Politiche di sicurezza e spazio pubblico : il caso di Torino : San Salvario e l’identità visiva di piazza Madama Cristina
Viviana Marengo
Politiche di sicurezza e spazio pubblico : il caso di Torino : San Salvario e l’identità visiva di piazza Madama Cristina.
Rel. Mario Artuso, Angioletta Voghera. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2014
Abstract
INTRODUZIONE:
Chi può avere competenze per affrontare la questione della sicurezza? Vorrei sottolineare che non è così chiaro ed evidente a quale sicurezza si aspiri e forse si sorvola troppo rapidamente sulle connessioni che esistono tra qualità della sicurezza e qualità della vita sociale. Le scelte delle strategie per la sicurezza sono collegate al progetto di società che ci si propone di realizzare per l’oggi e per il domani. La nozione di sicurezza è particolarmente complessa e il modo di pensarla, descriverla, parlarne e comunicarla varia a seconda dei punti di vista e degli ambiti di intervento dei diversi soggetti (siano esse le istituzioni, gli organismi della società civile, la cittadinanza tutta o dei singoli individui). Gli interrogativi di partenza della ricerca sono stati stimolati dal riconoscimento di una crescente domanda di sicurezza variamente intesa ed orientata e da un’incertezza del sapere esperto nel dare risposte concrete alle nuove istanze sociali. Il tema della sicurezza nelle città si è consolidato sullo sfondo di una crescente rilevanza della crisi del governo urbano e delle difficoltà del pensiero urbanistico nel confrontarsi con una domanda sociale sempre più differenziata ed esigente. La città rappresenta il campo naturale dove la paura per la criminalità si diffonde e dove si dispiegano i suoi effetti; sotto questa spinta, la città sta cambiando profondamente nelle forme, nelle modalità organizzative, nei comportamenti individuali e collettivi. Uno dei temi emergenti tale crisi è, sul piano sociale, la diffusione di nuove insicurezze e, sul piano disciplinare, un rinnovato interesse per le nuove tematiche della “sicurezza” (ed in particolare sicurezza urbana della globalizzazione). Le città vengono percepite come sempre più insicure e pericolose; si parla in continuazione di aumento della criminalità e incremento della violenza (in particolare legata alla presenza di immigrati sul territorio) ma, oltre all’inattendibilità e alla discrezionalità con cui i dati vengono raccolti, si reputa che quello che cambi sia la percezione, più che i dati oggettivi. Il discorso sulla sicurezza viene analizzato secondo l’accezione foucaultiana, appunto, di discorso: come prodotto collettivo, produzione sociale. La sua verità non risiede nella sua corrispondenza alla realtà delle cose, ma alla sua aderenza al mondo vissuto, al suo essere veridico. Analizzare le richieste di sicurezza della popolazione facendo esclusivo riferimento all’andamento dei tassi di criminalità o delle “inciviltà urbane”, è un’operazione che rischia di essere meccanicistica e positivistica, nonché limitata e fuorviante. La città rappresenta principalmente il teatro nel quale questi processi hanno luogo, in cui queste contraddizioni si manifestano in maniera concreta e tangibile; modificando l’equilibrio fra spazio pubblico e privato (a discapito del primo) e connotando lo spazio urbano verso la frammentazione sociale. In questo modo anche lo spazio pubblico si configura sempre meno come spazio di incontro, di confronto e di scambio, e quindi sempre meno spazio politico e di conflitto strutturato, rimane semplice area di passaggio e transito da un luogo determinato all’altro.
Partendo dalla centralità acquisita della nozione “sicurezza urbana” all’interno delle politiche di gestione e trasformazione del territorio, la ricerca ha innanzitutto indagato i diversi approcci teorici e metodologici relativi a questi temi. La dimensione della sicurezza di fatto si colloca in un crocevia su cui convengono da una parte i processi di acquisizione del capitale sociale (dove il protagonista è la società civile) e dall’altra gli interventi di law enforcement (dove i protagonisti sono le istituzioni a vario livello e competenza). Questo approccio tenta di ridurre la distanza tra due versanti: quello costruito dall’azione volta a garantire l’obbedienza alle leggi ed a contrastare il crimine (law enforcement-crime control-security) e quello costituito dall’azione di prevenzione promossa dai meccanismi di coesione interni alla comunità (safety-capitale sociale) e dall’offerta di servizi pubblici. Con questo viene evidenziata la necessaria complementarietà tra i due versanti di azione. L’utilizzo del termine “politica per la sicurezza” indica un comune denominatore dato da un approccio globale ed interdisciplinare al tema: nello specifico, il significato di sicurezza urbana non coincide unicamente con il concetto di norma e provvedimento per “l’ordine pubblico” o per la “pubblica incolumità” (sicurezza pubblica) ma assume significato più ampio di bene pubblico.
In quale misura di potrebbe migliorare la sicurezza urbana? Ultimamente si è prepotentemente affermata l’idea di un “diritto alla sicurezza” o di una sicurezza come diritto: la sua effettività viene di frequente anteposta alle ragioni organizzative delle burocrazie ed Amministrazioni.
Il problema è oggi quello di trovare un modello gestionale appropriato per la sicurezza urbana, verificando anche quelle che sono le competenze dei vari Enti, tendendo ad avvicinare nella soluzione della questione, le istituzioni locali a quelle statali e soprattutto individuare che cosa possono fare in questo quadro le Autonomie Locali. Si tratta anche di valutare gli aspetti organizzativi rispetto ai modelli, andando verso la costruzione di progetti, comportamenti, nuove prassi (dai protocolli d’intesa, agli accordi istituzionali, passando attraverso la nuova frontiera dei vigili di quartiere e/o agenti di prossimità). Per fare questo è importante che il patrimonio di conoscenze, rappresentato dal sapere professionale degli operatori, possa essere impiegato mettendo in rete le principali competenze dell’offerta dei servizi. La formazione va considerata come una leva importante per promuovere una “cultura della prevenzione”, tra gli operatori anche della Polizia Locale, dilatando il sapere professionale verso l’analisi del disagio e della devianza sociale.
Relatori
Tipo di pubblicazione
URI
![]() |
Modifica (riservato agli operatori) |
