Salvador de Bahia : ipotesi di restauro del cinema Jandaia per la rigenerazione del quartiere Baixa dos Sapateiros
Sotiria Lefa
Salvador de Bahia : ipotesi di restauro del cinema Jandaia per la rigenerazione del quartiere Baixa dos Sapateiros.
Rel. Maria Adriana Giusti, Cesare Tocci. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio, 2015
Abstract
La volontà di affrontare un tema di restauro ben diverso dalla realtà europea mi ha portato alla ricerca di un caso studio nel continente Sud Americano. Di preciso in Brasile, nella sua prima capitale Salvador, la prima città coloniale delle americhe, che fino ad oggi presenta una pluralità culturale, avendo popolazioni provenienti dall'Africa e dall'Europa integrate con gli indigeni.
Vivendo nella città, parlando con i Soteropolitani (cittadini di Salvador), e prendendo contatto con esperti, ho cercato di scoprire questa città in tutti i suoi aspetti. Passando sei mesi lì e avendo contatto con gli abitanti mi ha permesso di vedere la città dalla prospettiva di chi ci vive, e da diversi punti di vista. Inoltre parlando con accademici, tecnici comunali del settore dell'Urbanistica e funzionari dell'ente di Tutela, ho potuto comprendere le trasformazioni della città con gli occhi di chi partecipa di prima persona.
L'intera ricerca è partita con l'obiettivo di comprendere e analizzare il quadro di Tutela e di Restauro in Brasile. Il lavoro di studio svolto nella città di Salvador de Bahia è stato organizzato in tre fasi strettamente collegate fra di loro. Parte con la fase iniziale di conoscenza della città, la quale ha consentito l'individuazione dello stato di degrado presente nel centro storico e prosegue con uno studio delle trasformazioni della città svolte negli ultimi quarant’anni attraverso due piani di restauro urbano.
Il primo piano iniziato nel 1973, chiamato 'O Piano de Cidades Históricas (PCH)', aveva l'obbiettivo di creare una scena storica del centro storico, più antica di quella che era. Per raggiungere questo obiettivo, furono
tolti gli elementi decorativi da tante facciate di stile eclettico (lo stile importato dall'Europa negli anni Trenta) per 'ripristinare' un'immagine coloniale nella zona. Dall'altro lato, lo scopo degli interventi del secondo piano chiamato ‘Programa de Recuperando do Centro Histórico de Salvador' negli anni Novanta era di creare un centro commerciale a cielo aperto, senza aver definito una normativa specifica. Vediamo una scena urbana privilegiata - accattivante, spendibile e vendibile ai turisti - ma il piano non entrava in profondità. Mancava la conoscenza dell'organismo edilizio, e quindi il senso profondo della conservazione.
La ricerca focalizza sulle conseguenze di questi piani, con l'apparente disgregazione sociale, la scarsità di spazi pubblici e dei luoghi ricreativi accessibili ai cittadini. Infine, conclude con una proposta di riqualificazione di un cineteatro degli anni Trenta, per creare un nuovo polo culturale nella città. L'idea di lavorare sul tema della riqualificazione di un cineteatro nasce dall'obiettivo di rianimare la zona dal punto di vista sociale e culturale, creando un nuovo Landmark della città, un punto di incontro e riferimento per i cittadini.
La scelta del progetto non poteva essere altra che una riqualificazione del luogo attraverso la sua storia. Il Cineteatro Jandaia è testimonianza di un periodo storico. A tal fine, è stata attuata un'analisi storica dell'edificio, affrontando due temi principali: l'architettura Art Déco in Brasile, e il concetto del cineteatro come luogo di loisir, punto rappresentativo del progresso e della modernità nella città. Si evidenzia la posizione del Cineteatro nei limiti del centro storico, nel quartiere di Baixa dos Sapateiros. La ricerca individua dei degradi manifestati, le cause che li hanno determinati, e gli eventuali lavori di consolidamento della struttura esistente.
L'obiettivo finale è quello di rigenerare il quartiere attraverso la riqualificazione del Cinema Jandaia, garantendone una migliore conservazione nel tempo, mentre salvaguarda la memoria storica in esso contenuta. Da ciò scaturisce l'esigenza di proporre una rifunzionalizzazione dell'edificio che mantiene certi aspetti dell'originale, ma ne abbatte il concetto segregante voluto nella sua conformazione originaria.
È un intervento puntuale; attraverso la riqualificazione del cinema si valorizza l'intero quartiere. Si tratta di un momento strategico di valorizzazione per l'ampio riscontro con il tessuto urbano degradato. Il progetto prevede criteri di minimo intervento - interventi minimal sull'esistente - e per essere minimal ha bisogno di un intervento nuovo, affidando al nuovo quello che l'esistente non può ottenere.
Si aggiungono nuove risorse nel intervento con l'utilizzo di elementi innovativi, con rispetto per la preesistenza. Casi puntuali, caso per caso, con materiali del moderno. L'uso di questi materiali, sopratutto il corten, è l'elemento fondamentale del progetto. La costruzione concretizza il contrasto, materico e architettonico, delineando i contorni tra la sua preesistenza e il nuovo progetto. All'apparato decorativo Art Déco del suo esterno, nel nuovo progetto viene contrapposta una "pelle" in corten traforato. Il pattern della foratura riprende la forma della decorazione esterna, e si contrappone agli originali stampi in cemento.
Concettualmente la luce che penetra al suo interno di giorno, e quella che esce all'esterno durante la notte, creano un gioco di pieni e vuoti riprendendo in questo modo gli elementi decorativi che enfatizzano la verticalità delle facciate della preesistenza. Questa luce genera una nuova struttura decorativa, immateriale, diametralmente opposta adornamento in cemento d'inizio '900.
Relatori
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