Riuso adattivo : attraverso una strategia progettuale di rigenerazione urbana Torino OSI - Ghia
Sara Guadagno , Nicola Lorusso, Alessandro Stramandinoli
Riuso adattivo : attraverso una strategia progettuale di rigenerazione urbana Torino OSI - Ghia.
Rel. Matteo Robiglio. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2015
Abstract
INTRODUZIONE
La città oggi è al centro dell’attenzione del dibattito sulla sostenibilità perché in soli 100 anni quelle maggiormente dinamiche nel mondo hanno subito una crescita notevole, oltre che disequilibrata. La prima città che ha superato una popolazione di 1 milione di persone è stata Baghadad 13 secoli fa; Londra superò 5 milioni nel 1825; New York ha superato 10 milioni 100 anni dopo; l’area metropolitana intorno a Tokyo ha superato 20 milioni nel 1965 ed ora si attesta sui 30 milioni. All’inizio del XX secolo c’erano 16 città con 1 milione di abitanti e alla fine quasi 400 città con lo stesso numero. Oggi città come Bombay, San Paolo, Città del Messico, Los Angeles, Shanghai e Buenos Aires hanno subito un eccessivo incremento di circa 10 milioni di persone.
Per la prima volta nella storia dell’umanità più persone vivono in città invece che in periferia; di conseguenza possiamo sostenere che oggi le città non hanno un rapporto equilibrato con l’ambiente circostante. Gli uomini hanno creato un contesto urbano artificiale togliendosi la possibilità di avere diretto contatto con la natura: questa considerazione potrebbe essere valida perché oggi le città consumano più del 75% delle risorse del pianeta sebbene occupino solo il 2% della superficie terrestre. Questi dati allarmanti sono il risultato dell’incremento di densità della popolazione che ha portato automaticamente, a uno spropositato consumo di risorse energetiche e dannose emissioni di C02.
Tali risultati sono stati raggiunti anche a causa delle dismissioni delle aree produttive, generando poli urbani in stato di abbandono e degrado, difficilmente connessi alle attività urbane centrali e periferiche. Ci troviamo di fronte a realtà urbane che, come il sistema economico, stanno mutando a vista d’occhio.
Dobbiamo per fortuna rilevare che in questi ultimi anni stiamo assistendo ad un più attento uso di queste risorse da parte delle amministrazioni e della popolazione, facendo emergere una maggiore sensibilità ecologicamente sostenibile tra l’ambiente urbano attivo, inattivo e quello naturale.
In primo luogo, le città sono diventate più vivibili grazie ad una maggiore attenzione alla quali¬tà dell’aria che ha dato il via ad un processo di controllo a scala urbana, ad esempio, nell’intento di limitare i trasporti singoli e incentivare l’utilizzo di mezzi di trasporto pubblico. Tutte strategie, volte a diminuire le emissioni.
In secondo luogo, altri accorgimenti più mirati, su scala architettonica, determinano la proget-tazione di edifici verdi e riqualificazione di quelli esistenti, mediante impiego di nuove tecnolo¬gie e utilizzo di energia pulita. Tra essi pannelli solari, fotovoltaici, pompe di calore e materiali naturali o di riciclo per limitare l’impatto ecologico dovuto all’uso di risorse e materie prime.
Un’altra soluzione è la progettazione di aree verdi nel tessuto urbano e sui tetti degli edifici per restituire il territorio sottratto dalle costruzioni; ciò allo scopo di migliorare il microclima e la qualità dell’aria, incrementando nel contempo le caratteristiche isolanti dei fabbricati favoren¬do risparmio energetico e migliorando la qualità della vita.
Ancora centri ormai dismessi, ex aree produttive, vedono in questi ultimi anni un maggiore interesse, basatosi sul tema del riuso, riciclo e riutilizzo, non solo sul tema funzionale pratico, ma ramificandosi anche su quello sociale e culturale.
Come ha scritto Jane Jacobs in un articolo pubblicato sul New York Times nel 2004: "Nel suo bisogno di varietà e accettazione di casualità, un ecosistema fiorente naturale è più come una
città che come una piantagione. Forse sarà la città che risveglia la nostra comprensione e valorizzazione della natura, in tutta la sua brulicante complessità imprevedibile”.
L’urbanista Jane Jacobs sostiene nella sua citazione, l’importanza di conoscere ed analizzare lo sviluppo del tessuto urbano in maniera da poterlo paragonare al sistema naturale per comprenderne e valorizzarne il rapporto tra costruito e ambiente circostante.
Relatori
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