strutturarne le gerarchie e gli spazi?
Per Torino è stato possibile distinguere tre morfologie di isolato ricorrenti in aree della città diverse e, spesso, non contigue: l'isolato scandito da elementi a barra circondati da spazi aperti, l'isolato a corte, dove il costruito disegna il vuoto centrale e l'isolato industriale denso a piastra, composto da una scansione regolare di strutture modulari a shed, affiancate l'una all'altra. A partire da queste tre tipologie, abbiamo cercato di cogliere gli elementi potenziali che potessero costituire una solida base a supporto di scelte progettuali, capaci di dare vita a dei luoghi entro cui potesse esprimersi una gestione collettiva dello spazio o, in questo caso, della terra quale bene comune. In modo analogo, abbiamo cercato di distinguere i caratteri spaziali e tipologici del costruito che potessero rappresentare, in relazione alle diverse tipologie edilizie, dei gradi di libertà o di vincolo nello strutturare una gerarchia di spazi in grado di rispondere alle necessità di un Community Land Trust.
I tre progetti si muovono proprio in questa direzione. Il tema al centro della riflessione progettuale e delle scelte compositive è quello della compresenza necessaria tra layers spaziali distinti che possano, per alcuni tratti e in determinati momenti, incontrarsi per poi rientrare nei loro schemi autonomi. L'abitare tra città e comunità fa proprio riferimento alla ricerca di un sistema di spazi capace di tenere insieme l'intimità dell'abitare e la dimensione sociale comunitaria, all'interno di una specifica realtà urbana.
Relatori
Tipo di pubblicazione
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