Proposta metodologica per l'intervento in una borgata alpina nella bassa Val Susa : il caso di Pratobotrile
Claudia Fioretti
Proposta metodologica per l'intervento in una borgata alpina nella bassa Val Susa : il caso di Pratobotrile.
Rel. Gianfranco Cavaglià, Antonia Teresa Spano'. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2015
Abstract
INTRODUZIONE
Le motivazioni alla base della ricerca affrontata in questo elaborato di tesi prendono avvio dalla presa di coscienza personale di una forte contraddizione interna al comparto edilizio, evidente soprattutto nella discrepanza tra domanda ed offerta. Considerazione che trova fondamento anche in quelli che sono i dati forniti da ISTAT, CRESME e dagli altri enti di settore, che evidenziano un forte contrasto tra la grande presenza di fabbricati inutilizzati e la permanenza, ciò nonostante, di una continua richiesta d'immobili. Tali dati mostrano quindi una profonda discordanza tra quelle che sono le necessità dell'utenza e ciò che il mercato immobiliare produce evidenziando, così, un uso errato di risorse che mal si sposa con il periodo di crisi socio-economica che il territorio nazionale sta vivendo, per cui ogni risorsa non può esser sprecata, e quelle che sono le direttive europee del 2011 indicate nella "Tabella di marcia verso l'Europa efficiente dell'impiego delle risorse", dove, appunto è richiesta una particolare attenzione nell'uso delle risorse già esistenti con particolare attenzione alle problematiche relative al consumo del suolo ed al consumo energetico.
In quest'ottica s'inserisce appunto il mercato del recupero- riuso del patrimonio esistente, ritenuto da molti come un'ottimale soluzione a tale condizione, come evidenziano i dati CRESME che vedono l'aumento del giro d'affari ad esso relativo a discapito del mercato delle nuove costruzioni.
Il recupero edilizio, infatti, si pone come risposta sia al problema del consumo del suolo, in quanto sfrutta corpi edilizi già esistenti e aree già cementificate evitando così d'intaccare altri terreni ancora liberi, sia al problema del disagio insediativo poiché il patrimonio da recuperare risulta esser particolarmente variegato, e quindi facilmente adattabile a differenti funzioni e personalizzazioni.
A tali considerazioni si aggiunge anche il fatto che, se ci si riferisce non solo al patrimonio edilizio urbano, ma si considera tutto quell'insieme di piccoli centri, villaggi, borghi sparsi sul territorio nazionale e suoi elementi caratterizzanti, non solo l'intervento di recupero risulta esser una risposta alla corretta gestione di risorse ma anche un elemento di riattivazione economica e sociale.
Si può far riferimento all'immagine descritta in una frase dello scrittore e giornalista Emiliano Giovanni Guareschi, il quale affermava "e se l'avvenire dell'albero e il suo progresso verso l'alto sono sopra la terra, le radici sono sotto la terra, e ciò significa che l'avvenire è alimentato dal passato. Guai a coloro che non coltivano il ricordo del passato, sono gente che seminano non sulla terra ma sul cemento", ed è proprio dalla rivalutazione del passato, del piccolo e dell'unico che si è deciso di partire per l'analisi la ricerca qui sviluppata.
Ad avallare la scelta fatta c'è, al contrario del passato, la sempre maggiore attenzione rivolta a questi piccoli centri che, ricchi di valore storico-culturale e di una propria dote identitaria, rappresentano piccoli gioielli nazionali e grandi risorse. Il patrimonio rappresentato da queste piccole realtà è stato per molto tempo non sufficientemente conosciuto, socializzato e fruito, pur essendo tipico del paesaggio e del territorio italiano, perché testimonianza vivente di quegli insediamenti umani che hanno definito nella storia della cultura italiana un modello di disegno e sviluppo delle funzioni antropiche nei contesti naturali. Negli ultimi anni, tuttavia, enti ed associazioni come UNCEM e borghi più belli d'Italia, si sono fatti carico della loro rivalutazione portando fino al cospetto dei politici l'importanza di un piano di sviluppo di questi centri, inteso come sviluppo dell'intero paese.
Il testo, quindi, affronta il problema dell'invisibilità di un patrimonio culturale costituito da: patrimonio materiale, patrimonio immateriale, risorse naturali e paesaggistiche, paesaggio culturale, patrimonio delle narrazioni. L'invisibilità, spesso correlata al fenomeno dell'abbandono che ha investito questi piccoli centri minori tanto a causa della loro collocazione in territori impervi e di difficile raggiungimento quanto alla manifestazione di una condizione di fragilità e incapacità di adeguarsi all'evoluzione richiesta dal mutare dei tempi. Alcune politiche di rifunzionalizzazione, attuate nel passato e sparse nel territorio azionale, risultano oggi molto proficue e hanno mostrato come, grazie alle tecnologie ed all'avanzamento del tempo, anche questi luoghi si stiano mostrando sempre più versatili e pronti per trasformazioni che portino di nuovo in luce quell'autenticità, architettonico-culturale, rimasta intatta dietro al velo dell'invisibile.
E' tuttavia da tener presente che il modo con cui intervenire in questi luoghi non è da considerarsi unico e assoluto, anzi se per molti casi urbani, gli interventi di recupero edilizio di caratterizzano di riusi o restauri, già di per sé ricchi di varie sfaccettature, nel caso del piccoli centri tale varietà d'interventi si carica di ulteriori incognite legate alla necessità di azioni di più ampio raggio. Queste variabili risultano strettamente connesse ad aspetti sociologici, sia relativi alla comunità presente, qualora ancora insediata, sia alle nuove personalità che intendono inserirvisi oltre che all'ovvia ripresa delle interazioni di queste realtà con il mondo da cui, fin oggi, son state tagliate fuori.
Data la necessità evidenziata, di proporre interventi, di volta in volta adattati all'amblto considerato, è risultato più che mai importante incentrare e convogliare l'attenzione su un unico ambito d'indagine. La scelta del quale è stata strettamente connessa alla volontà di proporre un 'intervento realmente concretizzabile e per tal ragione tale selezione è avvenuta con un rapporto diretto con uno dei già citati enti promotori d'interventi di questo tipo. In particolar modo infatti tramite il dialogo con l'ente UNCEM PIEMONTE sono stati individuati alcuni piccoli centri potenzialmente considerabili dalla mia indagine, in quanto selezionati già dallo stesso ente in virtù di alcuni caratteri di vivacità economica-culturale presi in considerazione in sede di valutazione delle risposte ad un bando di finanziamento indetto dallo stesso ente nel 2012 e che di fatto aveva visto la vittoria e quindi l'attuazione del recupero nel piccolo comune di Ostana.
La scelta è quindi ricaduta sul territorio condovese, nella Bassa vai Susa, ed in particolare nella piccola borgata del comune di Pratobotrile. Anche in questo caso la scelta del piccolo centro non è stata autonoma, bensì il frutto di approfonditi studi territoriali e del dialogo diretto con i rappresentanti politici comunali che, in quanto amministratori del territorio, hanno rappresentato un'ottima fonte d'informazioni teoriche e pratiche altrimenti difficilmente conoscibili da un esterno alla comunità.
L'obbiettivo finale si è quindi tradotto nella proposta di una metodologia per l'intervento nella borgata alpina selezionata, che tenesse conto di alcuni caratteri essenziali quali la concretezza della pratica dell'intervento e la valorizzazione della varietà architettonico-paesaggistica e socio-culturale, con cui necessariamente ci si sarebbe scontrati. In particolare quest'ultimo carattere risulta diretta conseguenza delle considerazioni fatte a scala generale. Esso, infatti, nasce con l'intento di rispondere sia alla discrepanza tra domanda ed offerta evidenziata nel mercato immobiliare, cercando di dare la possibilità a chiunque di intervenire sull'ambito con coscienza ma anche secondo proprie necessità, sia alla volontà di valorizzare un territorio a mio parere molto ricco di potenziali risorse che non possono andar perdute.
L'approccio suggerito prevede dunque, un'approfondita ricerca, del contesto d'inserimento, utile a definire le prime caratterizzazioni dell'ambito indagato. Tale ricerca nasce con l'intento di mettere in evidenza quelli che potrebbero rappresentare elementi di opportunità e di criticità de territorio indagato, permettendo una scelta consapevole e critica dell'oggetto d'intervento. A seguire, le indagini a scala sempre più ristretta, utili a stabilire l'oggetto d'intervento ed una certa cronologia d'interventi, a loro volta caratterizzati da differenti approfondimenti di ricerca, volti a rendere effettivamente praticabile e concretizzabile quanto suggerito.
Proprio tra i passaggi proposti se n'è evidenziato uno che, per a sua natura, si è ritenuto non solo importante ma essenziale sia per l'intervento e la sua concretezza, quanto per una fase di ricerca e d'indagine da effettuarsi a monte. In particolare, si fa quindi riferimento, al rilievo metrico architettonico, impiegato per individuare quelli che sono i caratteri geometrici e costruttivi delle diverse componenti edilizie ed a caratterizzare il singolo edificio, come entità unica nel suo genere aiutando ad indirizzare la valorizzazione e guidando la definizione d' interventi specifici. Anche questa fase è stata quindi sviluppata in modo da poter esser il più accessibile e agibile possibile così da non risultare in alcun caso assente o priva di importanti dati rendendo ancora una volta più concretizzabile l'intervento e la sua riuscita, a prescindere da chi vi interverrà e da tutte le varianti che potrebbero insorgere nella proposta d'intervento.
L'obbiettivo finale quindi è quello di arrivare ad una soluzione d'intervento unica ma variegata, che tenga conto dei vari soggetti interessati, dei loro vari interessi e delle differenti caratteristiche degli edifici su cui ci si propone essi interverranno, tenendo bene a mente la varietà dei caratteri stessi deH'edificato e l'impossibilità di ritenere tanto tutti gli edifici gli uni uguali agli altri quanto tutti gli individui e i rispettivi interventi omologhi e unici.
Relatori
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