Ecomusei quale futuro : un approccio innovativo attraverso il caso guida del villaggio Leumann
Serena Musicò , Elisa Tarditi
Ecomusei quale futuro : un approccio innovativo attraverso il caso guida del villaggio Leumann.
Rel. Laura Antonietta Guardamagna, Cristina Coscia. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio, 2014
Abstract
La storia lascia le proprie tracce sulla terra in modo caotico: il che rende stimolante ad emozionante ritrovarle. Sono lì e aspettano di essere comprese e discusse. La storia è generosa, offre - ad archeologi, linguisti medievali, fotografi, costruttori, studiosi di antichità romane, amanti del paesaggio, narratori, persone che fanno pic-nic, conducenti di trattori, esperti di storia orale ed appassionati botanici - l'occasione di cucire fra loro le storie che in parte si sovrappongono, così come la possibilità di dare un senso alle altre. Se proviamo a vedere il territorio come una nostra creazione, ossia come l'evoluzione che risulta da una serie di contatti tra cultura e natura, noteremo allora che il territorio è in grado di aiutarci a mettere insieme migliaia di racconti che nessuno ha mai scritto: scene e tratti di vite quotidiane, sforzi per trovare l'acqua, vincere la pietra, trattenere la marea, aiutare i vicini, sopravvivere alle malattie..
Territorio, sono tanti sentieri ramificati che legano indissolubilmente ma impercettibilmente paesaggio, comunità e vita vissuta, in cui sono disperse e nascoste le tracce della nostra intera esistenza. Territorio sono le nostre radici, uno spazio in cui uomini e terra tornano ad essere un tutt'uno; in cui le storie costituiscono di nuovo quella ricchezza inalienabile ed intangibile per mezzo delle parole, ossigeno attraverso il quale i saperi e le tradizioni popolari possono essere tramandate senza perdersi nell'oblio della tecnologia. Territorio è patrimonio culturale allo stato puro, quella preziosa, pura e rara reliquia che racchiude la memoria collettiva di quei luoghi, che conserva i ricordi, che fa battere ancora i cuori di quella comunità che, fino ad oggi, l'ha conservata, custodita e difesa.
La frammentazione sociale e politica dei paesaggi piemontesi, unificata solo dallo sviluppo industriale, la rapidità e l'ampiezza delle trasformazioni tecnologiche a fronte di
un'incessante globalizzazione economico e culturale e, soprattutto, la standardizzazione massificata dei prodotti locali, sta minacciando ormai da decenni interi territori e le società rurali ad essi associate, interrompendo drasticamente la trasmissione delle conoscenze necessarie al loro mantenimento, salvaguardia e valorizzazione. Il concetto odierno di paesaggio, che lo interpreta come il risultato dell'integrazione nello spazio e nel tempo di fattori economici, sociali ed ambientali, valorizza il suo ruolo di "risorsa" complessa che appartiene a tutto il paese e non soltanto al mondo rurale.
Da un punto di vista generale si può affermare che tutto quello che è in grado di soddisfare bisogni è una risorsa e che ogni risorsa, se scarsa, diverrà un bene economico e assumerà un valore che potrà essere espresso monetariamente; promozione, catalogazione, conservazione: si tratta di operazioni che non possono risolversi nella semplice apposizione di vincoli, spesso inefficaci rispetto ad un paesaggio intrinsecamente dinamico, che richiede invece azioni integrate in grado di coinvolgere apparati di tutela e forze produttive. La Regione Piemonte è stata all'avanguardia (almeno per l'aspetto normativo) per i risultati di una politica che ha visto fiorire proprio in base a una legge regionale3 una rete ecomuseale tra le più ricche e complesse d'Italia; se il paesaggio, con le sue memorie, colture e culture, saperi e sapori tradizionali, può essere in qualche modo considerato un'eredità culturale, merita di essere preservato, tramandato e valorizzato.
In una società che si sta deterritorializzando, quindi, è noto come l'ecomuseo sia nato per ricostruire il rapporto con il territorio e la sua cultura, in un dialogo continuo. Il patrimonio diviene, in maniera viva e partecipata, risorsa della comunità e strumento per lo sviluppo del territorio stesso.
Tradizionalmente per bene culturale, s'intende "ogni testimonianza materiale avente valore di civiltà"4. Il Villaggio Leumann non è solamente un bene culturale, ma un'eredità storica vera e propria, un agglomerato di racconti e tradizioni. L'esperienza che ci lascia alle spalle è straordinaria ed intricata quanto la trama di un tessuto, i cui fili s'intrecciano nel vissuto degli operai e nella grande umanità che trasuda da ogni angolo del seminato, disegnando così un abito unico ed inimitabile cucito a misura di imprenditoria, comunità e territorio.
Il nostro progetto incomincia da qui. Tuttavia, prima di illustrare la struttura del lavoro, non possiamo esimerci dal raccontare in breve come ci siamo approcciate al mondo degli ecomusei in generale, com'è iniziata la collaborazione tra noi e la Regione Piemonte fino ad arrivare a studiare, analizzare e fare nostro il caso studio dell'Ecomuseo Villaggio Leumann di Collegno.
Il tirocinio curriculare di duecentocinquanta ore, previsto dal Politecnico di Torino per conseguire il titolo finale, è stato da noi svolto negli uffici della Regione Piemonte, più precisamente nella sede del Laboratorio Ecomusei, in Via Giolitti 36, presso il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino; nostra coordinatrice e tutor aziendale, nonché direttrice del museo, la Dott.ssa Patrizia Picchi responsabile del settore Musei e Patrimonio Culturale, sotto la Direzione Cultura, Turismo e Sport. Il Laboratorio Ecomusei si pone come consulente degli ecomusei istituiti ed è elemento di sostegno all'attività della Regione Piemonte. Tra i suoi obiettivi, vi è quello di sviluppare iniziative di coinvolgimento delle realtà locali, occupandosi del supporto tecnico e del coordinamento degli ecomusei che fanno parte del sistema regionale.
Il Laboratorio mette in comunicazione le realtà ecomuseali con gli uffici regionali di riferimento e svolge attività di informazione per tutti gli interessati: studiosi e tesisti, docenti
universitari, facoltà (tra cui prima fra tutte il Politecnico di Torino), ricercatori, organizzatori di eventi, giornalisti e coordinatori degli ecomusei delle altre regioni italiane e straniere nonché Enti pubblici ed associazioni.
Ma, che cos'è un Ecomuseo? Banalmente, navigando in rete, un ecomuseo viene definite come "un territorio caratterizzato da ambienti di vita tradizionali, patrimonio naturalistico e storico-artistico particolarmente rilevanti e degni di tutela, restauro e valorizzazione". C ancora, "un patto con il quale la comunità si prende cura di un territorio".È infatti attraverso la tutela del territorio da parte delle singole comunità e nella valorizzazione delle proprie diversità, che queste si rafforzano e trovano un coagulante nella coscienza nazionale. I concetti di territorio, ambiente e paesaggio sono stati oggetto di un intensa attività di riflessione; dato per assodato che il territorio storico può essere recuperato solo se torna ad essere il paesaggio da abitare, si rende necessario uno strumento di valorizzazione che sia anche un progetto di sviluppo futuro. Ecco che gli ecomusei si inquadrano in un progetto capace di mettere in moto una relazione attiva e produttiva tra fattori sociali, ecologici e biologici legata ad un progetto di vita e non di semplice sfruttamento turistico. Rinnovando pratiche di vita e di lavoro, rivitalizzando saperi tradizionali, partendo dalla comunità e coinvolgendo la scuola si innesca un percorso partecipativo. I tratti distintivi dell'ecomuseo incorporano infatti elementi geografici, paesaggistici e ambientali assieme ad elementi patrimoniali, materiali e immateriali, come architettura, pratiche di lavoro, produzioni locali, lingua, tradizioni enologiche e gastronomiche. L'ecomuseo diventa una chiave di lettura del territorio e quindi anche uno strumento di qualificazione degli elementi che concorrono alla definizione identitaria di un luogo. Un laboratorio dove salvaguardare il passato, ma soprattutto progettare un futuro con la partecipazione attiva e il coinvolgimento della comunità locale. La Regione Piemonte è stata la prima sull'esempio del modello francese a dotarsi di una legge sugli ecomusei, contribuendo allo scambio e alle consulenze all'estero a scopo promozionale. Con apposita legge istitutiva, infatti, ha disciplinato una normativa in materia di ecomusei diventando così un esempio di inquadramento giuridico a livello nazionale.
Con la L.R. n. 31 del 14 marzo 1995 e successiva integrazione L.R. n. 23 del 17 agosto 1998, promuove l'istituzione di ecomusei sul territorio piemontese con l'obiettivo di ricostruire, testimoniare e valorizzare la memoria storica, la vita, la cultura materiale e le relazioni fra ambiente naturale e ambiente antropizzato. L'ecomuseo è dunque considerato come espressione della cultura di un territorio nella sua globalità, strumento per il suo recupero, rilancio e valorizzazione.8
Gli obiettivi e le principali attività svolte nel percorso di tirocinio sono state l'analisi storica dei venticinque ecomusei istituiti dalla Regione Piemonte; il censimento dei materiali d'archivio contenuti in ciascun faldone relativo ad ogni ecomuseo; l'analisi quadro-normativo relativa alle tematiche ecomuseali affini ed, infine, la creazione di un file Excel di consultazione per avere un quadro sinottico dei contenuti d'archivio.
Durante questi mesi, abbiamo anche partecipato alle missioni organizzate dalla Regione Piemonte, sopralluoghi e missioni itineranti sui differenti ecomusei e territori piemontesi, per verificarne sia l'operatività, sia le diverse attività locali, i musei, il patrimonio demo-etno-antropologico che le modalità d'impiego delle risorse economiche, denunciate all'interno del Piano Attività stanziate dalla Regione Piemonte, ricevute annualmente dal momento dell'istituzione.
Tra il 10 e rii giugno 2013, abbiamo preso parte all'Inventario Partecipativo, seminario su catalogazione e valorizzazione del patrimonio locale, tenutosi a Gemona del Friuli (UD) e promosso dall'Ecomuseo delle Acque del Gemonese con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia e aventi il patrocinio del Comune di Gemona del Friuli e del GAL Open Leader. Durante le due giornate, si è discusso prevalentemente della catalogazione partecipata, del coinvolgimento delle popolazioni locali nella gestione e valorizzazione del loro patrimonio e degli strumenti per la catalogazione, ovvero le mappe di comunità. Esse, infatti, permettono, di aiutare i residenti a inventariare il proprio patrimonio e comprendere la vocazione dello stesso territorio; da qui è più facile sfruttare le risorse insite nel contesto e mettere in campo azioni che portino ad un più preciso e mirato sviluppo locale.
Si è inoltre focalizzata l'attenzione sull’inventario partecipativo, un processo che coinvolge direttamente le istituzioni pubbliche, la comunità e le organizzazioni della società civile; la partecipazione è un fenomeno di consapevolezza che consiste nel riconoscimento del valore del patrimonio da parte di ciascun individuo come cittadino, ma anche come membro di una comunità.
Sono intervenuti Hugues de Varine, Roberta Tucci, Luigi Maria Di Corato, Giuliana Ferrara, Roger Desbiolles, Alessandra Micoli, Graga Felipe, René Binette, Lia Zola, Andrea Rossi, Raul Dal Santo e Maurizio Tondolo.
Nelle giornate dal 6 al 9 settembre 2013, inoltre, l'ecomuseo di Argenta (FE) in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna, la Provincia di Ferrara, l'Amministrazione
espositiva Arti e Sapori degli Ecomusei, all'interno della quale ogni realtà ecomuseale poteva
proporsi dando visibilità al proprio territorio, alle proprie tradizioni e tipicità.
La Rete Ecomusei della Regione Piemonte (REP) ha partecipato a tale manifestazione, il cui
pieghevole per la promozione dei territori/ecomusei piemontesi e la locandina divulgativa,
sono stati realizzati da noi.
La nostra collaborazione con la Regione Piemonte, nonostante la conclusione del tirocinio, è poi proseguita con l'esperienza della tesi in quanto, nei mesi di ricerca, ci siamo appoggiate operativamente alla sede del Laboratorio continuando così le missioni nei diversi ecomusei. Tesi, che ha preso avvio nel momento in cui abbiamo iniziato a studiare gli ecomusei provinciali, quelli privi cioè del conferimento d'istituzione da parte della Regione.
La Provincia di Torino ha avviato nel 1995 il Progetto Cultura Materiale volto alla creazione di
una rete ecomuseale che fa cardine sul riconoscimento identitario di una comunità con il
proprio territorio affinché vengano attivati degli interventi di valorizzazione a partire dalle
specificità locali, costruendo una propria coscienza per contenere gli effetti delle influenze globali, pur mantenendo vivo un confronto dialettico con le altre comunità. La Rete Ecomuseale della Provincia di Torino, che comprende ecomusei dislocati in tutto il territorio provinciale, si articola su quattro grandi filiere tematiche: Le vie del Tessile, Memorie di Acqua e di Terra, Suolo e Sottosuolo e II Tempo dell'Industria. A completare la rete partecipano anche i Musei demo-etno-antropologici uniformemente distribuiti sul territorio e che testimoniano k attività contadine e montanare del periodo preindustriale. Gli ecomusei del "Tessile", in particolar modo, sono memoria storica di un'industria che è stata per molti comuni della Provincia una delle attività economiche più radicate e produttive e che nel tempo ha coinvolto milioni di persone e ha lasciato segni indelebili e tangibili su tutto il territorio.
Ed è proprio all'interno di questa filiera che ci ha colpito in modo particolare l'Ecomuseo del Villaggio Leumann.
Essendo una di noi due residente a Collegno e volendo quindi approfondire l'argomento, ci siamo imbattute nel materiale d'archivio del Laboratorio Ecomusei, in particolar modo nella sezione dedicata ai documenti di tutti quegli ecomusei che, seppur non avendo ottenuto il riconoscimento da parte della Regione Piemonte, avevano ugualmente provato a presentare la propria candidatura.
Sin dal 1997 la città di Collegno, proprietaria del Villaggio Leumann dal 1976, è stata inserita nel progetto Cultura Materiale della Provincia di Torino con il recupero e la valorizzazione del Villaggio Leumann. Sono state promosse azioni di salvaguardia e tutela sia degli edifici pubblici sia di quelli privati. Nel mese di marzo del 1999 l'Amministrazione Comunale, con la delibera "Progetto integrato di valorizzazione del Villaggio Leumann", ne ha definito il valore artistico e culturale. Nel mese di ottobre 2004 l'Amministrazione Comunale, con atto deliberativo, istituiva l'Ecomuseo del Villaggio Leumann. In data 23 dicembre 2004, con prot. n. 61176, il Comune di Collegno ha presentato alla Regione Piemonte - Settore Pianificazione Aree Protette - il format relativo al riconoscimento regionale che purtroppo non è andato a buon fine, nonostante nel febbraio 2007 l'istruttoria si sia conclusa positivamente.
Il 13 gennaio 2010, infine, il Comune di Collegno presenta un ultimo sollecito affinché l'iter per l'istituzione dell'Ecomuseo Villaggio Leumann, ai sensi dell'art. 2 della L.R. 31/1995, abbia un esito positivo.
Il nostro intento, progetto ed obiettivo primario, è proprio quello di ripartire da questo punto, rafforzando, modificando, aggiornando e riproponendo, a dieci anni di distanza, la candidatura attraverso la compilazione del format, necessaria al conferimento da parte dell'Ente preposto del riconoscimento regionale.
La nostra tesi si articolerà quindi in una prima parte introduttiva dedicata agli ecomusei in senso lato, al loro approccio all'estero con esempi europei ed internazionali; alla normativa vigente in Italia, in particolare, in materia ecomuseale, aprendo una parentesi di confronto tra le criticità e le lacune che sussistono non solo sul territorio, ma anche a livello legislativo nelle singole regioni. Un capitolo sarà poi dedicato interamente al Piemonte, facendo un focus sulle nostre leggi regionali sul patrimonio culturale materiale, immateriale e sul paesaggio fino ad arrivare all'approfondimento sui venticinque ecomusei regionali e i trenta facenti parte della provincia di Torino. Entrando nel vivo del nostro caso studio, dapprima verrà inserito un cappello introduttivo su quelli che sono i villaggi operai e di come, questi, si sono insediati a livello architettonico, economico e sociale aH'interno degli stabilimenti industriali tra Ottocento e Novecento.
Successivamente si passerà ad analizzare storicamente il Villaggio Leumann: Collegno tra industria, imprenditoria e tradizione con annesse idee illuminate di Napoleone Leumann; la famiglia Leumann, il cotonificio e la tintoria; l'architettura liberty, Pietro Fenoglio e l'istituzione di igiene, di educazione e di previdenza; le politiche sociali, economiche e commerciali tra imprenditore ed operai; il Villaggio Leumann dura».te le guerre.
Dopodiché svilupperemo il progetto vero e proprio, che consisterà nell'analisi del Villaggio a livello urbanistico, architettonico e compositivo, delle differenti tipologie abitative e dei servizi industriali, con relativi interventi di manutenzione, restauro ed arredo urbano.
Seguirà poi una ricerca sulle politiche strategiche in atto e future nell'Area Metropolitana di Torino (AMT), in chiave di pianificazione strategica e marketing territoriale, fino ad arrivare ad una scelta del bacino d'utenza - adibito ristretto del Patto Territoriale Zona Ovest. Da questo studio e, in particolare dall'analisi SWOT, emergeranno le tematiche sensibili e le processuali che daranno avvio non solo alla valutazione secondo gli standard museali dei venticinque ecomusei regionali, ma anche alla rivisitazione del progetto in chiave critica dell'Ecomuseo Leumann secondo il concetto di sviluppo locale.
Come già accennato si passerà, infine, alla ricompilazione del format vero e proprio che, attraverso l'ausilio delle linee guida, con le dovute migliorie e innovazioni, si ripercorrerà l'iter di candidatura già presentato nell'anno 2007 dal Comune di Collegno, così da riavviare l'iter procedurale per l'istituzione del Villaggio Leumann da Ecomuseo provinciale a Ecomuseo regionale.
La compartecipazione e la sinergia tra il Politecnico di Torino, la Regione Piemonte, la Rete Ecomusei Piemonte, la Provincia di Torino, il Comune di Collegno e l'Associazione Amici della Scuola Leumann, sono state fondamentali per la riuscita di questa tesi di laurea che speriamo vivamente non rimanga soltanto un progetto sulla carta.
Le realtà ecomuseali, per la complessità dei territori in cui nascono, devono cercare di elaborare, insieme ai principali attori coinvolti, un metodo adatto al proprio contesto e agli obiettivi da perseguire.
È indispensabile, quindi, far riemergere e salvaguardare le ricchezze paesaggistiche, architettoniche e culturali, da cui è fortemente caratterizzata la nostra penisola italiana, attraverso tutta una serie di politiche sociali, territoriali ed economiche di cui l'Ecomuseo, senza ombra di dubbi, può fungere da fulcro e protagonista per poter incrementare ed avviare un intelligente, sensibile e unicum progetto di sviluppo locale.
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