Carola Coppo
Verso un'architettura minore : Progetto per circolo tennistico in Azeglio (Torino).
Rel. Andrea Bocco. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2014
Abstract
Nell’introduzione al tema della mia tesi ho deciso di prendere in prestito alcuni concetti espressi da Nicola Di Battista nell’editoriale di Domus di aprile (2014).
In cui in riferimento alla situazione di crisi economica odierna, al cambiamento culturale che c’è stato in questi primi anni del nuovo millennio, alla rivoluzione tecnologica che ha portato ad un mutamento radicale dello stile di vita delle persone, analizza il ruolo dell’architetto. Come e dove questa figura si colloca per adattarsi al clima culturale attuale e quindi da dove è necessario ripartire, dal momento che anche l’architettura ha partecipato profondamente a la disarmante crisi di valori di cui l’uomo contemporaneo è protago¬nista rende la nostra vita assolutamente priva di prospettive e di speranze, priva di quelle forze capaci di indirizzare e sostenere la nostra immaginazione verso la costruzione di un mondo migliore. Egli afferma, come già veniva espresso da Mies van der Rohe negli anni Venti, l’importanza di saper essere contemporanei del nostro tempo. Cosa che oggi probabilmente non sta avvenendo.
Abbiamo visto comparire nuovi temi come quello della globalizzazione, la situazione dei Paesi emergenti, oppure i nuovi spazi virtuali e le questioni legali al verde e alla sostenibilità. Essi, come titoli di giornale, hanno fissato la nostra quotidianità diventando slogan pubblicitari privi di radici profonde.
Abbiamo quindi osservato l’ascesa delle cosiddette archistar che rispondevano ai desideri più assurdi e reconditi di ricchi e potenti, se non di Governi e committenti pubblici che per volere di denaro, chiamavano la firma più in voga del momento per trasmettere il loro nuovo messaggio, per raccontare il nuovo tempo. Architettura capace di assecondare gli interessi del sistema economico-finanziario ma molto lontano dal comprendere i bisogni reali delle persone.
L’architetto deve tornare a fare l’architetto, smetta le vesti di supereroe, torni a sentire per intero tutta la responsabilità legata al proprio mestiere e lo ponga di nuovo al servizio degli uomini, conclude Di Battista.
Piero Manzoni, Libera Dimensione, 1961: "Il verificarsi di nuove condizioni, il proporsi di nuovi problemi, comportano, colla necessità di nuove soluzioni, nuovi metodi, nuove misure: non ci si stacca dalla terra correndo o saltando; occorrono le ali; le modificazioni non bastano: la trasformazione dev’essere integrale.
[...] Non c’è nulla da dire: c’è solo da essere, c’è solo da vivere.”
Mies van der Rohe, 1928: l’architettura è il confronto spaziale dell'uomo con il proprio ambiente e l’espressione di come l’uomo si afferma in esso e di come sappia padroneggiarlo. Per guesta ragione, l’architettura non è soltanto un problema tecnico, un problema di organizzazione e di economia. Larchitettura in realtà è sempre l’esecuzione spaziale di decisioni spirituali. Essa è legata al proprio tempo e può manifestarsi soltanto in compiti vitali e con i mezzi del proprio tempo. La conoscenza del proprio tempo, dei suoi compiti e dei suoi mezzi, è la premessa necessaria del lavoro architettonico.
Un secolo dopo queste parole risultato piuttosto attuali e di grande importanza per chiunque voglia cimentarsi nella progettazione architettonica.
Lapproccio a questa tesi segue questo pensiero.
Comprendere l’epoca in cui si è, i bisogni di cui necessita l’uomo che la vive, è di fondamentale importanza per riuscire a realizzare un’architettura che rispecchia ia società e si inserisca in essa, offrendo e non sottraendo. Un’architettura che possa poi quindi essere vissuta ed apprezzata, non per caratteri puramente estetici, ma per quello che essa racchiude, per l’aspetto più spirituale dell’opera.
Un oggetto figlio di un’epoca che di essa si nutre e nutre. Vivere l’ambiente in cui si va a progettare un edificio è utile al fine del progetto stesso.
Il documento è suddiviso in due parti, la prima affronta temi più generali e teorici, sulla situazione attuale, sulla crisi ambientale e sulle possibili soluzioni come il riciclo di città, architetture e materiali. Gli altri due capitoli teorici sono più ancorati al tema dell’architettura ovvero, viene prima affrontato il tema della prefabbricazione portando a riferimento alcuni casi di particolare interesse e peso specifico all’interno del contesto dell’evoluzione dell’abitare contemporaneo e dell’idea di casa minimale e temporanea, mentre l’ultimo affronta il tema dell’architettura con i container marittimi.
La seconda parte invece è progettuale e dopo una breve introduzione, viene mostrato l’evolversi del progetto, a partire dai disegni a mano libera fino a quello che è diventato il progetto ultimo. Processo complesso, un fare e disfare continuo; ho iniziato con certe idee e ragioni e via via che il lavoro andava avanti, alcuni elementi venivano lasciati indietro, altri abbandonati solo momentaneamente e poi successivamente ripresi. Questa tesi posso definirla come un insieme di pezzi che compongono il puzzle finale, ovvero il progetto vero e proprio della struttura oggetto di studio. Per questo motivo ho deciso di inserire anche tutti i disegni realizzati a mano che mi hanno condotto al progetto ultimo. Mentre per quanto riguarda i disegni tecnici, si trovano in allegato con formato diverso per una migliore lettura.
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