Un futuro per Taranto? Strategie per la realizzazione di Smart City e giochi olimpici estivi
Alberto Sotirios D'Acquisto
Un futuro per Taranto? Strategie per la realizzazione di Smart City e giochi olimpici estivi.
Rel. Roberta Ingaramo, Angioletta Voghera. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2014
Abstract
Premessa
Il lavoro sviluppato in questa tesi altro non è che il sequel di quanto elaborato per la Laurea Triennale in “Architettura per il Progetto" e intitolata “Un futuro per l'ILVA di Taranto?". Quella tesi era nata un po' per caso nel dicembre 2011, quando l'ILVA era ancora una solida realtà industriale italiana e non c'erano grossi indizi a far presagire quelli che sarebbero stati gli sviluppi dell'estate seguente, nonostante anni di indagini e di mezzi provvedimenti di facciata da parte delle istituzioni.
La decisione di affrontare un tema del genere era sorta piuttosto sulla scia del costante ma passivo malcontento che accompagnava molti Tarantini da svariati decenni, da quando cioè la presunta modernità della grande industria pesante (comprensiva degli impianti Cementir ed ENI) aveva spazzato via l’antica pineta tarantina cominciando a tingere di rosso le strade e la vita di molte famiglie.
Si trattava quindi più di un esercizio fine a sé stesso che di una proposta che chiedeva di essere presa in considerazione. L’idea alla base era però quella di dipingere uno scenario alternativo ad una realtà ormai degradata, trasformando una città rimasta ai livelli di inquinamento della Manchester ottocentesca in una realtà, per contro, di avanguardia ecologica a livello nazionale ed europeo.
In quell'occasione ci si era concentrati solo in maniera sintetica sulle ricadute a livello urbano di una eventuale trasformazione, privilegiando maggiormente gli aspetti organizzativi ed architettonici del nuovo stabilimento, con particolare riferimento alla stazione ferroviaria che avrebbe dovuto accogliere i container dei rifiuti provenienti dal resto del Mezzogiorno.
Di fatti la proposta progettuale, supervisionata dalla prof.ssa Roberta Ingaramo per la progettazione architettonica e dal prof. Maurizio Lucat per la parte tecnologica, consisteva proprio nella riconversione dell'attuale stabilimento in un centro di riqualificazione dei rifiuti (N.B. non di smaltimento), considerabile, per mole di materiale trattato, il più grande al mondo. La prospettiva di un simile intervento era quella di provare a dare una risposta al rebus salute-lavoro attraverso la realizzazione di uno stabilimento di stampo ecologico con una forte presenza di addetti al suo interno, incentrata su un solido sistema di raccolta differenziata su tutto il sud Italia. Il tutto arricchito dalla possibilità di produrre beni e servizi a basso costo grazie allo scarso valore attribuito tradizionalmente alla risorsa-rifiuto.
Quella tesi, discussa il 24 luglio 2012, cioè due giorni prima che venissero posti i sigilli all'area a caldo dell'ILVA e che le condizioni di Taranto diventassero finalmente di dominio pubblico a livello nazionale, venne definita “visionaria” dal prof. Lo Verso, docente di “Fisica dell'Edificio” presente in commissione, e venne successivamente pubblicata sul sito internet di Peacelink (“www.peacelink.it”), importante associazione tarantina di volontariato attiva da anni sulle questioni sociali ed ambientali.
In questo contesto invece l'obiettivo è quello di fornire un quadro a livello urbanistico delle soluzioni che andrebbero adottate per supportare ed affiancare l’adeguato sviluppo dello stabilimento suddetto, con particolare attenzione alla mobilità, alle infrastrutture per la produzione e il trasporto delle energie alternative, all'incremento delle aree a verde e alla gestione dei rifiuti nell'ottica di rendere il centro jonico una moderna Smart City (se pur limitatamente all’assetto urbanistico).
Lo scenario presentato è quello di una ipotetica Taranto degli anni Trenta, dove il successo del nuovo modello produttivo ha condotto la città ad una nuova vita, con una popolazione raddoppiata, nuove possibilità e nuovi motivi per tornare a credere in essa. È su questa base che si fonda il focus architettonico della tesi, cioè l'organizzazione dei Giochi Olimpici estivi.
Taranto 2040 vuole essere una provocazione per continuare a credere che esista ancora un futuro per questa città, e che possa perfino essere glorioso. Un cerchio che si chiude, che si ricollega alla storia dell"’Atleta di Taranto”, plurivincitore della gara di Pentathlon all’epoca dei Giochi Panatenaici e considerato un eroe dai suoi contemporanei. Lo splendore della Magna Grecia è la stella polare che guida il progetto e che vuole essere coronamento alla visione della Taranto del futuro, in una dimensione che però è troppo vicina ad un’utopia per essere considerata qualcosa di diverso dal risultato di un lavoro onirico.
Relatori
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