Il tridente : da rudere a risorsa per il territorio : recupero di un edificio pubblico incompiuto nel biellese = The trident : from a ruin to a territory resurce : recycling of an unaccomplished public building in Biella province
Fabrizio Mendico, Nuhi Mustafa
Il tridente : da rudere a risorsa per il territorio : recupero di un edificio pubblico incompiuto nel biellese = The trident : from a ruin to a territory resurce : recycling of an unaccomplished public building in Biella province.
Rel. Silvia Gron, Valentino Manni. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2015
Abstract
Percorso formativo e interessi
Il percorso formativo intrapreso in questi anni di università, all'interno del corso di laurea in Architettura per il Progetto Sostenibile prima e del corso di laurea magistrale in Architettura per la Sostenibilità poi, ci ha permesso di comprendere vari aspetti legati alla disciplina della progettazione architettonica esplicati attraverso contributi disciplinari specifici a carattere sia umanistico, sia tecnico, tramite corsi teorici strutturati in forma tradizionale affiancati dai laboratori multidisciplinari. Si sono affrontati aspetti dell'architettura di carattere storico-culturale così come tecnico-scientifici, importanti per la formazione di una base culturale in tutti i saperi che tradizionalmente convergono nel campo disciplinare dell'architettura. All'interno di questo complesso e variegato settore, alcune discipline hanno maggiormente attirato la nostra attenzione e ci hanno indirizzato verso le tematiche trattate in questa tesi, quali la progettazione a livello urbano e architettonico, la tecnologia legata al campo edile e la sostenibilità energetico-ambientale del manufatto architettonico.
Nello specifico, l'ispirazione per questo lavoro di tesi ci è stata fornita dall'osservazione dei territori di nostra appartenenza. Il pendolarismo che ha caratterizzato le nostre giornate universitarie ha messo a nostra disposizione il tempo per osservarli, per guardare le trasformazioni che lo hanno interessato e per interrogarci su quelle che apparivano come situazioni irrisolte, ovvero quegli edifici lasciati a metà, quegli scheletri strutturali che talvolta si intravedono, distribuiti omogeneamente un po' ovunque. L'occhio è spesso talmente assuefatto dalla loro presenza da non farci neanche più caso.
Nei pressi di una birreria, quella di sempre, quella più vicina a casa, dove si va con gli amici dai tempi delle prime uscite serali, capita di parcheggiare l'auto davanti ad una costruzione irrisolta, una bocciofila comunale che non ha mai visto nè bocce nè tanto meno le consuete e agguerrite partite di carte tra anziani. Con gli anni si è visto il cantiere partire, si sono osservati i lavori proseguire sino quasi alla conclusione, per interrompersi tutto d'un tratto. Passano gli anni e la situazione non cambia. Ti informi, leggi qualcosa qua e là e scopri che il Comune non vuole più farne una bocciofila, perché non ha più soldi per finirla, perché "messa lì è sbagliata, è lontana dal centro, gli anziani come ci arrivano?"; vieni poi a sapere che si vuol vendere la struttura ai privati, che se ne presenta uno e che poi però non se ne fa nulla. Quella birreria la si frequenta tutt’ora: si arriva, si parcheggia l'auto, si alza lo sguardo ed eccola lì, questa bocciofila incompiuta, immersa nei rovi che nel frattempo l'hanno avvolta.
Situazioni del genere si presentano un po' ovunque, nei luoghi delle vacanze ad esempio. In un tipico paese marittimo sul versante ligure di Ponente capita di imbattersi, lungo il tragitto tra la casa ed il mare, in una struttura incompleta, un presunto ponte su un fiume, o meglio sul torrente che separa la città in due parti. Constati che sono anni ormai che la situazione è in stallo. Indaghi e scopri che la ditta appaltante è fallita poco dopo l'assegnazione dei lavori e che ci sono diatribe giudiziarie sul caso, irrisolte, in giro per i tribunali liguri. E scopri che il Comune nel frattempo ha cambiato idea sul ponte: a quanto pare non serve più. Eppure ti ricordi che da bambino, al posto di questi muraglioni in cemento con i relativi tondini in ferro che fuoriescono e che negano la vista dell'altro lato della città, c'era una "passeggiata" ombreggiata da pini marittimi vecchi chissà quanto. Ricordi anche di una palma, nobile a tal punto che veniva mantenuta in vita con un apposito sistema di irrigazione che si arrampicava lungo il tronco fin su sulla chioma. Tutto raso al suolo in virtù di un ponte mai concluso. Ed ora, al posto del viale ombreggiato, ci si ritrova in un'ambientazione da periferia di una qualunque città del terzo mondo.
Per non parlare di cosa si è potuto osservare duranti i soggiorni estivi nell'Italia meridionale. Cinema non ancora conclusi e già dati alle fiamme, strade e cavalcavia che conducono nel nulla, scheletri di palazzine ovunque.
0 ancora, nel biellese, vien aperta una nuova strada, la percorri e ad un certo punto ti si rivela in tutta la sua bruttezza l'ennesimo scheletro edilizio, prima celato alla vista perché ai confini del costruito e lontano da strade. Ti chiedi cosa sia e vieni a sapere che è lì da più di trent'anni! E che non è più nulla.
Queste strutture incompiute sono i tipici "errori" nella gestione dei processi di trasformazione dei territori nell'ambito delle costruzioni, ed in particolare nell'edilizia pubblica, gli errori, se vogliamo, della pianificazione urbanistica del passato (ma anche di oggi), intesa come quella disciplina la cui caratteristica peculiare è quella di proporre in una visione globale, rapportata a un arco di tempo definito - breve o lungo che sia - quelle soluzioni di distribuzione spaziale degli interventi sul territorio e di organizzazione dei relativi strumenti strutturali (esistenti, di nuovo impianto o trasformati) che non solo risponda e soddisfi ai bisogni degli utenti per i quali il piano è predisposto, ma che si dimostri compatibile con lo sviluppo economico, tanto esistente che potenziale .
Il tema assume una valenza ancora maggiore se rapportato all'attuale situazione economica non particolarmente fiorente dello Stato Italiano, dove "edificio incompiuto'' significa "sperpero di denaro pubblico".
Così, ci siam chiesti il perché di queste situazioni e ci siam proposti di indagare se il fenomeno fosse più o meno sotto controllo e se esistessero delle soluzioni, con l'idea di proporne una noi stessi, relativa ad un caso specifico, che fornisse un esempio di come trasformare queste nefandezze in potenziali risorse per il territorio di appartenenza.
I concetti basilari che hanno portato alla definizione del tema trattato nella seguente tesi di laurea sono quindi:
- il paesaggio come bene da salvaguardare;
. l'architettura come disciplina che opera all'interno del paesaggio con il fine di trasformarlo, conservarlo, riqualificarlo e valorizzarlo, alterandone quindi lo stato preesistente in maniera più o meno reversibile; il rudere contemporaneo, inteso come lo scheletro di una struttura (edificio o infrastruttura) mai completata, abbandonato e senza interesse alcuno dal punto di vista storico, architettonico o sociale, come deleterio spreco di risorse ed elemento di alterazione del paesaggio in senso fortemente negativo.
Sulla base di questi semplici concetti, è possibile affermare che un compito dell'architettura è proprio quello di ridare dignità al paesaggio, là dove azioni e decisioni precedenti, ormai consolidate, ne hanno alterato lo stato in senso negativo. La responsabilità sociale dell'architettura, in questi casi, consiste proprio nel conoscere le ragioni che hanno portato al contesto attuale al fine di proporre una strategia d'intervento mirata alla riqualificazione di tali aree ed edifici degradati.
Il tema e gli obiettivi della tesi
La tesi muove dal tema più generale dell'edilizia pubblica incompleta presente sul territorio italiano per focalizzarsi, più nello specifico, su un particolare edificio pubblico incompiuto nel biellese, insieme ad alcune aree verdi circostanti attualmente in stato di abbandono, per il quale viene ipotizzato un processo di recupero e trasformazione.
Si tratta, più precisamente, di quello che nell’ immaginario collettivo biellese viene definito il tridente, una struttura in calcestruzzo armato dalla volumetria particolare a tal punto da caratterizzarne il nome. Il progetto di questo edificio risale agli anni '80 e avrebbe dovuto dare vita ad un laboratorio di sanità regionale; in verità non fu mai portato a termine ed attualmente si presenta come un grande scheletro edilizio immerso tra la vegetazione infestante che nel frattempo, durante i trent'anni di abbandono, gli è cresciuta intorno.
Il rudere insiste su un'area interessata nell'ultimo decennio da un processo di urbanizzazione che ha portato alla costruzione del nuovo presidio sanitario biellese e all'apertura di nuove arterie di scorrimento veicolare. Proprio la posizione, una volta ai margini della città, ora all'interno del tessuto urbano, spinge chi osserva con lo sguardo critico tipico del progettista a cercare una soluzione, ormai non più rimandabile, in grado di riconferire dignità alla zona.
L'obiettivo principale della tesi quindi è il progetto di recupero dello scheletro in calcestruzzo del tridente e delle aree circostanti con il fine di trasformarlo da triste "monumento allo spreco di denaro pubblico" a risorsa per il territorio in grado di valorizzare l'intera zona.
L'obiettivo secondario, nonché, se vogliamo, più ambizioso, è quello di sensibilizzare il lettore sul tema dell'edilizia pubblica incompiuta e promuovere un processo di riconversione della stessa, qualora sia ormai inutilizzabile ai fini per i quali fu pensata originariamente, un processo in cui cambiare il punto di vista risulta utile per far sì che l'opera incompiuta si tramuti da rudere a risorsa per i territori di appartenenza.
La tesi può essere suddivisa principalmente in quattro parti.
Il primo capitolo introduce il tema riguardante gli edifici incompiuti a carattere prevalentemente pubblico e ne illustra la situazione a livello italiano interrogandosi sull'esistenza o meno di un sistema di mappatura ufficialmente riconosciuto. Avendo constatato l'esistenza di uno strumento del genere, il SIMOI (Sistema Informatico di Monitoraggio delle Opere Incompiute), varato dallo Stato Italiano nel 2011 e finalizzato proprio al censimento delle opere pubbliche il cui processo di costruzione non è mai stato portato a termine, lo si descrive illustrandone i numeri ed alcuni casi emblematici. Dopodiché viene indagata la presenza di altre proposte di censimento (a carattere privato e pubblico) ed iniziative volte a promuovere il recupero di edifici incompiuti. Infine si riportano alcuni esempi di strutture recuperate, constatando come il numero di edifici pubblici incompleti recuperati sia estremamente esiguo.
Il secondo capitolo descrive l'oggetto della trasformazione, il tridente, ed il relativo territorio di appartenenza. Vengono quindi illustrati brevemente, in un primo momento, la città di Biella, la sua storia e le ultime trasformazioni in termini di urbanistica e viene poi analizzato lo stato di fatto dell'edificio dal punto di vista architettonico-strutturale, concludendo con il riportare le previsioni e le prescrizioni degli strumenti normativi urbanistici della città di Biella sull'area oggetto di studio.
Nei capitoli 3 e 4 viene analizzato criticamente il territorio circostante in termini di morfologia del costruito, infrastrutture, verde e funzioni con l'obiettivo della ricerca di una nuova identità da assegnare al tridente, del quale si indagano i punti di forza e debolezza, le potenzialità e le criticità. In seguito si approfondiscono due funzioni in particolare, potenzialmente insediabili nella struttura: residenza universitaria e albergo.
Nell'ultima parte della tesi, comprendente i capitoli 5, 6, e 7, viene illustrato il progetto di recupero vero e proprio. Nel capitolo 5 viene fornita quindi una descrizione del progetto della conservazione della struttura grazie ad una serie di interventi ipotizzati per porre un rimedio ai degradi chimici, fisici e biologici (precedentemente individuati) sviluppatisi nel corso degli anni.
Il capitolo 6 tratta del progetto alla scala urbana e alla scala architettonica: vengono fornite le motivazioni per cui si è giunti a tale risultato e viene descritto il progetto. Nel capitolo 7 infine si approfondiscono dal punto tecnologico alcuni elementi architettonici posti in aggiunta alla struttura originaria: si descrivono e si forniscono i particolari costruttivi di questi elementi (volumi aggettanti, passerelle e struttura di rivestimento delle facciate).
Relatori
Tipo di pubblicazione
URI
![]() |
Modifica (riservato agli operatori) |
