Francesco Bordogni
Biellas as loft.
Rel. Matteo Robiglio, Francesca Chiorino. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2015
Abstract
Durante gli ultimi due secoli, le città hanno utilizzato sempre più terreni liberi con effetti in parte molto negativi per l'ambiente e il territorio. Nell’ultimo ventennio il tema dell’espansione urbana e del necessario ripensamento dell’uso del patrimonio edilizio già costruito, hanno portato a conseguenze diverse, che investono in parte l’argomento principale di questa tesi, cioè il patrimonio industriale dismesso. Si tende dunque a parlare meno di espansione urbana, e invece a trattare di rigenerazione urbana, che può avvenire con diverse modalità. La rigenerazione può compiersi attraverso la demolizione e ricostruzione integrale su un sito già edificato, o attraverso la conservazione con leggeri interventi rigenerativi.
Oggi anche attraverso l'utilizzo di questi nuovi strumenti operativi, si riscontrano delle difficoltà nella realizzazione dovute ai costi troppo elevati per gli interventi di demolizione e ricostruzione e delle difficoltà nell’ottenere prestazioni energetiche adeguate per quanto concerne la conservazione con interventi leggeri di adeguamento.
Rigenerazione significa intervenire per parti all’interno sia del sito che dell'edificio, attraverso l’inserimento di sottostrutture più facili da gestire sia dal punto di vista costruttivo, prestazionale che da quello economico, sfruttando le qualità positive delle preesistenze (ad esempio le strutture) ed agendo con progetti che hanno tempi diversi di realizzazione.
Biella è una città particolare, ai piedi delle montagne, fortemente legata per quanto riguarda la sua edilizia industriale, alla presenza dell'acqua che ne ha determinato l’assetto. E' una città paesaggisticamente interessante, varia perché tiene insieme pianura e montagna; oggi colpisce il visitatore esterno per la presenza massiccia di opifìci non più operosi, in molti casi di ampie dimensioni e di rilievo architettonico-strutturale.
La crisi e i cambiamenti tecnologici, economici e politici, hanno quasi cancellato il fasto dell'epoca più prospera della città, quando tutte le ciminiere fumavano e il distretto laniero era fiorente e dava lavoro a molte persone. La monosettorialità del tessile e l’incapacità di avere altri settori occupazionali ha determinato un ritardo nel percorrere strade alternative, fatto che oggi risulta invece determinante per il futuro della città.
Le generazioni nate durante le epoche più fiorenti vedono l’eredità lasciata da quei periodi con una certa malinconia, dunque risulta difficile per le nuove generazioni invertire la tendenza e trovare le potenzialità di un territorio in parte afflitto.
A questo punto ritengo che noi giovani abbiamo il compito di riallacciare i luoghi da cui proveniamo con i nuovi flussi sovralocali. Questo è possibile tenendo conto della storia e dei significati intrinsechi dei luoghi, riuscendo a riattivare i motori dell'innovazione: culturali, sociali ed economici.
Credo sia fondamentale ragionare per piani orizzontali e non più soltanto con una visione verticale dei luoghi di cui ci occupiamo, connettendoci a reti che già esistono, potenziandole con le particolarità e unicità di un luogo che non potrebbe essere ritrovato altrove. Quello che sembra rappresentare la decadenza di una città, di un distretto, di una popolazione, potrebbe rivelarsi un punto di forza attraverso un'inversione di tendenza.
Il lavoro di questa tesi vuole essere un primo passo verso questa direzione lasciando spazio a sviluppi futuri, con l’auspicio di innescare nuovi stimoli e ragionamenti inattesi.
- Abstract in italiano (PDF, 2MB - Creative Commons Attribution)
- Abstract in inglese (PDF, 2MB - Creative Commons Attribution)
Relatori
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