I luoghi della terza rivoluzione industriale : spazi per nuove economie
Emanuele Protti
I luoghi della terza rivoluzione industriale : spazi per nuove economie.
Rel. Matteo Robiglio. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2015
Abstract
INTRODUZIONE
Nel 2011 Jeremy Rifkin pubblica il suo più importante volume "The Third Industrial Revolution".
In questo libro, l'economista statunitense, introduce l'avvento della terza Rivoluzione Industriale in seguito alla compresenza di quelli che ritiene siano i fattori fondamentali per il crearsi delle condizioni per una nuova rivoluzione produttiva.
Nuove risorse energetiche, le energie rinnovabili, e nuovi mezzi di comunicazione, basati su internet, insieme all'impellente necessità di prevenire una catastrofe climatica, sono gli elementi che stimolano questo avvenimento.
In seguito all'esaurimento dei principali combustibili fossili, del petrolio e delle obsolete tecnologie da essi alimentate, Rifkin dichiara la fine dell'era del carbonio e introduce la nuova era industriale.
Secondo la sua teoria, questa nuova era energetica collegherà tramite una smart grid, le nostre case, gli uffici e qualsiasi altro edificio in un sistema distribuito di produzione dell'energia, congiungendo tutto il mondo. Seguendo l'esempio e il potenziale messo in campo da Internet, il futuro del regime energetico diventa collaborativo e distribuito al contrario dell'attuale sistema centralizzato e gerarchico.
Appoggiandosi ai 5 pilastri: 1) il passaggio alle fonti di energia rinnovabile, 2) la trasformazione del patrimonio immobiliare esistente tramite impianti di microgenerazione per la raccolta in loco delle energie rinnovabili, 3) l'applicazione dell'idrogeno e di altre tecnologie di immagazzinamento dell'energia in ogni edificio e in tutta l'infrastruttura al fine di conservare l'energia intermittente, 4) l'utilizzo delle tecnologie di internet per trasformare la rete elettrica in una interrete e infine 5) la transizione della flotta di veicoli da trasporto passeggeri e merci, pubblici e privati, in veicoli plug-in con cella a combustibile, mostra i passi necessari a questo cambiamento e i motivi che spingono a orientare il nostro futuro in questa direzione. Ma assieme al cambiamento economico-energetico è necessario perseguire anche una rivoluzione culturale, il cui principale obbiettivo secondo l'economista sarà lo sviluppo di una "conoscenza biosferica".
Partendo dalle considerazioni di Rifkin all'interno della sua teoria, vediamo come le nostre abitudini, il nostro modo di rapportarci con le risorse energetiche e con lo spazio che ci circonda ha bisogno di essere rivisto e di essere integrato con una coscienza maggiore delle nostre azioni. Questo insieme di cambiamenti viene sostenuto dal nuovo mezzo di comunicazione, Internet, che rappresenta una sovrastruttura capace di assistere alla costruzione di un nuovo processo sulla scala globale.
Egli afferma l'assoluta necessità di un cambiamento su scala a grande scala, che prenda in considerazione dal singolo utente che vive nella sua casa nella sconfinata prateria americana fino alle megacity con venti milioni di abitanti sulle coste del Pacifico. Nel fare questo definisce il motore di questo cambiamento, la scala e l'interfaccia: il processo industriale.
Il sostenere un cambiamento del paradigma industriale vuole sottendere un cambiamento in tutta la sfera del sociale, in quello che è la nostra cultura, cosi profondamente plasmata sul di esso.
Dal 1850, quando la meccanizzazione inizia a prendere forma in modo ufficiale da quella che era una sperimentazione informale, essa cambia drasticamente ogni ambito della vita dell'uomo.
I caratteri inventivi dell'epoca trovano presto applicazione all'interno del contesto della produzione, aumentadone la quantità e sottraendo l'uomo dalle mansioni di faticose, susseguono la creazione delle fabbriche, l'invenzione di nuovi sistemi di trasporto, nuovi strumenti di comunicazione, per arrivare presto all'interno della vita domestica.
La storia dell'uomo si lega indissolubilmente alla meccanizzazione e all'industria che ne aumenta le qualità della vita così radicalmente da soverchiare i ritmi naturali che da sempre governano il nostro mondo.
Nel 2000, il premio Nobel per la chimica Paul Crutzen assume il termine coniato da Eugene Stoermer, Antropogene, dichiarando che l'uomo è entrato in una nuova era geologica dove le sue azioni hanno più influenza sui fattori climatici che non la Natura stessa PI. La vita dell'uomo è segnata fino all'intimità dal suo rapporto con l'industrializzazione e ogni cambiamento che avviene all'interno di essa, ha di riflesso, una conseguenza sulla nostra vita.
Ma oltre ad un discorso sociale la meccanizzazione e l'industrializzazione cambiano lo spazio in cui viviamo, il modo in cui ci rapportiamo con esso e le azioni che compiamo al suo interno. Questa materialità del rapporto tra uomo e industria rientra a pieno titolo nell'ambito dell'architettura, nella discussione sul nostro Habitat: la Città.
La città industriale sottolinea una rottura con lo spazio urbano precedente, amplifica gli effetti delle trasformazioni spaziali e ne complica i processi. Luoghi nuovi richiedono spazio nelle città, stazioni ferroviarie, fabbriche, quartieri operai, aeroporti, magazzini di stoccaggio, macelli, impianti riassemblano il tessuto cittadino in risposta alla trasformazione degli altri settori. Nascono nuove tensioni e nuove abitudini.
La rivoluzione industriale ha creato spazi e luoghi che prima non esistevano e a cui l'immaginario umano ha saputo dare forma per rispondere ai bisogni della propria società.
L'obbiettivo di questa tesi è studiare i Luoghi della Terza Rivoluzione Industriale, analizzando e studiando dove e come nasce la stretta relazione tra società e industria durante l'Ottocento e il Novecento e cercando di ipotizzare in che direzioni, un cambiamento di questo rapporto possa modificare lo spazio in cui viviamo e le relazioni al suo interno.
Un'analisi dei processi industriali avvenuti nell'arco delle due rivoluzioni ha l'obbiettivo di andare a scandagliare i punti di contatto tra i differenti ambiti industriali e come questi hanno condizionato l'evoluzione del vivere umano.
Dall'osservazione di questi fenomeni e delle manifestazioni che ne derivano, scaturisce l'importanza assegnata ad una terza rivoluzione industriale e all'impatto che questa può avere sulla vita urbana. La ricerca si focalizza sul rapporto tra il luogo di eccellenza dell'industrializzazione, la Fabbrica, e il rinnovato rapporto che essa ha con la città. Attraverso l'analisi di come una nuova produzione si colloca all'interno dello spazio urbano contemporaneo si delinea una narrativa per la sua riqualificazione, andando ad operare all'interno di quel tessuto abbandonato e dismesso che caratterizza la città industriale.
Le riflessioni urbane che ne derivano sono da interpretare come parte di una ricerca personale sul tema che non è da considerarsi conclusa ma piuttosto all'inizio di un lungo percorso.
- Abstract in italiano (PDF, 645kB - Creative Commons Attribution)
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Relatori
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