Informale : processo progettuale nella favela Santa Marta_RJ
Federico Gatto, Carlo Mazzilis
Informale : processo progettuale nella favela Santa Marta_RJ.
Rel. Gianfranco Cavaglià. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2014
Abstract
INTRODUZIONE
La stesura della presente tesi è partita dalla volontà di riassumere le esperienze acquisite durante l’intero percorso di studi, sintetizzando le principali nozioni sulla sostenibilità e sulla ricerca di soluzioni progettuali basate su una solida e consapevole analisi territoriale e storica.
Si è arrivati a scegliere le favelas di Rio de Janeiro come tema, in quanto le idee di progetto e di analisi che si volevano portare a compimento trovavano in esse una realtà molto interessante e particolarmente adeguata, vista anche la “rivoluzione” urbana e sociale che il governo brasiliano sta attuando per la civilizzazione di certe aree in vista dei campionati mondiali di calcio del 2014 e delle olimpiadi che si terranno nel 2016.
Un Paese che non fosse direttamente conosciuto e che presentasse molte differenze rispetto a quello in cui si è ordinariamente abituati a vivere e a muoversi, con delle qualità e dei problemi che non sono appartenenti alle città in cui viviamo.
Rio è sembrata la città giusta su cui iniziare un’esperienza che portasse ad una progettazione non conforme rispetto a quello che fino ad allora si era fatto; una città che racchiude in se molte realtà sociali ed economiche e che per questo si trova spesso a fare i conti con degli attriti tra le varie parti sociali e una questione abitativa molto delicata che riguarda le famose favelas.
Proprio nelle favelas si è deciso di poter intervenire, un contesto molto particolare e sconosciuto che si è avuto modo solo di conoscere attraverso delle immagini o da qualche scena cinematografica.
Una realtà affascinante che appare confusa ed emarginata dalla città formale, costituita da un’innumerevole quantità di baracche poste l’una sull'altra che sembrano sorte senza un criterio razionale e senza alcun principio: in certi casi forse è così.
L’elaborato vuole raccontare l’intera esperienza e tutto il percorso progettuale che si è sviluppato e modificato dal momento in cui si è intrapresa questa strada fino al momento della sua chiusura.
In ordine cronologico si ripercorrono tutte le più importanti fasi, cioè il prima, il durante e il dopo viaggio a Rio de Janeiro, così da esprimere in maniera fedele quelli che sono stati gli step del lungo percorso.
Durante l’intera fase ci si è serviti di un diario di bordo ove si sono sempre annotati spunti progettuali, critiche, idee e resoconti avuti sul campo: di esso ci si è serviti per sviluppare questa tesi, che risulta essere un racconto di come un’idea progettuale e degli obiettivi possano cambiare dal momento in cui si acquisiscono sempre più informazioni e si prende coscienza del contesto in cui si è chiamati ad intervenire.
Si vuole evidenziare di fatto come sia di estrema importanza la militanza nei luoghi di progetto, per capire ciò di cui la popolazione insediata ha bisogno e riuscire a condividere con essa un pensiero comune che porti ad una progettazione che sia il più possibile partecipata.
Si pensa che l’architetto debba conoscere intimamente la situazione dove successivamente andrà ad intervenire, assimilando informazioni e conoscenze direttamente da una esperienza diretta in prima persona, così da farsi contaminare da ciò che lo circonda ed evolvere il proprio pensiero progettuale verso una soluzione che non rispecchi un suo capriccio stilistico ma che rappresenti la risposta a concrete esigenze: l’architetto dev’essere umile e abile nel intuire quali siano le strette ed intricate maglie sociali che caratterizzano una popolazione, cercando di dare il proprio contributo con interventi finalizzati al miglioramento della condizione di vita di tutta la società.
Relatori
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