Il concetto di area metropolitana, ai giorni nostri, induce spesso a pensare ad un organismo in continua e naturale espansione.
Esiste invece una porzione di questo territorio dove il paesaggio rurale si intreccia con l'ambiente costruito, il quale, per la sua natura transitoria, viene spesso messo in secondo piano dagli strumenti pianificatori tradizionali.
La cosiddetta frangia periurbana presenta però una caratteristica che la distingue dal resto del territorio: è il luogo dove la città delocalizza attività ad essa indispensabili ma in conflitto con il tessuto residenziale urbano.
Allo stesso tempo queste attività devono comunque trovare collocazione nelle vicinanze della città e questo è dunque il motivo per cui la frangia diventa il luogo abituale dove esse finiscono per confluire.
L'attività industriale rappresenta essenzialmente la matrice di queste aree, per ragioni (storiche) legate all'utilizzo di energia e al bisogno di assicurare movimentazione alle materie prime e alle merci.
A ciò va sommata l'espansione delle stesse e la contemporanea crescita di un tessuto di piccole imprese di origine artigiana, queste ultime derivate, invece, dalle preesistenti attività che venivano tradizionalmente svolte nei piccoli borghi extraurbani.
Al pari di altre realtà periferiche torinesi, anche il territorio oltre il fiume Stura non è rimasto estraneo a questi processi, ma qui le dinamiche che hanno trasformato l'area si sono dovute scontrare con un contesto rurale ancora intatto nelle sue qualità ambientali ed un edificato legato esclusivamente a questo mondo, con una sola eccezione identificabile proprio nel complesso monastico di San Giacomo. L'abbadia ha per secoli rappresentato l'emblema a cui ricondurre l'Oltre Stura e l'improvvisa espansione industriale, unita ad una regolamentazione delle preesistenze troppo spesso legata agli interessi dei privati, ha prodotto una situazione ad oggi irrisolta.
Le singole iniziative imprenditoriali, dal canto loro, hanno tuttavia prodotto esse stesse delle architetture di eccellenza che, nel caso specifico, sono identificabili nella sede ammistrativa delle cartiere Burgo, a testimonianza di come, grazie anche al contributo di una personalità quale Niemeyer, un singolo intervento, se adeguatamente inserito nel contesto, può aiutare a riscattare le sorti di un'intera area.
Senza dubbio ciò che conferisce unicità al territorio attuale sono proprio queste ultime realtà architettoniche di eccellenza che devono, però, continuamente scontrarsi con un intorno sempre più frammentato ed un ambiente naturale di conseguenza disgregato e qualitativamente di scarso pregio.
Il presente elaborato coglie l'opportunità che gli Enti locali e le diverse Amministrazioni coinvolte hanno inteso darsi, avviando un processo di copianifcazione che dovrà innanzitutto essere in grado di riportare a coerenza le singole previsioni urbanistiche rispetto ad un quadro di riferimento infrastrutturale e ambientale di più ampio respiro.
Il percorso è stato concepito a partire dall'analisi storica dell'area a vasta scala, per poi più consapevolmente giungere all'indagine diretta dei due beni architettonici.
Si è poi esaminata la realtà urbanistico- territoriale, anch'essa in modalità top-down, al fine di valutarne, mediante una serie di opportune elaborazioni, la più corretta vocazione strategica del territorio e formulare le ipotesi di fattibilità progettuale.
In definitiva, il progetto, coerentemente a quanto esaminato, consiste dunque nel recupero funzionale dei due edifici e nel ridisegno del paesaggio naturale ed antropico ad essi legato.