Tratturo : viaggio di scoperta di un'architettura labile
Mauro Caserio
Tratturo : viaggio di scoperta di un'architettura labile.
Rel. Gianfranco Cavaglià, Alfredo Mela. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2015
Abstract
La decisione di intraprendere questo lungo viaggio nasce dal connubio di esperienze di vita e didattiche, che hanno contribuito a individuare spontaneamente la possibilità di approfondire un argomento così vicino, famigliare, attuale, ma altrettanto misterioso e sconosciuto.
Quella vista di campagne, di mucche e pecore, che accompagnavano ¡1 viaggio di ritorno nella terra natale, è un ricordo che vive fin da bambino, con i passi, che guidati dall'incertezza, conducevano lo sguardo su vigne, alberi di ciliegie, lunghe scalinate, ruche e su volti di parenti e amici. Le lunghe estati e i rigidi inverni erano scandite da feste in famiglia, da quelle natalizie a quelle di compleanni, da cresime e comunioni a matrimoni e pensioni, e da feste paesane caratterizzate da preghiere, processioni e da sagre, giostre, canti e balli. Ricordi di una vita ormai lontana, fatta di sacrifici e di attaccamento alla propria "terra", lasciata però per un mondo in continuo sviluppo e per la ricerca di nuove e migliori opportunità per una famiglia che continua a crescere. Vivere lontani ma sempre vicini, pronti a tornare per la mietitura o per la vendemmia, passando giornate nella cantina a schiacciare i grappoli di uva con i propri stivali. Proprio come in un ballo antico, che oltre al folklore del momento, regalava anche un prodotto unico dal sapore che rievoca ricordi di nonne che in un epoca priva di qualsiasi comodità, senza perdersi di animo, hanno contribuito al crescere di figli e nipoti. Le giornate passate tra cucine e pollai, sporche di farina e terra, erano il normale contesto quotidiano in cui si preparavano piatti tipici fatti a mano, dalla pasta fresca alle torte, dalla pizza alle minestre di campo. L'incoscienza di quei momenti fatti di amore e sacrifici ha preso il sopravvento in più di vent'anni passati tra auto, treni e aerei, percorrendo le stesse strade e campagne, sbucciandosi ginocchia correndo in bicicletta o a piedi, durante giochi in compagnia degli amici di sempre. Come in estate, anche in inverno, con grandi fiocchi bianchi che ricoprivano tutte le case e le vie, bloccando il normale svolgere delle giornate, il duro lavoro quotidiano era da compiere senza sosta, ma diverso, si era infatti concentrati sulla realizzazione di enormi pupazzi di neve nel piccolo cortile di casa e sulla spalatura di stradine per recuperare un po' di latte e uova e qualche patata da poter cucinare sotto alla coppa nel camino. Momenti questi quasi mai replicabili in una grande città, tra una lezione e un allenamento, dove l'obiettivo principale e il proseguire del lavoro che consente di portare a casa il pane per la famiglia, rimane la preoccupazione principale.
Durante le varie lezioni didattiche nelle aule universitarie, ecco che alcuni luoghi simili vengono analizzati e studiati, approfonditi nei loro caratteri tipici riconoscendo delle architetture da recuperare, considerate un patrimonio importante delle città. Dalle montagne cuneesi alle valli del Canavese, durante le giornate e le nottate passate davanti al computer, il ricordo ritorna in mente, con un po’ di malinconia per la lontananza, ma soprattutto per la totale mancanza di conoscenza di questi luoghi del Molise, che nulla hanno da invidiare ai luoghi più conosciuti delle Alpi piemontesi o delle colline toscane. In questo periodo di riscoperta di culture popolari, con i professori che accrescono
il pensiero che riguarda l'importanza del recupero dei luoghi italiani, l'idea di approfondire il significato di quei cartelli con la scritta "Tratturo", tanto famigliari e
noti, quanto misteriosi e sconosciuti nel loro significato e in ciò che rappresentano, porta a decidere di dedicare questo momento conclusivo proprio alla riscoperta del territorio che da sempre si è avuto sotto gli occhi, senza mai domandandosi il perché.
La preparazione universitaria ha permesso di osservare con occhi diversi le tracce del Molise, scoprendo quanto in comune ci sia tra i temi dei vari laboratori a cui si è partecipato durante gli studi. La volontà nell'approfondire l'architettura dei Tratturi punta anche a far conoscere una regione ricca di splendidi tesori d’arte, scenari naturali mozzafiato e tradizioni millenarie. Elementi caratteristici del Molise, in cui i Tratturi si inseriscono come elemento principale di un territorio che rischia di essere dimenticato e perso per sempre. Ogni volta che si deve precisare dove sia localizzato il Molise durante le chiacchierate con persone che in geografia erano rimandate a settembre, fa capire come la poca conoscenza delle ricchezze del territorio, si manifesta con una insufficiente pubblicità, che porta ad avere un settore turistico praticamente inesistente. Per questo motivo si è deciso di approfondire il tema dei Tratturi, con uno studio specifico sull'architettura presente lungo queste vie erbose, quali possono essere antiche masserie, taverne, riposi e mulini, in modo da far conoscere una Regione non solo per la sua localizzazione geografica, tra la dorsale appenninica e il mare Adriatico, ma anche per la natura, la storia, l'arte, l'architettura, le antiche tradizioni e la gastronomia, che sono i tesori di questa terra ancora poco conosciuta. Nel visitare il Molise si prova infatti una sensazione di "scoperta”, a cominciare dal suo territorio, prevalentemente montuoso e collinare, solcato dai caratteristici Tratturi, i percorsi storici della transumanza che uniscono i pascoli abruzzesi con quelli pugliesi. La storia millenaria e la cultura della regione possono essere scoperte visitando i siti archeologici, le abbazie, i borghi e i numerosi castelli presenti sul territorio, che rappresentano l'esistenza di una società che si è sviluppata su un modello solido qual è quello della civiltà della transumanza. La sopravvivenza di usi e tradizioni, di attività artigianali e antichi mestieri, altrove scomparsi, è una caratteristica unica della regione, che rende il Molise un ‘‘piccolo mondo antico". Considerare quindi il Molise come una grande città, risulta corretto secondo il pensiero dei migliori urbanisti del mondo: uno spazio con un ottimo rapporto tra territorio e popolazione, 300mila abitanti della città organizzati in quartieri con non più di 50mila residenti quali sono Campobasso, Isernia, Termoli, Larino, Bojano, Venafro e Trivento, con grandi spazi verdi tra i quartieri, con poca violenza e bassa conflittualità, presenza sul territorio di un numero equilibrato di attività legate al settore primario, secondario e terziario. Lo sviluppo tecnologico non ha portato squilibri, mantenendo quindi un poco di agricoltura, un poco di industria e un poco di turismo, in una società in continua trasformazione, in cui persiste la rete dei Tratturi.
"Con l'urbanesimo, la stanzialità sembra aver vinto, ma il vecchio nomade che è dentro di noi non muore mai e, quando meno ce l'aspettiamo, l'irrequietezza sbuca dal suo letargo per spingerci ad andare. Allora il Tratturo riemerge nel nostro immaginario come simbolo e come proposta, come bisogno ancestrale ereditato dalla preistoria ma indispensabile per il cammino della civiltà. "
Domenico De Masi1
Questo elaborato è ispirato dalla volontà di rendere omaggio ad un territorio che tante emozioni ha regalato, sia durante il viaggio di ricognizione inerente alla tesi stessa, sia durante il lungo viaggio chiamato "vita", che trova in questo momento di svolta, da studente a lavoratore, da ragazzo ad adulto, il momento topico in cui poter ringraziare dei genitori, che con i loro sacrifici hanno permesso ai figli di realizzare ogni desiderio possibile, fornendo tutti gli strumenti per una comoda riuscita di ogni lavoro; una sorella, che solo per essere tale ha sempre partecipato a questo lungo viaggio, condividendo nottate e ansie con il grande bene che si può volere ad un fratello; una grande famiglia, diffusa in tutto il mondo, daH'America all’Africa e ovviamente in Molise, che tutti gli anni aspetta il ritorno con la totale disponibilità e con un sentimento di bene assoluto nato nel momento stesso in cui si sono aperti gli occhi per la prima volta; degli amici che hanno condiviso gioie e dolori di questo viaggio, assumendo un ruolo da protagonisti con ruoli diversi in questo film intitolato "vita"; e infine delle nonne che hanno illuminato la strada con il loro esempio di umiltà, sacrificio e di amore per questa terra qual è il Molise.
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