Torino verso la nuova dimensione : il concorso per il centro direzionale (1962-1963)
Marianna Gaetani
Torino verso la nuova dimensione : il concorso per il centro direzionale (1962-1963).
Rel. Sergio Pace. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2015
Abstract
Torino terra di centri direzionali. E non può essere altrimenti, per una ex capitale tra le principali protagoniste di quel boom economico che l'ha di fatto traghettata dalla città dell'industria alla metropoli del terziario, pur se attraverso un percorso tutt'altro che lineare e privo di battute d'arresto.
Nei mesi che hanno visto il dibattito cittadino (e non solo) concentrarsi attorno alla conclusione dei lavori e ufficiale apertura del Grattacielo Intesa San Paolo di corso Inghilterra se è vero che questo può essere a ragione definito centro direzionale è nato e si è sviluppato questo lavoro di tesi, che fa un passo indietro di mezzo secolo per cercare di raccontare quello che fu, esattamente nella stessa area occupata ora dal complesso disegnato dal Renzo Piano Building Workshop, il primo tentativo di materializzare la direzionalità a Torino.
Altri studi, molti dei quali utili ai fini che qui si riassumeranno, sono già stati fatti sull'argomento. Riprendere questo ora significa completare la trattazione, considerando altri elementi di cui qui è stata considerata la centralità, per comprendere cosa abbiano costituito, pur non avendo trovato effettiva realizzazione, tale concorso per Torino e più in generale il concetto di direzionalità, per la cultura architettonica italiana. Sono intenti generali sviluppati attraverso quattro principali azioni: la verifica e il perfezionamento della ricostruzione dell'iter che ha portato prima all'indizione del bando di concorso, poi al definitivo accantonamento della proposta; la ricerca delle tavole di progetto, poi tramutatasi, a causa del fallimento di ogni tentativo fatto in questo senso, in quella, quanto più esauriente, di materiale utile - disegni e relazioni di progetto -, non solo riguardante le proposte segnalate e premiate, ma tutte quelle che è stato possibile ricostruire; l'analisi della relativa critica; la contestualizzazione del concorso all'interno del più ampio dibattito intellettuale in corso in quegli anni in Italia.
Ecco che, più nello specifico, il lavoro risulterà composto da quattro sezioni.
Nella prima, l'attenzione si concentra su Torino e sulla ricostruzione storica del caso, quindi sul dibattito in corso in quegli anni a Palazzo Civico riguardo la direzionalità cittadina nella sua concezione più ampia - e sulla cronaca dei principali episodi attraverso cui la vicenda si è sviluppata: si cercheranno di comprendere i presupposti politico-economici e sociali, senza voler ovviamente esaurire una narrazione che richiederebbe ben altro numero di parole, ma limitandoci ad esporre quei principali aspetti che possono aver condizionato il corso degli eventi.
Tra i due periodi in cui questi sono stati suddivisi, e successivamente ad un'attenta ricerca soprattutto negli archivi storici nazionali, nelle riviste di settore dell'epoca e in alcune monografie, vengono descritti 14 progetti, nelle immagini e nelle parole, facendo quanto più riferimento al modo in cui gli stessi progettisti le hanno proposte, attraverso, per questo motivo e soprattutto, l'analisi delle relazioni di progetto, o, in loro assenza, stralci di queste. Non solo forme, quindi, ma anche contenuti, che in alcuni casi sembrano prevalere, per importanza e definizione, sulle prime. Forme e contenuti che sono stati poi posti a confronto, sulla base di alcuni elementi considerati significativi, per comprendere le maggiori similitudini e differenze tra le tante proposte.
Si passa poi alla critica, qui suddivisa tra il dibattito immediatamente successivo alla premiazione - comprendente le penne delle maggiori riviste specializzate e quelle dei giornalisti dei quotidiani cittadini e le (non molte, come si avrà modo di constatare) opinioni, susseguitesi da metà degli anni '60 fino ai giorni nostri, di alcuni importanti esponenti della critica d’architettura, riguardanti l'impostazione del bando, il valore dei progetti, i risultati del concorso.
La seconda sezione della tesi deriva il suo nome da quello della corrente di pensiero in cui è necessario inserire il concorso torinese, non tanto, o non esclusivamente, per comprendere le motivazioni che hanno portato all'indizione del bando, quanto per decifrare le conseguenti scelte compiute da buona parte dei progettisti, corrispondenti a figure fonda- mentali all'interno del dibattito sull'architettura e sull'urbanistica di quegli anni - elemento questo che eleva il concorso, e con esso anche altri, a episodio fondamentale della storia degli anni sessanta.
La nuova dimensione è anch'esso argomento già dibattuto (per quanto probabilmente meno rispetto ad altre fasi della storia dell'architettura), e tanto ampio da non potersi ovviamente esaurire in poche pagine. Quello che qui si è cercato di fare è riprenderne i momenti a nostro avviso più salienti, con particolare attenzione verso le discussioni sul progetto urbano, e verso, soprattutto, le parole di quei partecipanti al concorso di Torino che sono anche tra i principali protagonisti di questa riflessione, per comprenderne le posizioni, e le successive (ma raccontate precedentemente) scelte progettuali.
La seconda sezione della ricerca prosegue poi nella riflessione su alcuni casi studio: da una parte quegli esempi stranieri, e quei nomi, che possono aver influenzato maggiormente il pensiero e il modus operandi di molti dei colleghi italiani; dall'altra parte, i centri direzionali precedenti o contemporanei a quello torinese, realizzati o solo progettati in Italia. In entrambi i casi, e analogamente a quanto fatto per i progetti del concorso oggetto di studio, l'analisi è stata per quanto possibile impostata sulla base di quanto scritto all'epoca: a partire dai bandi (nei casi di concorso), alle relazioni di progetto, fino alle recensioni realizzate dagli architetti italiani nelle riviste di settore. Non si è voluto quindi offrire una trattazione a posteriori, bensì concentrarsi sulle parole, apparse in quegli anni, su quelle riviste, su quegli studi, e di quei progettisti.
Si è cercato di operare tale contestualizzazione anche nel paragrafo in cui si cerca di dare una definizione di centro direzionale, nella scelta di farlo con le parole di una delle figure più centrali di questa ricerca, esposte solo pochi anni dopo l'indizione del concorso di Torino.
Centro direzionale che comunque può essere considerato uno dei tipi della nuova dimensione: ecco che quindi nelle pagine successive si presenteranno brevemente gli altri tipi, tra cui figura la megastruttura, che con il centro direzionale ha, come si avrà modo di notare, diversi punti di contatto.
Nella terza, breve sezione vengono riportate le parole degli stessi partecipanti al concorso che è stato possibile rintracciare, e che si è ritenuto interessante mettere insieme, in alcuni casi quasi a risposta delle critiche, positive e negative, raccolte precedentemente, in altri a chiusura della più ampia narrazione del dibattito.
A conclusione della trattazione, infine, viene posta una cronologia (che si è voluta far partire dal Piano Regolatore del 1959, in cui di fatto appare il primo esplicito riferimento alla direzionalità per Torino), all'interno della quale è possibile rintracciare anche quegli episodi che, per una maggiore fluidità nella lettura, non è stato ritenuto necessario includere nelle precedenti narrazioni.
- Abstract in italiano (PDF, 12MB - Creative Commons Attribution)
- Abstract in inglese (PDF, 12MB - Creative Commons Attribution)
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