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«Trarre il filo» dell’attività tessile tra Piemonte e Sicilia: per un riconoscimento di manifatture scomparse e paesaggi di seta dal XVI al XIX secolo = «Drawing the thread» of textile production between Piedmont and Sicily: towards a recognition of lost manufacturing and silk landscapes from the 16th to the 19th century

Salvatore Costanzo

«Trarre il filo» dell’attività tessile tra Piemonte e Sicilia: per un riconoscimento di manifatture scomparse e paesaggi di seta dal XVI al XIX secolo = «Drawing the thread» of textile production between Piedmont and Sicily: towards a recognition of lost manufacturing and silk landscapes from the 16th to the 19th century.

Rel. Chiara Devoti, Giosue Pier Carlo Bronzino. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Patrimonio, 2025

Abstract:

Il lavoro germina dall’analisi del fondo fotografico di Dino Capodiferro conservato presso APRi (Archivi Professionali e della Ricerca, dove si è svolto un tirocinio curriculare nell’anno 2025), un corpus che si offre come dispositivo visivo capace di restituire lo stato dei luoghi e delle architetture legati alla storia della produzione manifatturiera tessile piemontese, soprattutto cuneese e torinese. La riorganizzazione di queste immagini, sullo sfondo delle ricerche avviate negli anni Settanta e Ottanta dalle docenti Patrizia Chierici e Laura Palmucci, consente di riannodare una trama di studi rimasta in parte sospesa e, all’interno della quale, si riconosce la persistenza di un «filo tratto» che agisce come ordinatore di alcune infrastrutture territoriali legate alla produzione di filati e tessuti. Le fotografie di Capodiferro, affiancate alle tesi dattiloscritte della Scuola di Architettura torinese, alle carte d’archivio e alla trattatistica coeva, restituiscono un paesaggio della seta composto da canali, filari di gelsi, abitazioni rurali, filande e opifici fino alla codificazione di un lessico maturo per la «nascita del sistema di fabbrica» della seta. Attraverso tali materiali, il lavoro si fa lente per osservare il passaggio, nel corso dell’età moderna, segnando il passaggio da una produzione domestica e diffusa a una filiera più organizzata, sostenuta da macchine ad acqua e da politiche economiche che, nel caso piemontese, condurranno alla definizione di una «seta di Stato», regolata da gerarchie del lavoro e da una precisa infrastrutturazione idraulica. La direttrice meridiana che unisce Piemonte e Sicilia introduce una geografia più ampia: la seta greggia isolana, radicata in un’economia rurale e in una rete di commerci mediterranei, costituisce, a partire dal Quattrocento, una risorsa essenziale per i centri manifatturieri europei. Le corrispondenze tra i due ambienti si chiariscono nella lettura comparata dei materiali: «prodigiosa in fatti era l’estrazione delle sete grezze», ricorda il trattatista Camillo Gallo (fine XVIII secolo), riconoscendo ai porti siciliani il ruolo di snodi anche per la circolazione del sapere tecnico. La lettura incrociata delle fonti consente inoltre di seguire il lento declino ottocentesco della sericoltura, interpretato non come dissoluzione ma come riconfigurazione. Il fondo Capodiferro documenta indirettamente questa transizione, mostrando come edifici e paesaggi costruiti per il tessile siano ammantati dall’abbandono o valorizzati da una riconversione. L’esito di questo lavoro permette di riconoscere permanenze, corrispondenze e stratificazioni, offrendo una chiave per comprendere come la seta continui, ancora oggi, a costituire un codice silenzioso ma riconoscibile, incastonato nella toponomastica delle nostre strade che ricalcano, talvolta, i percorsi degli antichi canali.

Relatori: Chiara Devoti, Giosue Pier Carlo Bronzino
Anno accademico: 2025/26
Tipo di pubblicazione: Elettronica
Numero di pagine: 193
Informazioni aggiuntive: Tesi secretata. Fulltext non presente
Soggetti:
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Patrimonio
Classe di laurea: Nuovo ordinamento > Laurea magistrale > LM-04 - ARCHITETTURA E INGEGNERIA EDILE-ARCHITETTURA
Aziende collaboratrici: Politecnico di Torino
URI: http://webthesis.biblio.polito.it/id/eprint/38964
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