Costruire in cemento armato negli anni Venti a Torino : il deposito GTT San Paolo
Alessandro Negro Frer, Maria Teresa Sapio
Costruire in cemento armato negli anni Venti a Torino : il deposito GTT San Paolo.
Rel. Giulio Ventura, Annalisa Dameri. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2015
Abstract
Le prime strutture in cemento armato appaiono in Italia nei primi decenni del Novecento e oggi versano spesso in uno stato di degrado legato a problemi di deterioramento dei materiali, ai quali si sommano quelli di natura statica e del rischio sismico. Queste problematiche stanno assumendo sempre più rilevanza per questo tipo di costruzioni, relativamente giovani rispetto alla tipologia in muratura, e necessitano di essere affrontate specialmente in presenza di edifici vincolati e/o con funzione pubblica.
Solo una minoranza degli edifici ubicati in territori a rischio sismico è stata progettata utilizzando criteri antisismici e molto spesso le esigenze ingegneristiche per J esecuzione di un adeguato intervento entrano in contrasto con la necessità di preservare le caratteristiche culturali, storiche, artistiche ad architettoniche del bene.
Tenendo in considerazione l’elevato numero di strutture industriali in cemento armato dei primi anni del Novecento, presenti a Torino e in tutto il territorio nazionale, ci si è posti l’obiettivo di dimostrare che è possibile riqualificarle, attribuendo ad esse anche nuove destinazioni d’uso, definendo un percorso sistematico, che a partire dalla fase di conoscenza possa portare ad una valutazione della sicurezza strutturale affidabile, in grado di cogliere le peculiarità che caratterizzano gli edifici in conglomerato cementizio.
Negli ultimi decenni il patrimonio industriale ha infatti finito con l’assumere un ruolo centrale e innovatore nell’ambito delle tematiche della conservazione, gestione e valorizzazione dei beni culturali; le industrie non sono più guardate come oggetti isolati ma come risultato dei caratteri di un contesto e dell’evoluzione di un territorio, ponendole in connessione con le reti energetiche e comunicative, con le strutture residenziali, assistenziali, culturali e terziarie.
Per affrontare il recupero di tali manufatti si deve far riferimento al capitolo 8 Costruzioni esistenti del Decreto Ministeriale del 2008, il quale definisce un percorso di conoscenza che comprenda la ricostruzione storica del quadro normativo e dei metodi di calcolo, l’individuazione dei riferimenti tecnologici e costruttivi, l’analisi delle patologie e dei degradi in atto, per poter poi giungere all’analisi strutturale e successivamente all’eventuale progettazione di interventi.
La scelta del caso studio è ricaduta su un esempio di architettura industriale torinese degli anni Venti: il deposito San Paolo della GTT, negli ultimi anni al centro di alcune discussioni sulla vendita di immobili di proprietà GTT per far fronte ai problemi di bilancio della società.
Il testo si apre con alcuni brevi cenni sulla nascita e lo sviluppo del trasporto pubblico a Torino, in modo da conoscere il contesto che ha portato alla costruzione di un nuovo deposito e quale ruolo questo ha assunto all’interno della rete dei trasporti nel corso degli anni. Parallelamente sono state svolte le ricerche sull’avvento del calcestruzzo armato e della normativa nazionale. Per comprendere il comportamento di un manufatto in calcestruzzo storico non si può infatti prescindere dalla conoscenza del materiale e dei dettagli costruttivi con cui sono stati realizzati gli elementi strutturali. La fase di analisi storico-critica si conclude con l’esposizione di un quadro socio-politico e industriale degli anni Venti annesso a un inquadramento territoriale del caso studio, e con la ricostruzione del processo di realizzazione e le successive modifiche subite nel tempo dal manufatto.
Terminata questa prima fase, si è proceduto con il rilievo geometrico - strutturale in situ riferito sia alla geometria
complessiva dell’organismo, sia a quella degli elementi costruttivi. Si descrivono, inoltre, le analisi non distruttive condotte: quella pacometrica per l’individuazione dei ferri dell’armatura e quella sclerometrica per un’adeguata conoscenza delle caratteristiche del calcestruzzo. Il rilievo deve focalizzarsi anche sulla qualità e lo stato di conservazione dei materiali e degli elementi costitutivi.
Reperite tutte le informazioni sull’architettura e sui materiali, si è definito il modello strutturale del deposito e si sono svolte le analisi statiche e dinamiche tramite il programma Pro Sap. L’ultima parte è dedicata ai risultati delle analisi del modello per valutare la sicurezza dell’edificio e alla proposta di eventuali interventi da compiere.
Lo sviluppo della tesi segue l’iter proposto dalla normativa cercando di procedere con le ricerche e le analisi che un professionista dovrebbe effettuare nel caso in cui si trovi a dover affrontare tale lavoro, ma vuole anche essere una traccia da seguire per tutti gli edifici in conglomerato cementizio di inizio secolo di cui si vuole svolgere una valutazione del rischio sismico ed eventualmente progettare un suo recupero.
Relatori
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