Marco Ciavaglia
Quando l’architettura non basta : sviluppo turistico per la riduzione della povertà : la Ruta del Mezcal.
Rel. Francesca Governa, Pierre Alain Croset. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2014
Abstract
Il primo obiettivo della tesi ha riguardato l’elaborazione di un progetto per il sostegno della comunità di San Juan Lajarcia, realtà rurale della regione Sierra Sur nello stato di Oaxaca in Messico.
L’interesse per il tema è nato in seguito alla partecipazione al workshop Costruire con la comunità, un’esperienza di autocostruzione in Messico, organizzato dal Centro di ricerca e di documentazione in tecnologia, architettura e città nei Paesi in via di sviluppo del Politecnico di Torino e dalla UNAM (Universidad Nacional Autonoma de Mexico), tra febbraio e giugno 2012, il cui esito è stata la realizzazione di un centro microregionale per lo sviluppo nella comunità indigena di Pensamiento Liberal Mexicano.
L’esperienza di lavoro sul campo, che ha rappresentato un momento formativo importante a livello sia professionale, sia personale, e la possibilità di dialogare con l’associazione Archintorno (promotrice del workshop) e CAMPOA.C. (ONG locale che dal 1988 si occupa dello sviluppo sociale delle realtà rurali di Oaxaca), sono state l'input pei approfondire maggiormente le questioni relative allo sviluppo locale, oltre che il tramite per effettuare il sopralluogo presso un’altra comunità, San Juan Lajarcia appunto, i cui abitanti sono fermamente convinti della necessità di realizzare una casa per turisti, che dovrebbe garantire loro una nuova fonte di reddito comunitario. Momento inziale del lavoro, quindi, è stata l’elaborazione del progetto architettonico, un edificio a basso costo che garantisse il rispetto di alcuni requisiti dettati dalla committenza e, contemporaneamente, seguisse le linee guida della ONG, impegnata nella diffusione di elementi di innovazione tecnologica (impiego di tecniche costruttive economiche alternative, utilizzo del fotovoltaico, raccolta delle acque piovane).
Questa sorta di vivienda, che prende spunto dalle architetture locali dal punto di vista distributivo, non richiede manodopera altamente specializzata, ma, anzi, risulta essere di facile realizzazione e diffusione, un modo per trasmettere un uso alternativo di materiali già ampiamente impiegati in loco (terra e legno) e diffondere un’atten¬zione maggiore verso i temi della sostenibilità.
Terminata questa fase prettamente progettuale e raggiunto, quindi, il primo obiettivo, è scaturita una questione:
- può, un progetto architettonico, essere sufficiente a risolvere i problemi di una comunità?
L’architettura non basta, questo è indubbio.
Occorre creare delle condizioni al contorno, seguire un discorso più ampio, valutare le possibilità offerte dal territorio di riferimento, e iniziare da queste per portare avanti un progetto di sviluppo.
A partire da queste premesse è stato quindi fissato un secondo obiettivo, quello di creare le basi per la formulazione di una proposta turistica, così come indicato dalla municipalità di San Juan Lajarcia.
I ragionamenti per la definizione dell’offerta sono passati attraverso la risposta ad alcune domande:
- perché il turismo può essere visto come uno strumento di sviluppo?
- qual è la relazione tra turismo e sviluppo locale?
- quale tipo di turismo può essere adatto in questi luoghi?
- può il turismo essere inteso come strumento di riduzione della povertà?
La scelta del settore turistico come strumento per rilanciare le economie locali è derivata dall’analisi dei rapporti dell’UNWTO , che hanno evidenziato la capacità del comparto di assistere, negli ultimi sessant’anni, ad una crescita costante, inarrestabile, sostenuta dal progresso tecnologico dei mezzi di trasporto e di comunicazione e dalla diffusione delle informazioni, che di fatto hanno permesso un’ampia contrazione delle distanze.
Una crescita che, tra l’altro, non accenna ad arrestarsi nemmeno in futuro, con previsioni che sfiorano 1,8 miliardi di viaggiatori nel 2030 (più di 80 volte il numero di turisti nel 1950).
Si tratta di un settore molto interessante, che ha la potenzialità di generare reddito locale e creare nuove opportunità di lavoro, ma che, allo stesso tempo, può portare con sé una serie di problematiche, legate all’ambiente e alla dimensione socio-culturale. Questo perchè il turismo, per potersi sviluppare, necessita di risorse particolari, non riproducibili, che risiedono nell’ecosistema, nelle tradizioni, nel clima, nella storia, nelle produzioni locali: un fenomeno di portata globale, ma che si serve della dimensione locale per sostenersi e che ha bisogno delle specificità territoriali per poter essere competitivo.
Se immaginato, progettato e gestito in maniera errata, il fenomeno rischia di compromettere inesorabilmente gli stessi elementi costituenti l’offerta turistica: danni ambientali, dovuti aH’inquinamento o all’edificazione incontrollata, piuttosto che socio-culturali, come la spettacolarizzazione delle tradizioni o la produzione in serie dei manufatti artigianali (con conseguente allontanamento dal significato originario), non fanno altro che privare le destinazioni turistiche dell’essenza di base, dei motivi per cui quei luoghi sono considerati attrattivi e preferibili rispetto ad altri.
Si pone fine, insomma, al turismo stesso e, di conseguenza, alle possibilità di sviluppo ad esso connesse.
Con gli anni si è, tuttavia, assistito ad un progressivo cambiamento in termini di domanda, che ha portato alla definizione di un’offerta molto segmentata: se prima il settore era prevalentemente orientato verso destinazioni di massa, con scarsa attenzione ai rischi determinati dalla stessa attività turistica, oggi appare più consapevole e maggiormente indirizzato verso i temi della sostenibilità.
E se questo è un approccio da condividere, a livello generale, in ogni forma turistica odierna, aderendo ad un comune rispetto per il pianeta, a maggior ragione nei Paesi che non possono competere con il turismo di massa e in cui il settore rappresenta un’opportunità di sviluppo e di emancipazione dalla povertà, risulta essere un fattore essenziale.
La sostenibilità, in quest’ultimo caso, non riguarda solo l’ambiente, come spesso erroneamente si pensa, ma coinvolge anche la sfera sociale e quella economica: è infatti considerata sostenibile un’offerta in grado di non danneggiare le biodiversità locali, ma anche di conservare il patrimonio storico e culturale, gli usi e i costumi, le abitudini alimentari e di rispettare gli abitanti, i loro ritmi, le loro consuetudini. È sostenibile quell’offerta che non comporta danni economici alle popolazioni, ma crea ricchezza, posti di lavoro, benessere a livello locale, e non quella che sfrutta le risorse del luogo per il beneficio di pochi investitori stranieri.
Le proposte turistiche cosiddette alternative, come l’ecoturismo e il turismo rurale o quello equo e solidale, dimostrano una presa di coscienza nei confronti rispettivamente dell’ecosistema e dell’aspetto economico del viaggio, ma è il pro-poortourism, il cui esempio più interessante si esplicita nel turismo comunitario (o commu- nity-based tourism), a porre l’accento sulla necessità di basare lo sviluppo locale sul progressivo empowerment degli abitanti.
Solo mettendo al centro le popolazioni locali, inserendole all’interno del processo decisionale e facendo in modo che le iniziative partano direttamente da loro, è possibile immaginare uno sviluppo: la partecipazione locale è alla base di quella progressiva presa di coscienza e di controllo sulla propria vita, è essenziale per uscire dall ’impasse di una condizione economica degradante e creare le basi per un generale miglioramento delle condizioni di vita. È un cambio di prospettive, che rende il turismo funzionale per le strategie di poverty reductione che trasforma i membri delle comunità da vittime impotenti della colonizzazione turistica tradizionale in soggetti beneficiari del processo di rafforzamento delle risorse locali.
Per meglio comprendere le dinamiche di un’offerta turistica di questa natura sono stati analizzati alcuni esempi afferenti all’ambito del pro-poor tourism, e messi in luce i punti di contatto e gli elementi di contrasto.
Questa operazione si è rivelata utile per la definizione di alcune linee guida su cui basare la proposta oggetto della tesi, oltre che per la comprensione di quale sia il ruolo dei differenti attori e di quali possano essere i limiti e i danni possibili di un intervento in contesti marginali.
Un ulteriore passo in avanti, una volta definita la tipologia di offerta turistica, è stato rappresentato dall’ipotesi di creare una red de comunidades, una rete che connetta diverse comunità dello stato di Oaxaca e in grado di favorire l’economia delle stesse in maniera autonoma.
L’inserimento all’interno di un network permette di gestire meglio il processo di sviluppo e di creare realtà più solide e definite, in cui le singole parti siano integrali in un programma comune di crescita.
Nello specifico la proposta ha riguardato la creazione di una rete sostenibile di cinque municipalità volta a valorizzare una delle tipicità locali, il Mezcal, noto distillato di agave, ampiamente prodotto in quest’area geografica: ruralità e turismo si intrecciano così per definire, da un lato, un miglioramento del sistema maguey-mezcal , con la creazione di un consorzio e di un marchio unico che ne facilitino la commercializzazione e, dall’altro, un percorso tematico, la Ruta dei Mezcal, che coinvolga il turista nella conoscenza del territorio e dei suoi abitanti.
Relatori
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