L'accessibilità ai luoghi della cultura : progetto di valorizzazione per il Castello di Rivoli
Cristina Mercaldo
L'accessibilità ai luoghi della cultura : progetto di valorizzazione per il Castello di Rivoli.
Rel. Michela Benente, Ursula Zich. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2015
Abstract
INTRODUZIONE
Il percorso di tesi si pone come obiettivo lo studio dell'accessibilità per tutti nei luoghi di interesse culturale, prendendo come caso studio il Castello di Rivoli. Si è scelto di approfondire tale tematica in relazione al percorso di studio svolto nell'ambito dell'Architettura per il Progetto Sostenibile, ritenendo infatti il progetto dell'accessibilità per l'utenza "Tutti" strettamente legato all'idea di sostenibilità nell'Architettura. Da quanto emerge infatti dalla Conferenza di Rio De Janeiro del 1992, affinché un progetto possa essere ritenuto sostenibile, è necessario sia tessuto un intreccio tra rispetto ambientale, sviluppo economico e sostenibilità sociale includendo pertanto l'equità, l'empowerment, l'accessibilità, la partecipazione e l'identità culturale . Su quest'idea di centralità dell'uomo nel progetto sostenibile, la tesi si pone di dimostrare che per concepire un valido progetto, occorre prendere in oggetto l'uomo nella sua totalità elaborando spazi che risultino privi di ostacoli fisici e psicologici e che possano risultino pienamente fruibili e comprensibili da qualsiasi individuo. Per fare ciò è stato necessario studiare, e proporre poi in riferimento al caso studio in analisi, strumenti di sintesi che permettano di mettere insieme e soddisfare le esigenze dei diversi fruitori mediante un unico mezzo che non risulterà dunque specifico per una categoria di individui, ma utile a tutti. La tesi si propone pertanto, soffermandosi sui luoghi della cultura, di andare oltre il progetto dedicato a una specifica utenza, dimostrando che si può e si deve progettare rendendo un beneficio a tutta la collettività.
In quest'ottica si è avviato lo studio sull'accessibilità. Il primo passo è stato quello di definire le cosiddette barriere architettoniche , comprendendone la definizione e ampliandola rispetto quanto consolidato nel pensiero comune. Una barriera può essere tale per chiunque in quanto è tutto ciò che non solo genera un impedimento fisico, ma è anche ciò che genera un ostacolo percettivo o che rappresenta una fonte di disagio o affaticamento . Per chiarire meglio, per quanto riguarda le barriere fisiche, queste possono essere esemplificate in quegli elementi che posti in determinate posizioni possono ostruire il passaggio o essere delle fonti di pericolo; o ancora la presenza di gradini di accesso agli edifici che risultano difficili o impossibili da superare per chiunque abbia delle limitazioni fisiche temporanee o permanenti. Risultano invece barriere percettive ad esempio gli oggetti aggettanti sul percorso pedonale che possono essere una fonte di pericolo sia per coloro che non possono percepirli fisicamente, sia per un qualsiasi individuo semplicemente distratto; oppure l'eccessiva presenza di rumore che può rappresentare un elemento di discomfort in quanto inficia la valutazione di indizi uditivi e dunque la comprensione degli stessi; ancora un'illuminazione inappropriata che può essere limitante nella fruizione di uno spazio poiché può creare zone d'ombra in cui è difficile muoversi o fenomeni di riflessione e abbagliamento che possono divenire disabilitanti. Infine percorsi tra servizi primari scoperti per più di 300 m, la mancanza di ripari per proteggersi dalle intemperie, la mancanza di rampe di raccordo, la presenza di scale troppo ripide e senza pianerottoli di sosta, rampe troppo ripide, passaggi troppo stretti, pavimentazioni discontinue, sono solo alcune delle barriere che generano disagio e affaticamento. In quest'ottica è chiaro che le barriere architettoniche possono rappresentare un impedimento per tutti e non solo per coloro definiti nel gergo comune come disabili e affinché un ambiente sia pienamente accessibile a tutti, occorrerebbe ridurle il più possibile. Un caposaldo fondamentale da tenere a mente è che però non è sufficiente unicamente eliminare le barriere, ma bisogna giungere a sviluppare il progetto già in origine come privo di fonti di disagio: bisogna dunque modificare la propria forma mentis progettando spazi che risultino accessibili per tutti subito e non a posteriori. Come sostiene infatti Del Zanna,
ai fini della progettazione non bisogna considerare solo l'aspetto negativo della barriera da eliminare o superare ma anche e soprattutto quello positivo della definizione di spazi accessibili, spazi dotati di qualità, sicuri e fruibili da tutti.
Così come si è ampliato il concetto di barriera, andando oltre la definizione di sola limitazione fisica per pochi individui, si è superata anche l'idea che l'accessibilità debba intendersi solo come possibilità di accedere fisicamente a uno spazio, ma è anche la possibilità di recepire le informazioni culturali che trasmette il bene e la possibilità di arricchire l'esperienza del singolo al momento della visita del luogo consentendogli di poter svolgere delle attività formative. È in questo senso più ampio che l'accessibilità deve essere integrata nel progetto architettonico indipendentemente dall'utente e fruitore.
Sulla base di questi requisiti teorici, l'obiettivo della tesi deve dunque essere l'elaborare un progetto sostenibile che risponda alle tre chiavi di accessibilità descritte (accessibilità fisica, all'informazione e all'esperienza) e che possa soddisfare le esigenze di un'ampia utenza aggiungendo così
valore all'oggetto in esame e al tempo stesso alla collettività che potrà fruire del bene.
A supporto di ciò è stato, in questa prima fase, fondamentale fare riferimento alla teoria del Design for All (DfA).
L'epoca in cui viviamo è fortemente connotata dall'esasperata specializzazione delle discipline che vedono l'uomo come un insieme di elementi, piuttosto che come un'unità inscindibile. Per entrare nell'idea di un progetto per l'uomo, bisogna però puntare su discipline trasversali che mirano a gestire la complessità del reale "ricomponendo" l'individuo in tutte le sue parti. Il Design for All si colloca tra queste discipline ponendo al centro dell'attenzione l'uomo nella sua totalità, con le sue esigenze, ricercando la trasversalità fra i vari approcci disciplinari al progetto. È una disciplina che produce risposte alle esigenze degli utenti cercando di promuovere gli interventi per l'adeguamento dell'ambiente.
Il DfA, sulla base della sua definizione, è una disciplina giovane e in evoluzione:
lo società cambia e con essa cambiano le sfide che presenta e necessariamente devono cambiare anche le risposte del DfA ai fini di poter sempre consentire un miglioramento della qualità della vita per tutti. Per quanto concerne questo obiettivo è bene affermare che risolvere un problema per persone svantaggiate, può rivelarsi utile anche per le persone in condizioni psicofisiche ottimali . Canonicamente si tende a pensare che sedute lungo i percorsi urbani, marciapiedi raccordati, pavimentazioni continue possono essere utili unicamente a persone disabili, ma in realtà sono un elemento di decoro urbano e in quanto tali necessari all'estetica della città e utili a qualsiasi utenza, da quelle cosiddette deboli come donne incinta, anziani e bambini, a quelle forti come banalmente una persona che deve trascinare una valigia; così come i percorsi tattili e un buon sistema di segnalazione possono essere di aiuto ai disabili visivi, ma anche ad anziani, a chi ha problemi di vista in genere, a chi non è mai stato in quel luogo e ha necessità di orientarsi, se si è distratti e si è perso momentaneamente l'orientamento. Il DfA così facendo punta a generare un innalzamento qualitativo della società, offrendo alle amministrazioni locali opportunità di sviluppo soddisfacendo l'intera collettività e attuando un notevole rinnovamento d'immagine della città e migliorando la qualità della vita di tutti gli individui che ne fanno parte. I presupposti del DfA sono chiariti nella Dichiarazione di Stoccolma, documento redatto dall' European Instutute for Design and Disability, nato per esplicitare i principi e i valori dell'istituto europeo per il Design e la Disabilità (EIDD). Dal documento di seguito riportato sono facilmente deducibili gli obiettivi del DfA, condivisi all'interno del progetto di tesi: migliorare la qualità della vita degli individui valorizzando le loro specificità fornendo un progetto che sia di benessere agli utenti. Ciò significa mirare all'inclusione sociale (la partecipazione attiva, confortevole e gradevole alle diverse attività ) del numero più elevato possibile di individui, evitando pertanto la standardizzazione e rispondendo alle diverse esigenze. È da chiarire che per utenti sono da considerarsi Tutti e per esigenze tutto ciò che nasce dalla fruizioni di ambienti e situazioni. Da qui è chiara l'estrema complessità del raggiungimento, tramite il DfA, dell'integrazione sociale. Il DfA è il design per la diversità umana, l'inclusione sociale e l'uguaglianza.
- Abstract in italiano (PDF, 496kB - Creative Commons Attribution)
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