Aree archeologiche, pianificazione territoriale e paesaggio : profili normativi ed esperienze locali : il caso del Lazio
Matilde Baldini
Aree archeologiche, pianificazione territoriale e paesaggio : profili normativi ed esperienze locali : il caso del Lazio.
Rel. Andrea Longhi. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Pianificazione Territoriale, Urbanistica E Paesaggistico-Ambientale, 2014
Abstract
Il rapporto tra archeologia e pianificazione territoriale, con riferimento non tanto al binomio archeologia-città, quanto piuttosto a quello archeologia-territorio è un tema poco trattato dalla letteratura scientifica e poco frequentato dagli amministratori.
Le posizioni scientifiche più aggiornate nell'ambito archeologico propongono infatti di "individuare tutto il territorio come potenziale area di indagine" sulla base della "quantità impressionante di segni e di tracce della presenza dell'uomo sul territorio anche in zone un tempo considerate di scarso interesse archeologico".
Ad oggi, però, diventa sempre più evidente quanto sia necessario e allo stesso tempo difficile far conciliare questo concetto con le attuali trasformazioni sul territorio e il bisogno di consumo di suolo che interessa l'Italia ormai da decenni.
Se difatti, da una parte il nostro territorio "è un immenso deposito di segni consapevolmente lasciati da chi ci ha preceduto" dall'altra è considerata culla "(...) invasiva e volgare della speculazione edilizia (...)" Oggi le maggiori trasformazioni non sono più orientate sulla città, ma piuttosto alle campagne e al territorio, che sono messi a dura prova dalle grandi trasformazioni come le opere infrastrutturali.
Si pensi, difatti, a quali rischi corrano le aree e i manufatti di maggior pregio, nonostante siano salvaguardati da rigidi vincoli di tutela; figuriamoci allora cosa possa accadere a quelli meno conosciuti, riconoscibili e più fragili distribuiti per lo più sul territorio rurale (antichi tracciati stradali, opere irrigue, lottizzazioni, sistemazioni agricole etc.) ,che costituiscono, pur nella loro modesta consistenza artistico monumentale, segni fondamentali per lo studio e la conservazione della storia del nostro paese.
Quindi è possibile affermare che, se per l'archeologo tutto è presupposto di indagine storica, per l'urbanista la conoscenza storica del territorio e dei suoi segni è fondamentale per governare al meglio le trasformazioni, la tutela e la valorizzazione del territorio stesso e dei suoi beni culturali, attraverso appositi strumenti di pianificazione e programmazione degli interventi (PTR, PTP, PRG etc.).
Non tutto però viene considerato da tutelare, aree archeologiche che non sono attentamente integrate negli strumenti di pianificazione e o di tutela paesaggistica, esposte a gravi problematiche di vulnerabilità e rischio, a causa della forte incomunicabilità tra figure professionali specialistiche e non abituate a comunicare, quali l'archeologo e l'urbanista.
Per queste ragioni la pianificazione ad area vasta deve presupporre una correlazione con l'archeologia, o meglio con la collocazione relazionale dei beni archeologici con ciò che li circonda, al fine di poter attuare le trasformazioni in funzione, non solo dello sviluppo, ma anche delle presenze storiche e della loro tutela e valorizzazione.
Ed è su questi presupposti che è stato sviluppato il seguente lavoro si ricerca. L'obiettivo principale è stato quello di capire come si declina, oggi, la tutela e la valorizzazione dei beni culturali, all'interno del quadro delle norme del governo del territorio. Lo studio si è occupato principalmente delle aree archeologiche situate in ambiti territoriali extraurbani, in quanto aree più vulnerabili alle trasformazioni sul territorio ed esposte a rischio di degrado ed abbandono maggiori.
Il lavoro è stato sviluppato in tre parti: una prima parte, "Tutela e valorizzazione delle aree archeologiche in Italia", nella quale è stato studiato come si articola la tutela e la valorizzazione delle aree archeologiche all'interno del Codice dei Beni Culturali e del paesaggio al fine di restituire un quadro generale e nazionale sulla normativa in materia; la seconda parte, "Pianificazione territoriale e aree archeologiche: problemi e tentativi di sintesi", cerca invece di fare una sintesi di quelle che sono le principali problematiche e tematiche in atto, che riguardano il rapporto tra l'archeologia e la pianificazione territoriale all'interno del dibattito nazionale; e per finire nella terza ed ultima parte, "Dalla normativa regionale alle esperienze locali: Il caso del Lazio", si affrontano diversi studi con differenti livelli di dettaglio e scala, sviluppati a partire dall'analisi delle esperienze sul territorio laziale.
In quest'ultima parte, che rappresenta il fulcro della ricerca, si è cercato di esaminare gli sviluppi e i progressi svolti, fino ad ora, nell' ambito dei beni culturali in relazione alle attività della pianificazione ad area vasta.
Difatti, l'intento principale, è stato quello di individuare, a partire da un'analisi della normativa regionale e degli strumenti del governo del territorio (specificatamente il Piano territoriale paesaggistico regionale del Lazio) fino ad arrivare un' analisi delle esperienze sul territorio, le modalità con cui vengono trattate le aree archeologiche all'interno dell'attività e degli strumenti di pianificazione, al fine di individuare quali siano i diversi bacini di sperimentazione degli strumenti di valorizzazione e di tutela degli enti locali più diffusi e al fine restituire una sorta di scatola degli attrezzi in riferimento alle modalità con cui si coniugano l'attività di tutela e valorizzazione e l'attività di governo del territorio in Italia.
Relatori
Tipo di pubblicazione
URI
![]() |
Modifica (riservato agli operatori) |
