Riforma urbanistica e programmi complessi in Francia
Gianluca Volontà
Riforma urbanistica e programmi complessi in Francia.
Rel. Riccardo Bedrone. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2002
Abstract
La pianificazione strategica nasce con l'obiettivo di dare coerenza ai diversi programmi e/o progetti auspicati per una città od un territorio e con la finalità di ridefinire l'identità e l'immagine della città stessa anche attraverso processi di rilancio e riconversione della struttura sociale e cercando di intercettare nuove opportunità e nuove risorse economiche.
La prima generazione di piani strategici risale alla seconda meta degli anni '60 con i cosiddetti piani sistematici che considerano la città come un sistema costituito da sottoinsiemi fortemente relazionati, ai quali applicare modelli matematici ritenuti capaci di fornire previsioni attendibili, sulla base delle quali ottimizzare le decisioni pubbliche. Negli anni '80 si afferma una seconda famiglia di piani che comincia a studiare e sperimentare la possibilità di applicare alle grandi organizzazioni pubbliche (Enti locali, Aree metropolitane, Provincie e Regioni) i modelli di pianificazione strategica in atto nelle grandi imprese private.
Negli anni '90 si comincia ad elaborare un modello di pianificazione a carattere reticolare e visionario.
Reticolare in quanto si propone di valorizzare le crescenti interazioni a rete del sistema decisionale in cui operatori pubblici e privati intrattengono rapporti di mediazione e negoziazione di varia natura; visionario in quanto impegnato a costruire un immagine del futuro in linea con le aspettative dei cittadini e nel rispetto di una nuova centralità del contributo delle partecipazioni. L'auspicato nuovo rapporto fra il pubblico ed il privato deve essere in grado di fornire il massimo della propria efficienza nella trasformazione della città e nel recupero di quelle aree degradate, dove l'apporto dei capitali privati deve integrare o sostituire del tutto l'intervento pubblico.
Da qui nasce l'esperienza francese delle "Zone d'Amenagement Concrete", che da un lato si propongono come interventi antitetici ai grandi progetti urbani ed alle grandi operazioni immobiliari e dall'altro sono un esempio per fare urbanistica.
Le ZAC vennero introdotte come strumento di deroga del piano regolatore generale, poi riviste come strumento attuativo di un programma già definito in sede di pianificazione generale. La ZAC (Zona ad Amministrazione Concertata) e un perimetro attuativo all'interno del quale l'autorità competente si assicura il controllo dei terreni e dispone di una serie di strumenti per dirigere, direttamente o per intermediario di un promotore pubblico o privato, la loro edificazione.
Strumenti di pianificazione di dettaglio di grande interesse basati su procedure attuative fondate su regole precise nel rapporto pubblico - privato contemplando anche, per le fasi di attuazione, un elemento nuovo le SEM (Società ad Economia Mista). Le SEM rappresentano un'originale risposta al problema del come intervenire per la trasformazione della città, avendo la capacita di associare capitali pubblici e privati nelle principali operazioni di gestione urbana ed inoltre tengono conto dei vincoli gestionali già in fase di progetto, poiché spesso si incaricano della gestione delle attrezzature urbane che realizzano nuovi quartieri. Le ZAC costituiscono un ruolo importante nel nuovo progetto di legge sulla solidarietà e riqualificazione urbana (SRU) approvato nel dicembre 2000; ispirato a cinque idee fondamentali: l'obbligo per le amministrazioni locali di definire un progetto complessivo d'assetto della città, favorire i rapporti intercomunali, impiegare più risorse sui trasporti collettivi, integrare le nuove residenze nel tessuto urbano e sociale ed infine restituire ai cittadini un ruolo rilevante nell'espressione dei loro pareri nelle procedure di concertazione.
Ed e in questo scenario, caratterizzato dall'emergere di nuovi temi e di nuove modalità di affrontarli, che va visto il successo della procedura della ZAC, approccio operativo che si dimostra più aderente alla frammentazione dei processi di localizzazione delle attività e più adeguato alla sempre crescente necessita di "mediazione", intendendo questo termine nel senso di attenzione al contesto locale ed alle sue specificità
Relatori
Tipo di pubblicazione
Corso di laurea
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