Trasformazioni urbane postindustriali : studio di fattibilità per la Caserma Amione, ex stabilimento SCAT
Martina Caruso
Trasformazioni urbane postindustriali : studio di fattibilità per la Caserma Amione, ex stabilimento SCAT.
Rel. Rossella Maspoli. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2015
Abstract
INTRODUZIONE
Le trasformazioni urbane a cui assistiamo in questa epoca sono successive alla crisi del sistema industriale che per circa due secoli ha plasmato territori, disegnato città e scandito i ritmi della collettività. Per poterle capire pienamente è d'obbligo definire il contesto in cui l'industria nasce, si sviluppa descrivendo la civiltà industriale e successivamente spiegare il processo attraverso il quale si è costruita la consapevolezza per cui le tracce di questo recente passato non sono oggetti insignificanti, "vuoti urbani" da riempire e demolire, ma reperti che costituiscono un patrimonio da tutelare, conservare e valorizzare. Acquisita la consapevolezza bisogna individuare gli strumenti e le metodologie per realizzare le trasformazioni ed è proprio in questo frangente che si inseriscono i paragrafi sugli Studi di Fattibilità e la Carta AUDIS. Dopo aver trattato le peculiarità dei reperti postindustriale e le linee guida, si introduce l'organismo città.
La suggestione della città-organismo non è nuova, ma si rivela essere efficace per spiegare la sua formazione, i suoi processi e le sue regole. Al pari dell'organismo umano, ciò che noi andiamo ad attuare con le trasformazioni urbane è una rigenerazione del tessuto vitale della città.
La discussione sino a qui porterebbe a pensare che si siano riusciti a superare gli ostacoli che impediscono la conclusione dei processi di trasformazione. In realtà, come si vedrà, il dibattito sulle trasformazioni urbane è ancora aperto, poiché la materia risulta essere mutevole e intricata come la realtà che ci circonda.
Nei capitoli successivi vengono illustrati i cenni storici dell'automotive torinese, la localizzazione di alcuni impianti e l'evoluzione dei materiali, delle tecniche costruttive e tipologiche degli stabilimenti automotive presenti sul territorio.
Il parallelo con le trasformazioni di Torino è opportuno, perché è da sempre un territorio di sperimentazione grazie alla presenza di molteplici vuoti urbani postindustriali da rigenerare. Torino, come un organismo ha saputo essere duttile alla realtà, a prospettare nuove direzioni al sorgere di crisi profonde. In questi anni ha delineato, grazie anche alla redazione di Piani Strategici, una nuova visione che costruisce il proprio futuro nel campo delle tecnologie, della cultura, delle arti e del turismo.
La recente designazione di Torino a creative City UNESCO pone una prospettiva anche del passato automotive, nella proiezione di territorial brand. Se è pur vera l'esistenza di questa volontà, molti processi di riqualificazione sono ben lontani dall'essere conclusi e riusciti.
Quali sono dunque gli effetti positivi ottenuti, le problematiche riscontrate, quali gli errori commessi? La discussione si prefigge il compito di riportare luci e ombre delle riqualificazioni urbane tramite la scelta di cinque casi studio da cui si evincono le criticità e la complessità dei processi di trasformazione urbane postindustriali.
Data la particolarità del caso studio progettuale si è inserito un capitolo a parte per la definizione dei comparti a servizi, il loro processo di dismissione e i processi in atto sul territorio della Città di Torino, ritrovando caratteristiche simili ai siti industriali. Il sito preso in esame per la componente progettuale di questa tesi è la Caserma Carlo Arnione, ex Stabilimento SCAT.
Una riqualificazione di un sito già riqualificato precedentemente al dibattito sull'archeologia industriale degli anni '80. Tale stratificazione mostra tutta la duttilità del sito e le similitudini tra i comparti automotive e quelli a servizi.
Tenendo conto del paragrafo sugli Studi di Fattibilità si è proceduto a creare un quadro conoscitivo del contesto in cui il sito di progetto si inserisce, ponendo l'accento sull'aspetto socio-demografico, ambientale, della viabilità e mobilità traendone spunti interessanti per le soluzioni progettuali. Scendendo di scala si è poi analizzata la consistenza del patrimonio immobile e mobile esistente nel sito con l'individuazione dei degradi, del livello di conservazione degli involucri e delle strutture che ha poi permesso in fase di delineamento di scenari progettuali alternativi, di operare scelte importanti in termini di demolizioni, permanenze e metodologie per gli interventi conservativi e d'adeguamento delle permanenze.
In seguito all'approccio di analisi multidisciplinare, si sono tratti i caratteri comuni e le differenziazioni per definire quattro scenari alternativi in merito alla sostenibilità ambientale, economica, sociale, infrastrutturale e paesaggistica.
Scenari alternativi si che si basano sulle analisi preprogettuali, sui caratteri di sostenibilità appena citati, ma si differenziano per le diverse prescrizioni applicate - tramite ZUT o varianti- funzioni e concept di progetto, permettendo di vagliare tutte le opportunità della Caserma Arnione, ex stabilimento SCAT
Relatori
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