Il conforto a misura d'emergenza
Gabriele Simonetta
Il conforto a misura d'emergenza.
Rel. Marco Vaudetti. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2015
Abstract
L’argomento trattato in questa sede, è stato già oggetto di analisi durante l'esperienza di tesi triennale, redatta presso la Facoltà di Architettura “Mediterranea" di Reggio Calabria.
In quella occasione, lo studio era rivolto ad un sistema abitativo trasportabile da impiegare durante le situazioni emergenziali, proponendo così un'alternativa alle tante proposte progettuali già presenti in letteratura e quasi sempre accantonate per i motivi più disparati. Oggi, con il nuovo lavoro di tesi, l'obiettivo è quello di elaborare una nuova proposta progettuale partendo dagli standard operativi e strumentali delle associazioni di protezione civile, proponendo un sistema integrativo alle dotazioni già in loro possesso. Per ottenere riscontro con la realtà emergenziale, il lavoro in oggetto è stato svolto in stretta collaborazione con il Dipartimento di Protezione Civile della Regione Piemonte, che sotto l'attenta supervisione dell’arch. Franco De Giglio, mi ha consentito di progettare un sistema di supporto all'emergenza che possa essere utilizzato in futuro dallo stesso ente. Durante l’analisi sviluppata per l'elaborazione di questa tesi, sono state ampliamento indagate molte tematiche legate alla gestione dell'emergenza, spaziando dalle procedure degli enti, all’analisi di situazioni reali, fino alle proposte progettuali presenti in letteratura. Le procedure utilizzate in situazioni d'emergenza sono strutturate in maniera standardizzata, utilizzando metodologie già collaudate, che rispondono appieno ai principi delle scienze logistiche ma allo stesso tempo tralasciano altri aspetti, considerati di contorno, ma non per questo secondarie. La prassi utilizzata solitamente è quella di rispondere al fabbisogno abitativo, obiettivo primario nei casi emer- i genziali, tralasciando aspetti che sono propri di una comunità. Questa condizione aggrava lo stato psico-fìsico degli utenti, già fortemente turbati dall'evento tragico. Le problematiche su cui indagare, sono a mio avviso legate al significato attribuito al concetto di “temporaneo". Esso è legato al periodo di utilizzo di una struttura da parte di un utente, che può variare a seconda delle necessità delle persone o delle funzioni inserite nella costruzione. Indicando però come “temporaneo" l'uso e non l'edificio, è facile pensare che ciò che è stato costruito rispecchi i canoni caratteristici delle opere architettoniche, in quanto è presente, in termini costruttivi, l'aspetto della durabilità; ma quest'ultimo concetto non è sicuramente indicativo di qualità architettonica, tutt'altro. In questo caso si paria di opere, costruzioni, dove la qualità architettonica è assente poiché non è in grado di garantire i requisiti minimi per poter essere definita tale. Quando si parla di emergenza, il concetto dell'abitare non può essere ridotto alla sola necessità di avere un tetto sopra la testa, benché questa sia la priorità, ma deve garantire i requisiti minimi di vivibilità anche se le condizioni nelle quali si opera sono “ al limite”. In questi casi il rischio è puntare sull'efficacia delle procedure in termini di movimentazione delle risorse, garantendo uno standard di assistenza alla popolazione, che in molti casi non è adeguato a soddisfare il fabbisogno minimo degli utenti. Questa condizione è ancor più enfatizzata all'interno dei cosiddetti “campi di accoglienza" o meglio conosciuti come "tendopoli". Questi luoghi, allestiti nell'immediato post-evento, divengono il primo riparo per gli utenti che non possiedono più una propria abitazione e molte volte sono costretti a permanervi anche per più di sei mesi. Dai confronti ottenuti presso il Dipartimento di Protezione Civile, le problematiche maggiormente riscontrate in questi casi sono legate alla convivenza all'interno dei sistemi tenda, che costituiscono gli alloggi. La difficoltà per i tecnici e i volontari sta nell'organizzare la col-locazione degli utenti per nuclei famigliari, molte volte resa impossibile per il gran numero di utenti e per la diversità etnica presente all'interno di una comunità. Questo porta l'utente a vivere in una condizione di costrizione dove, la fragilità psico-fisica è ancora più enfatizzata dall'impossibiltà di avere un proprio spazio, in cui la perdita materiale diviene perdita identitaria. In questa condizione si colloca la proposta progettuale, oggetto di questa tesi. Con questo lavoro si vuole fornire un prodotto as-semblabile all’interno dei campi, che possa essere a supporto per il miglioramento degli standard di vita delle persone che abitano questi luoghi. L'obiettivo è quello di fornire una maggiore privacy, ma anche maggiori elementi a supporto della vita all'interno della tenda, di quegli oggetti quasi scontati che sono caratteristici delle abitazioni e che in questi casi vengono a mancare. L'idea dunque nasce da un’attenta analisi preliminare, che riguarda sia l'emergenza e gli effetti sugli utenti, che le procedure utilizzate dal Dipartimento di Protezione Civile Italiano. Come accennato in precedenza, per sviluppare questo progetto sono state indagate le procedure e gli standard di protezione civile, analizzando il nuovo adeguamento nazionale per la movimentazione della “Colonna Mobile Nazionale delle Regioni", che consiste nell’identificare il materiale necessario per la costituzione di un campo di accoglienza per la popolazione. Da questi studi è stato inoltre sviluppato un manuale operativo per la formazione di persone non addette ai lavori, ma che costituiscono il cuore della protezione, “ il volontariato". Il lavoro si articola in quattro capitoli:
- Il primo capitolo affronta un’analisi dettagliata dei fenomeni emergenziali; l’obiettivo è quello di comprendere i fattori che trasformano un evento in emergenza e le ripercussioni nello spazio, nel tempo e sugli utenti.
- Il secondo capitolo mette in luce gli eventi rilevanti del passato, gli interventi proposti da Enti e associazioni specializzati in questo settore, ed i progetti di grandi firme dell’Architettura. La valutazione critica degli interventi proposti è l'obiettivo di questo capitolo: individuare le criticità progettuali e comprendere come questi interventi siano stati recepiti dalle persone assistite.
- Il terzo capitolo mette in luce i sistemi con il quale l'ente della Protezione Civile Italiana provvede al soccorso degli utenti. Analizzando la normativa vigente, i modelli utilizzati in fase di prevenzione e soccorso ed i nuovi modelli di intervento, si individuano i nuovi dettami introdotti dalla Protezione Civile ed esplicitati in seguito nel progetto di “Colonna Mobile Nazionale delle Regioni”, avviata nel febbraio del 2006.
Per meglio comprendere questo nuovo metodo di intervento, è stato elaborato un manuale tecnico per la formazione del volontariato, riportato in allegato a questo volume. Il manuale esplicita le risorse strumentali ed umane del Dipartimento di Protezione Civile della Regione Piemonte; il lavoro è risultato determinante per l’elaborazione della proposta progettuale oggetto di questa tesi.
- La proposta progettuale viene descritta all'interno del quarto capitolo; nello specifico si fa riferimento alla vita svolta all'interno di una tendopoli nella fase immediatamente successiva l'evento calamitoso. La permanenza delle persone all’interno di quest’area varia da 1 a 6 mesi tuttavia, nonostante la sua provvisorietà, diviene fondamentale il modo in cui gli utenti vivono questa fase.
L’evento calamitoso, oltre ad arrecare danno ai luoghi, destabilizza psicologicamente gli abitanti; l’essere proiettati in una nuova realtà "obbligata" contribuisce negativamente sullo stato psico-fisico degli stessi. Migliorare la qualità della vita non può che agevolare il ritorno alla normalità. Il progetto cerca di dare risposte concrete ai problemi riguardanti le tematiche di privacy, sicurezza e comfort, che vengono meno all’interno delle tende di assistenza della popolazione. In questi luoghi, la maggior parte delle volte, le persone sono costrette a condividere uno spazio intimo, come il posto letto, con persone che sebbene abbiano condiviso la stessa esperienza, rimangono estranee alla dimensione familiare. Il progetto non nega la socializzazione, ma al contrario permette autonomia di scelta all’utente, in una situazione in cui “le scelte” sono imposte e condizionate.
- Abstract in italiano (PDF, 735kB - Creative Commons Attribution)
- Abstract in inglese (PDF, 497kB - Creative Commons Attribution)
Relatori
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