Riuso edilizio e rigenerazione urbana : progetto di riqualificazione dell'edificio ex Consap in via Servais 125 a Torino
Gloria Bertello
Riuso edilizio e rigenerazione urbana : progetto di riqualificazione dell'edificio ex Consap in via Servais 125 a Torino.
Rel. Silvia Gron, Lorenzo Savio. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2015
Abstract
INTRODUZIONE
Questo lavoro di tesi si prefigge l’obiettivo di sottolineare l’importanza del concetto di riuso, riqualificazione urbana e sostenibilità ambientale.
Ad oggi, il quadro ambientale del nostro pianeta è piuttosto preoccupante. Il fatto peggiore è che spesso non ce ne accorgiamo, o comunque, per certi versi, sembra quasi che gli allarmi delle organizzazioni ambientaliste non intacchino direttamente la nostra vita. Ciò che è fondamentale riconoscere, è che siamo un complicato sistema interconnesso. Tutto quello che accade nelle altre parti del mondo inevitabilmente avrà delle conseguenze anche su di noi: questo vale altrettanto per i problemi ambientali globali che bisogna affrontare oggi. Essi riguardano la distruzione dell’ambiente (foreste, aree umide, risorse ittiche, specie selvatiche, erosione del suolo), l’eccessivo sfruttamento delle risorse e dell’energia (carburanti fossili, acqua, luce solare), le sostanze tossiche di origine umana (insetticidi, gas serra, specie non autoctone) e la crescita della popolazione. Il 13 agosto 2015 è stato definito come “Overshoot day”: il giorno del sovrasfruttamento delle risorse terrestri. Dal giorno che segue alla fine di quest’anno, quindi, tutto quello che verrà consumato, non potrà più essere rigenerato. L’anno scorso lo stesso giorno è caduto il 17 agosto, quindi quest’anno l’anticipo è di circa quattro giorni. Per rendere più chiara la drammatica situazione in cui riversa il nostro pianeta, l’ultimo anno in cui la popolazione umana (che allora risaliva a circa la metà degli abitanti attuali) fu in grado di mantenere i propri consumi entro i limiti produttivi della natura fu il 1970 .
“[...] un picco massimo di popolazione, di ricchezza, di consumo delle risorse e di produzione di rifiuti coincide con l’apice dell’impatto ambientale, fino al punto in cui le risorse disponibili non riescono più a tenere il passo del nostro sfruttamento” .
Per rimediare ai problemi ambientali della Terra si dovrebbe imparare a vivere rispettando i limiti dei mezzi di cui si dispone. Come sostiene lo scrittore Diamond, infatti, ogni cittadino degli Stati Uniti, dell’Europa occidentale e del Giappone consuma 32 volte di più di un abitante del Terzo Mondo. Ma il vero problema, oggi, non è tanto l’aumento della popolazione (in rallentamento, ma destinata ogni anno a crescere sempre più) quanto la volontà di tutti i terrestri di raggiungere degli standard di vita simili ai più benestanti. Cosa che, se succedesse, richiederebbe altri quattro pianeti Terra oltre quello che già consumiamo.
La consapevolezza ambientale si è formata molto tempo fa e si è diffusa soprattutto dal 1960. Ci troviamo nella condizione in cui da un lato, aumentano le adesioni al movimento ambientalista e le organizzazioni a salvaguardia dell’ambiente ma, dall’altro, diventano sempre più gravi le minacce al nostro pianeta. Per far fronte a questa situazione, il saggio individua una soluzione: “una prospettiva e una pianificazione a lungo termine, e la volontà di mettere in discussione i propri valori fondamentali” .
In quest’ottica, anche per quanto riguarda l’architettura, bisognerebbe gestire le risorse esistenti al meglio. Per questo motivo ho scelto di affrontare un progetto di riuso urbano, piuttosto di una progettazione ex novo. La pratica del riuso, infatti, permette di risparmiare risorse e tempo, rivitalizza spazi abbandonati o degradati, crea nuove aggregazioni sociali e arricchisce la città offrendo nuovi servizi e funzionalità. Ragionare in termini di riutilizzo significa anche “ricucire” i vuoti del tessuto costruito: il termine di per sé procede già nel senso della sostenibilità, ma questo non vuol dire che tutte le operazioni di riuso urbano possono essere automaticamente considerate sostenibili. Il concetto di sostenibilità, infatti, è molto ampio e comprende numerosi aspetti, appartenenti ad ambiti molto diversi, ma interagenti dinamicamente fra loro: l’ambito economico, sociale, culturale, istituzionale ed ambientale. Questi campi dovrebbero integrarsi in una rete di relazioni in cui un aspetto non dovrebbe escludere l’altro e gli interessi di ogni parte dovrebbero raggiungere dei compromessi affinché non collidano fra loro, ma realizzino l’obiettivo auspicato. E’ un compito difficile, che considera l’intero ciclo di vita del patrimonio edilizio esistente, dalla progettazione, alla gestione e la dismissione, valutando e monitorando l’impatto ambientale che consegue, insieme alla nascita di diverse interazioni sociali.
Il riuso è dunque una pratica che si sta diffondendo anche nell’ambito dell’architettura ed è un aspetto molto importante se si pensa alla vasta incidenza che un progetto edilizio comporta a livello urbano e non solo, essendo l’architettura una disciplina che interagisce con numerosi settori economici. Di recente, l’ambito che generalmente è stato più interessato da progetti di riuso e riqualificazione corrisponde a quello industriale. Più frequenti sono infatti i casi in cui i fabbricati industriali vengono dismessi perchè non più funzionali, o per chiusura e spostamento delle attività lavorative in essi svolte. Questa tipologia di patrimonio edilizio presenta delle caratteristiche fondamentali quali una struttura puntuale e la conformazione di ampi spazi, che la rendono molto flessibile nell’ottica di eventuali e diverse alternative progettuali.
Anche gli edifici a carattere residenziale costruiti nel secondo dopoguerra italiano si sono rivelati spesso obsoleti e sono stati presi in considerazione dall’opinione pubblica che in alcuni casi è riuscita a muovere i settori amministrativi verso la promozione di progetti e varie iniziative di riqualificazione urbana. Tuttavia esistono alcuni casi in cui i manufatti esistenti che avrebbero bisogno di interventi di riuso non appartengono nè alla prima, nè alla seconda tipologia funzionale: mi riferisco agli edifici adibiti al terziario.
Questa categoria comprende spesso costruzioni appartenenti allo Stato o ai Comuni che sono gestite da altri enti pubblici, i quali svolgono a loro volta le attività necessarie all’ambito collettivo. Il più delle volte queste strutture risultano col tempo inadeguate ai mutamenti della società ed arrivano a pesare economicamente nelle casse delle amministrazioni, che non riescono più a sopperire ai costi ingenti della loro gestione.
Questa tesi di laurea si incentra proprio su questa categoria edilizia, forse a volte un po’ sottovalutata, e prende in considerazione un’ipotesi progettuale di riuso e riqualificazione urbana nel capoluogo piemontese: Torino.
L’ambito progettuale è stato individuato in particolare nel quartiere Parella, zona quasi marginale posta a nord-ovest di Torino. Il caso studio preso in esame corrisponde ad un edificio per uffici in disuso, attualmente in stato di degrado, appartenuto alla Consap, società assicurativa pubblica. Nel 2014 questo ente ha attuato un’operazione di dismissione del proprio patrimonio immobiliare fra cui proprio la struttura oggetto di studio, situata in via Servais 125. L’edificio, che occupa circa 1460 mq di superficie di base, si inserisce in un lotto di circa 7900 mq posizionato all’incrocio di via Giovanni Servais e via Ludovico Bellardi. L’edificio è stato realizzato negli anni Settanta del Novecento ed è stato oggetto di ampliamenti e varianti negli anni seguenti. Attualmente però presenta varie carenze non solo a livello della consistenza edilizia, ma anche per quanto riguarda l’aspetto funzionale.
Il manufatto si compone di otto piani fuori terra, più due grandi piani interrati: la struttura è stata realizzata interamente in cemento armato, mentre tutti i piani sono delimitati perimetralmente da serramenti in alluminio con vetri color bronzo. Esternamente l’edificio presenta una caratteristica: una sorta di “griglia modanata geometrica” che riveste il cemento armato di tutte e quattro le facciate, realizzata in graniglia plastificata chiara. In complesso la struttura è in buono stato, sebbene mostri qualche segno del tempo e abbia subito atti vandalici.
Il progetto di riqualificazione che andrò a delineare prevede la ristrutturazione e la rifunzionalizzazione del fabbricato e del lotto, al fine di valorizzare i fattori climatici quali l’orientamento, l’ombreggiamento, la ventilazione e l’illuminazione naturale. Particolare attenzione è posta sull’isolamento termico dell’edificio, cosicché le dispersioni energetiche siano limitate. Sono inoltre previste soluzioni tecnologiche in grado di sfruttare risorse naturali come l’acqua, la luce solare e la vegetazione. L’intento di questo progetto mira a trasformare un luogo periferico e anonimo in un’architettura viva e dinamica sia sul profilo ambientale, sia su quello funzionale e sociale. L’obbiettivo è quello di recuperare un manufatto che sia in grado, nel tempo, di adattarsi alle condizioni climatiche e microclimatiche del luogo ed alle mutevoli richieste e necessità della società. L’adeguamento prestazionale dell’edificio sarà indice di una certa qualità urbana, capace di coinvolgere non solo gli utenti, ma anche gli abitanti del quartiere, in termini di integrazione, sicurezza e benessere.
La metodologia adottata in questo percorso di tesi si articola in tre sezioni principali. La prima affronta il tema del concetto di riuso del patrimonio dismesso, cercando di sottolineare i vantaggi, le opportunità ed indicandone le politiche energetiche a sostegno a livello europeo e nazionale. Concentrandomi poi sul caso di Torino, vengono presentati dati più specifici sulla tipologia del patrimonio edilizio esistente ed alcune riflessioni sulla parte di patrimonio edilizio dismesso per cui è auspicabile un processo di riuso urbano. A questo punto si indicano le linee guida principali che saranno seguite per sviluppare il progetto di riuso e riqualificazione eco-compatibile (materiali, energia, sistemi tecnologici bioclimatici).
La seconda sezione riguarda direttamente il caso studio preso in esame: l’edificio per uffici ex Consap. Si parte dalle analisi territoriali della zona in cui il manufatto si inserisce, il quartiere Parella, con una descrizione dei luoghi identitari, il verde, le infrastrutture, il commercio e la viabilità, a seguire con la presentazione dello stato di fatto dell’edificio. L’immobile viene identificato attraverso un’indagine sulla sua storia nel tempo e tramite la descrizione degli aspetti tecnologici, morfologici e costruttivi della struttura stessa. Una volta individuate soprattutto le criticità del manufatto, è iniziata una breve consultazione del Piano Regolatore Generale di Torino ed è stata elaborata un’analisi a livello microclimatico sul lotto di riferimento.
La terza ed ultima sezione riguarda, invece, il progetto vero e proprio di riuso e riqualificazione urbana delle’dificio di proprietà ex Consap. Sono così stati illustrati gli aspetti di rifunzionalizzazione degli spazi interni che hanno coinvolto ogni piano della struttura ed è stata descritta la riorganizzazione della pertinenza esterna e dell’isolato di progetto in generale. Successivamente sono state presentate le tecnologie adottate soprattutto per la riduzione dei consumi energetici dell’immobile, le stratigrafie adottate nei dettagli ed è stata descritta l’immagine architettonica finale trasformata.
L’ultimo capitolo di questa sezione illustra i procedimenti ed i criteri con cui sono state affrontate le varie scelte progettuali e si conclude con una riflessione sugli aspetti ambientali, sociologici ed economici complessivi connessi alla sostenibilità del progetto di riuso edilizio presentato in questa tesi.
Relatori
Tipo di pubblicazione
URI
![]() |
Modifica (riservato agli operatori) |
