Sostenibilità economico-ambientale del patrimonio architettonico : elementi di comparazione fra caso inglese ed italiano
Valeria Moretti
Sostenibilità economico-ambientale del patrimonio architettonico : elementi di comparazione fra caso inglese ed italiano.
Rel. Monica Naretto, Elena Fregonara. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio, 2014
Abstract
INTRODUZIONE:
Il tema della sostenibilità si è sviluppato a partire dagli anni '70 del Novecento a fronte della sempre più condivisa presa di coscienza che l'utilizzo umano delle risorse naturali stava raggiungendo il limite e che questa tendenza, piuttosto che diminuire, stava approdando ad un livello di allarme: nel corso di questi anni tale sviluppo tematico ha avuto un'intensità crescente, andando ad abbracciare gran parte dei settori disciplinari.
La sfida posta dallo sviluppo sostenibile è diventata, infatti, quella di conciliare un'economia dinamica con una società in grado di offrire opportunità variegate, aumentando nel contempo la produttività delle risorse e la competitività dei territori: creare insomma un maggiore valore e realizzare una migliore qualità della vita con un minore utilizzo di materia prima, energia non rinnovabile, rifiuti ed inquinamento, grazie alla ricerca di un'ecoefficienza sempre maggiore. Si è dunque andato a delineare un processo sostenibile di sviluppo basato sulla limitazione dei consumi energetici da fonti fossili, responsabili della rottura dei delicati equilibri naturali che stiamo vivendo in questi anni.
E' ormai consolidato che il settore dell'edilizia risulta essere uno dei maggiori imputati per quanto riguarda le emissioni di C02 in atmosfera e di consumo energetico, responsabile del consumo di più del 40% del totale di energia prodotta e della produzione del 50% delle emissioni atmosferiche inquinanti. Appare dunque evidente che, per raggiungere gli obiettivi definiti nel Protocollo di Kyoto e nel Pacchetto clima-energia", occorre intervenire sopratutto in questo settore, la cui scarsa qualità energetico ambientale ha una forte potenzialità di miglioramento, valutata per almeno il 20%.
Tuttavia per il raggiungimento dei suddetti obiettivi ci si è resi conto che non basterà incrementare le prestazioni dei nuovi edifici ma occorrerà anche puntare sul risanamento di quelli esistenti: il coinvolgimento in questo senso del patrimonio architettonico è derivato dall'analisi dei consumi energetici, che ha mostrato come le condizioni attuali degli edifici permettano ampi margini di miglioramento.
Un passo in questa direzione è già stato fatto. La normativa energetica include infatti nel suo ambito di applicazione anche gli edifici esistenti, i quali devono essere oggetto di ristrutturazione finalizzata a renderli adeguati alle attuali esigenze di miglioramento energetico, con prevedibili conseguenze positive sia in termini economici che ambientali.
Tuttavia gli interventi di retrofit energetico e l’adozione di provvedimenti per un uso efficiente dell'energia su edifici esistenti risultano più complessi, più costosi e, a volte, meno efficaci di quanto non sia su quelli di nuova costruzione. Mentre, quindi, per ciò che riguarda il retrofit energetico degli edifici del secondo dopoguerra le prescrizioni e i requisiti imposti sono chiari, essendo relativamente semplice ottenere ampi margini di miglioramento nelle prestazioni energetiche di fabbriche standardizzate, la strada che porta agli edifici storici è ancora poco esplorata. Si aggiungono infatti, in tale settore, delle problematiche che sono date sia dalla necessità indispensabile di comprendere appieno le diverse peculiarità del singolo edificio, agendo nel totale rispetto della materia storica che lo caratterizza, sia dalla multipresenza di valori di cui esso è testimonianza. Tra queste problematiche si inseriscono, ad esempio, quelli della fruizione e del riuso, le quali devono necessariamente conformarsi ai vincoli della nostra realtà, imposti dalla normativa vigente, ivi compresi quelli del risparmio energetico. In presenza di beni storico-architettonici, poi, le scelte progettuali degli addetti ai lavori sono ulteriormente vincolate dalle norme di tutela, fondamentali per garantirne la "protezione e conservazione". La compresenza di questi dati e l'attuale urgenza di riqualificare il patrimonio edilizio apre nuovi interrogativi in relazione all’effettiva applicabilità delle norme per il contenimento dei consumi energetici al costruito storico. Per comprendere al meglio gli spazi di sovrapposizione fra i due distinti contesti normativi, individuandone limiti d'intervento e criticità, non si può prescindere dalla loro approfondita conoscenza.
Il problema che spesso si pone in questo settore è quello di considerare il tema dell'efficienza energetica come meramente correlato all'inserimento di nuovi dispositivi ed impianti, spesso tralasciando gli aspetti più pertinenti all'ambito della tutela: quello che manca è un ragionamento di più ampia portata, necessario soprattutto nell'ottica di politiche a lungo termine, che, oltre a comprendere i costi, riconosca i valori culturali come risorse non rinnovabili, per i quali la conservazione materiale diviene obiettivo primario nel processo di salvaguardia del valore di autenticità. La sfida dell’efficientamento energetico del patrimonio storico consiste proprio nell'individuare una chiave di lettura in grado di coniugare due mondi che pur sembrando apparentemente distanti, sono in realtà accomunati dall'obiettivo condiviso del risparmio delle risorse.
Non bisogna infatti cadere nell'errore di considerare il restauro e l’atto conservativo come un processo statico teso ad imbalsamare un bene, fissandolo in una determinata condizione con la speranza
di fermare il passare del tempo: come si può ricavare dalla storia delle discipline e dalla disamina dei documenti internazionali elaborati negli anni, si evince infatti come queste siano in continua evoluzione, chiamate a rispondere a problematiche sempre nuove, frutto del periodo storico che via via attraversano.
In particolare, analizzando l'excursus delle Carte e dei documenti internazionali si può vedere come il concetto di sostenibilità sia sempre stato insito nella disciplina, e che dunque il tema della sostenibilità energetico ambientale non deve essere visto come antitetico ai fini conservativi, bensì deve coesistere con essi al fine di tramandare il bene alle generazioni future.
Per far ciò occorre promuovere un cambio di prospettiva che, invece di prevedere solo azioni slegate nel tempo, punti all'idea di risparmio delle risorse inteso come un unico processo, orientato ad una comprensione totale del sistema nonché elaborare un progetto di retrofit che sappia ben dialogare e confrontarsi con la molteplicità delle variabili in gioco del bene. Diventa dunque necessario definire i criteri per il raggiungimento di un bilancio energetico equilibrato, ottenuto tramite tecniche differenti che raggiungano il miglior rapporto possibile fra tecnologie avanzate e natura della consistenza storico ed identitario dell'esistente.
La presente ricerca si prefigge lo scopo di indagare come ci si sia posti e come ci si ponga oggi, nei confronti dell'obiettivo di coniugare il miglioramento delle prestazioni energetiche con la conservazione del patrimonio architettonico storico. Occorre tuttavia dire che le motivazioni che hanno mosso tale interesse e il conseguente processo della ricerca non hanno seguito le tradizionali modalità di approccio. Solitamente, infatti, si procede con l'individuazione di una tematica, cui seguono la formulazione di un quesito ad essa inerente e la ricerca per l'individuazione di una risposta valida, per poi infine esemplificare quanto trovato e formulato nell'analisi di un caso studio; in questo caso, invece, è stato proprio l’approccio al caso ad innescare tale processo logico.
Il tema iniziale della tesi doveva essere infatti l'analisi di un caso studio nella città inglese di Southampton: una regency house edificata all'inizio del XIX secolo e sottoposta ad un intervento di restauro e ristrutturazione al fine di un cambio di destinazione d'uso. L'obiettivo iniziale era quello di vedere come le operazioni conservative e di restauro fossero affrontate in ambito britannico, indagando le specificità di quel tipo di patrimonio e il loro sviluppo nel contesto più ampio della società inglese, essendo quei caratteri architettonici rappresentativi e peculiare della storia di quella nazione. Dopo aver compiuto quest'ultime operazioni, lo studio del caso specifico ha stimolato l'interesse per ulteriori ragionamenti. Il caso in oggetto, infatti, presenta modalità operative che privilegiano principalmente soluzioni tese al soddisfacimento dei requisiti di performance eneregetica.
Ciò ha condotto alla formulazione di un interrogativo che prevedeva un ragionamento sviluppato su di una scala più ampia dello specifico caso studio: ci si è chiesti cioè quale fosse la prassi operativa seguita nelle operazioni di "restauro sostenibile” del patrimonio storico inglese.
Per rispondere a tale quesito si è dovuta compiere una ricognizione u fossero le direttive, normative, pratiche e misure adottate in Inghilterra, sia nel campo disciplinare del restauro sia in quello della sostenibilità energetica, e sia anche con riferimento alle modalità d’intersezione di questi. Si è voluto ricostruire il quadro normativo di riferimento per vedere come i lavori di restauro seguiti nella costruzione in esame si collocassero al suo interno. Essendo poi tale argomento una tematica molto recente che non si esaurisce in ambito nazionale inglese ma, al contrario, si inserisce nella panoramica più ampia delle problematiche europee e delle sue direttive, si è voluto allargare ancor di più il campo di ricerca. Ci si è mossi quindi per ricomporre la cornice delle politiche e delle pratiche europee sul tema dell'efficienza energetica nel patrimonio edilizio, compiendo un excursus sull'evoluzione degli orientamenti dei diversi settori della conservazione e della sostenibilità e su quelli specificatamente dedicati alla suddetta tematica. Si è voluto, inoltre, andare a vedere come questo stesso tema fosse stato affrontato nel nostro ambito nazionale, soprattutto a fronte della grandissima importanza che il patrimonio architettonico culturale ricopre per il nostro Paese, e del peso che esso ha sul bilancio energetico finale: i beni culturali immobili oggetto di vincolo ammontano oggi circa a 70.000, numero che assume un certo peso se confrontato con il complessivo patrimonio immobiliare italiano che ammonta (al 2012) a circa 72 milioni di immobili censiti, per non parlare poi di tutti gli immobili appartenenti alla tipologia edilizia di tipo diffuso che caratterizza i nostri centri storici e che pur non presentando magari speciali vincoli di tutela necessita comunque di uno speciale riguardo nelle operazioni di efficientamento energetico.
Una volta delineato il prospetto del panorama europeo si è dunque proceduto ad esaminare i diversi sistemi nazionali inglesi ed italiani, illustrati al fine di operare un confronto fra di essi, per vedere quali potrebbero essere le azioni da importare nel nostro contesto. Eventualmente nell’operare di questo confronto si è dovuto tuttavia tenere sempre in considerazione come le due nazioni presentino realtà, scenari, politiche, sistemi governativi, altamente diversi e che perciò il risultato non potrà essere completamente esauriente dovendosi l'analisi comparativa mantenere entro certi limiti.
Si è dunque trattato di definire com'è stata vista ed affrontata in Europa la questione della sostenibilità all'interno del patrimonio, quali siano gli obiettivi che si chiede di raggiungere e con quali strumenti: in sostanza la raffigurazione reale, per l'ambito affrontato, entro cui ci si deve muovere, i limiti posti, le problematiche sorte, e le rispettive risposte di due degli Stati membri.
Dall'analisi fatta si evince come una grande difficoltà ai sensi della correlazione di efficienza energetica e patrimonio storico risieda proprio nel quadro legislativo europeo, nel quale non compaiono considerazioni, strumenti giuridici e applicativi specifici per il patrimonio edilizio esistente. Si delineano infatti due principali scenari: uno che prevede per gli edifici monumentali posti sotto vincolo di tutela un quasi totale immobilismo dovuto ad uno uso riduttivo dello strumento della "deroga" che permette di mantenere inalterato il ridotto rendimento energetico degli edifici in quanto le misure potrebbero generare ‘'un'alterazione inaccettabile" del carattere e dell'aspetto dell'edifico storico; l’altro che prevede che l’edilizia esistente di tipo diffuso sia interamente sottoposta al rispetto di prestazioni minime di rendimento energetico stabilite, particolarmente restrittive e sicuramente non facili da ottenere nell'edilizia storica.
Il percorso della ricerca proposta dunque parte dalla disamina della normativa europea relativa alla tutela dei beni culturali e al risparmio energetico, necessaria ad inquadrare il campo nel quale si opera. In questa parte sono state evidenziate la stessa matrice culturale delle due discipline ed il complesso legame esistente fra restauro e raggiungimento di nuovi livelli di benessere, sottolineando in particolare che si deve senza dubbio partire da solide basi fondate su una conoscenza approfondita dei molteplici aspetti in gioco. A sostegno di ciò è seguita l'analisi di alcuni esempi di buone pratiche e progetti europei, dai quali si evince la necessità di progettare in maniera differenziata in base alle esigenze dei diversi ambienti, in modo da perseguire il massimo rendimento con il minimo impatto sul bene da conservare. Sempre in questa prima parte si è poi sottolineato come sia fondamentale, nelle operazioni di retrofit energetico, partire dalla conoscenza delle prestazioni ambientali che l'edificio in esame sia ancora in grado di fornire, considerando che gli aspetti costruttivi e materici dell’edilizia storica sono principalmente il frutto dell'analisi e dello sfruttamento di basilari conoscenze bioclimatiche, dovendo ottenere il massimo comfort sfruttando i soli benefici che il contesto climatico e l'orografia del sito in cui sorgevano offrivano.
A questa parte è poi seguita l'analisi della specificità della situazione inglese, seguendo gli stessi step seguiti per il capitolo concernente la situazione europea. Si è dunque delineato il diverso sistema governativo riguardante le discipline del restauro e della sostenibilità, le priorità che vengono seguite e le prassi metodologiche operate nella redazione di direttive e schemi nazionali. Solamente dopo tale inquadramento si è inserita la parte riguardante il caso studio inglese, che pur se sviluppata parzialmente in un momento precedente alle suddetti parti, è stata qui collocata ai fini di una sua migliore comprensione, "calandola" nella totalità della situazione britannica. In questo capitolo si è partiti da una considerazione su vasta scala, che analizza la realtà ed il contesto in cui il caso studio si è sviluppato nonché la tipologia edilizia a cui appartiene. Si è dunque partiti da una ricognizione sul contesto edificato della città di inglese di Southampton al fine di esaminare l'evoluzione storica, morfologica e i caratteri tipologici costruttivi del tessuto urbano. Successivamente ci si è soffermati sulla definizione e descrizione di ciò che si intende per Regency style, analizzandone i fenomeni sociali che lo hanno generato, la sua diffusione in ambito inglese e le peculiari caratteristiche; a questo punto si è analizzata la diffusione e la presenza di tale patrimonio all'interno della cittadina inglese in esame, per passare infine ai lavori di restauro dello specifico caso studio.
Chiusa la sezione dedicata all'Inghilterra, si è poi passati in ambito italiano: anche qui, per facilitare l'operazione di confronto e per garantire il fil rouge nel percorso di ricerca, si sono seguiti gli stessi step di analisi, partendo dunque dal settore della tutela e conservazione per poi passare a quello delle politiche di sostenibilità energetica e di come viene affrontata l'intersezione di tali mondi, per poi concludere con una disamina delle linee guida, dei convegni, delle iniziative promosse in questi anni nel nostro paese al fine di colmare la carenza legislativa nel settore.
Giunti a questo punto si è poi cercato di tirare le conclusioni delle analisi svolte, schematizzando sia quali sono i punti di contatto che legano i due mondi della conservazione e della sostenibilità energetico-ambientale, sia comparando come l'Italia e l'Inghilterra
si siano confrontate e continuino a confrontarsi con la nuova necessaria sfida dell’efficienza energetica nel patrimonio storico.
In quest’ultima parte è messo in luce come sia necessario che sia la sostenibilità che la pratica restaurativa convergano in un'unica direzione, andando a formare un nuovo quadro etico, culturale e funzionale coerente con le esigenze della storia e quindi anche con le presenti criticità del settore energetico. Occorre creare quella "cassetta degli attrezzi"'in cui far confluire un impianto teorico definito e il ventaglio delle innovazioni disponibili: lo scopo è definire una prassi operativa in cui sia chiaro quali siano gli interventi ammissibili in termini di miglioramento dell'efficienza energetica del costruito e quindi definire quali siano i gradi di compatibilità accettabili. Tutto ciò è possibile solo grazie alla cooperazione di diversi soggetti coinvolti, ivi compresi i cittadini, al fine di realizzare una governance che, sulla base di uno scenario di riferimento condiviso, guidi la diffusione delle innovazioni raggiunte.
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